L’Autoironia spiazza e vince sempre, anche nel Mondo Digitale

L’Autoironia è una qualità troppo spesso sottovalutata, che ha invece funzioni estremamente positive nella nostra comunicazione e nelle relazioni con gli altri. Sui Social Network è più facile riuscire a prendersi in giro, ma vediamo quali ripercussioni felici ha il saper ridere di sé sul Web e nella vita reale.

E’ proprio negli status e nei tweet che postiamo sulle piattaforme di Social Network che il linguaggio di gran lunga più utilizzato è quello autoironico. Sul Web, l’esigenza di essere veloci e accattivanti allo stesso tempo induce allo scherzo, che, tuttavia, è per lo più uno scherzare su se stessi. E risulta un genere di comunicazione e di atteggiamento vincente: ne è prova anche solo la misura dell’apprezzamento altrui.

Ma che cos’è, realmente, l’Autoironia? E a cosa serve?

Per definizione è la capacità di ridere di se stessi, ed è una qualità innata nella nostra personalità.
Eppure la si può anche acquisire nel tempo, una volta che ci si rende veramente conto di quanti siano i vantaggi del poter prendere in giro non solo gli altri, ma prima di tutto se stessi.
“Beato chi sa ridere di se stesso, perché non finirà mai di divertirsi”, diceva Sant’Agostino.
E continuò Herman Hesse: “Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia dell’uomo a prendere sul serio la propria persona”

autoironia è una qualità

Psicologicamente, l’Autoironia comporta diverse riflessioni.
Innanzitutto, è da sottolineare naturalmente il carattere di leggerezza che il ridere di sé comporta. È una leggerezza del tutto sana, che proprio non ha niente a che fare con la superficialità. È capace, infatti, di creare un dialogo rilassato tra le persone, di reciproco agio, perfino di maggior intimità. Di fronte a qualcuno capace di prendere in giro i propri limiti, siamo portati di fatto a fare altrettanto: a svelare i nostri difetti e a raccontare le nostre esperienze con l’intento di compartecipare alla vita altrui.

Si accorciano le distanze, quindi, e non solo. Si instaura un confronto maggiormente improntato alla reciproca stima. Non cercare di dimostrarsi perfetti consente al nostro interlocutore di “abbassare la guardia” e fidarsi di più. Fidarsi a raccontare le personali imperfezioni. Imperfezioni che, a questo livello di vicinanza emotiva, si ridimensionano. Smettono di essere veri e propri difetti. Si smussano le critiche altrui e, soprattutto, siamo in grado di interpretarle ora come osservazioni da ascoltare e da accettare per poterci migliorare.

Un’altro aspetto molto importante dell’Autoironia diventa quello di ritrovare coraggio e fiducia in se stessi. Prendersi in giro da soli è psicologicamente la prima arma che abbiamo per sfuggire alla timidezza o al senso di vergogna, soprattutto quando ci si sente insicuri e l’autostima traballa. E’ anticipare, infatti, qualsiasi giudizio altrui ci possa venire poi posto, mostrandoci consapevoli di noi fino a giungere perfino ad azzittire queste critiche. Giudizi e disapprovazione spesso sono dettati da emozioni di invidia, di gelosia, di superbia: sapersi porre in ridere annulla immediatamente il carattere eccessivamente competitivo della relazione e, anzi, spesso tramuta il “nemico” in un complice. Senza imbarazzi e sentimenti di inadeguatezza, con molta più simpatia reciproca.

Chi ride di sé sarà, inoltre, propenso a non offendersi più se fa ridere gli altri. Condividi il Tweet

Quella vergogna e bassa autostima iniziale si tramuta con estrema facilità in sicurezza personale e maturità. Sono solo le persone più intelligenti quelle che scelgono l’Autoironia, tant’è che spesso questa è proprio una delle qualità vincenti per un Leader. Viene dominato l’ego e l’autorità sterile di una persona, che diventa capace di giocare con sé e con gli altri sviluppando una forte empatia. Esattamente quella virtù, l’empatia, che sta alla base del carattere vincente della leadership: autorevolezza e continuo confronto con opinioni ed emozioni altrui.

Sono, dunque, solo le persone forti a saper ridere di sé? 

Sì, certo, anche se ironici si può diventarlo. Perché riuscire a fare autoironia significa aver maturato coscienza e consapevolezza della propria personalità, inclusa ogni fragilità. Come scrivo riguardo alle persone che detengono Potere, per non subire danni nelle relazioni e rimanere positivamente autorevoli c’è la necessità di rimanere umili, oltre che coraggiosi.

Ultimo, e non certo ultimo, dei benefici dell’Autoironia è dato dal potere positivo della risata sul nostro organismo. Ridere fa bene al corpo – e non è uno scherzo -, oltre ad essere il miglior collante per le relazioni umane, dal momento che la risata è sempre contagiosa. A livello fisiologico, la risata è un’espressione del tutto incontrollabile. Un’irrefrenabile comportamento che esprime totale genuinità, ma che soprattutto si rivela il miglior antidepressivo naturale. Ridendo aumentano le endorfine e, in particolar modo, la dopamina, ovvero l’ormone del benessere che agisce da vero e proprio antidolorifico. Si innalza la soglia del dolore fisico perché le contratture muscolari inconsce – dovute principalmente ad una somatizzazione dello stress – si rilasciano.

Gli studi sul corpo umano sono eclatanti: un solo minuto di risata autentica equivale a ben 45 minuti di massaggi rilassanti su tutti i muscoli dell’organismo. A livello cardiaco, poi, avviene un subitaneo aumento delle pulsazioni: ne consegue una maggior ossigenazione del sangue e un innalzamento vero e proprio delle difese immunitarie. Ridere di sé, insomma, non solo crea empatia, simpatia, sicurezza in se stessi, ma è un vero e proprio toccasana per il nostro Sistema Immunitario.

Un esercitazione per imparare a diventare autoironiciSpezzare la rigidità del pensiero logico deduttivo, quello che pare il più coerente e ragionevole perché va in genere verso il senso comune. Provare ad andare controcorrente, mettendo in moto il Pensiero Laterale. Quello che spiazza, stupisce, ferma il flusso dell’attenzione proprio perché va in senso contrario. E appare irriverente, proprio come il saper ridere di sé.

24 thoughts on “L’Autoironia spiazza e vince sempre, anche nel Mondo Digitale

  1. io credo di essere certamente autoironico e certamente faccio dell’autoironia la mia forma di legittimo esibizionismo. Ho scritto racconti tipo “le memorie di uno sfigato” o “i racconti del trapper”, commento le news (quasi sempre false) che vengono pubblicate sui social. Sono stupidaggini, certo, ma sono servite a esaudire il costante desiderio di essere gratificato da chi mi legge. Strappo qualche sorriso e qualche complimento, eppure continuo ad essere tendenzialmente un depresso, un ansioso. Ci dev’essere qualcosa che non torna.
    P

    1. Ciao Paolo,
      grazie di essermi venuto a trovare!
      La butto lì: non è che l’autoironia per te è almeno un pochino una maschera?
      Dovrebbe comunque servirti ad aumentare l’autostima e a rilassarti, pure, a livello fisiologico.
      Comunque complimenti: l’autoironia è una delle più grandi forme di intelligenza, ma ti stupisco…
      Anche l’ansia lo è!

      Scientificamente provato, eh, che l’Ansia è segno di intelligenza.
      Cari saluti

  2. Sono in accordo su tutto. Anch’io faccio spesso uso di autoironia,m forma di autodifesa come “mettere le mani avanti”!
    In questo articolo però ci sono anche altri spunti di riflessione sui quali ti invito a ritornare presto: mi pare che la necessaria brevità questa volta abbia un po’ tagliato più ampie riflessioni. Torna sull’argomento per favore

  3. Ciao!
    Molto volentieri tornerò sull’argomento, o meglio sulle implicazioni che suscita questo argomento: l’Ansia, prima di tutto, la capacità di rapportarsi con gli estranei, la leadership, le varie e tante forme di intelligenza.
    Tra cui in primis, l’elasticità mentale!
    Ti ringrazio molto per lo stimolo

  4. Cara Flavia,
    benvenuta!
    Credo che ci sia il rischio di ferirsi se l’ironia non è veramente tale. Quindi, se non è un sapersi prendere in giro con intelligenza, ma un ridicolizzare se stessi.
    In questo caso sì, c’è il rischio di ferirsi…

    Spero tornerai presto a trovarmi
    un abbraccio

  5. …articolo ben fatto e completo. L’autoironia contiene una magia nel proprio interno ed assieme alla ironia in generale consente all’individuo di ambientarsi bene in ogni situazione. Essa è naturalmente bene accolta nei diversi ambienti salvo un piccolo particolare: capire quando proporla, mostrando così un livello di intelligenza superiore. Grazie Francesca, molto stimolante nelle tue sempre attente focalizzazioni

  6. Ti ringrazio moltissimo Andrea, dei complimenti e,
    soprattutto, di essermi venuto a trovare tra i commenti: benvenuto!

    Io dico sempre che l’Autoironia è saper ridere di sé, non mettersi in ridicolo.
    Ecco, solo in quest’ultimo caso l’ironia decisamente comporta un problema psicologico e relazionale. Perché non è ironia, ma insicurezza dilagante.
    Per il resto, l’autoironia è indubbiamente una forma altissima di intelligenza.
    Ti abbraccio
    e spero che verrai presto a commentarmi ancora

  7. Confermo che le persone autoironiche (come me) incontrano sempre la mia stima, fiducia e simpatia. Ciò si riflette ed influenza anche le mie scelte professionali.
    Di contro, detesto le persone che sono sempre in cattedra, quelle che parlano sempre male ed in termini riduttivi della concorrenza, quelle che mostrano sempre una faccia irreprensibile e rigida!
    Grazie per la riflessione, Francesca!

  8. Caro Leo,
    grazie mille per il tuo commento!
    Succede lo stesso a me.
    Anche se ammetto che ho dovuto un po’ imparare a “prendermi in giro” perché sono tendenzialmente ansiosa.
    Ma Ironia e Ansia non si escludono affatto a priori, e di questo scriverò presto un altro articolo!

    Continua a diffidare di chi rimane rigido e impassibile: non è solo arroganza, è proprio incapacità di mettersi in gioco e gestire le proprie emozioni!

    Ti abbraccio

  9. Cara Francesca,
    proprio vero che generalmente chi è ironico non è inconsapevole di esserlo e spesso se ne vanta, ma comunque è una bella scorciatoia: attaccare per difendersi. E, come dici tu giustamente , lo si fa per mascherare l’ansia e ll’insicurezza. Tu continua a farmi riflettere: aspetto nuovi articoli…. Maria

  10. Cara Maria,
    sarai accontentata: proprio sull’ansia leggerai un mio articolo al più presto.

    Chi è ironico, hai ragione, è consapevolissimo di esserlo e sa che ha in mano un’arma potentissima nelle relazioni col suo prossimo: attaccare per difendersi, esatto.
    O per lo meno, precedere l’attacco, prepararsi in anticipo.
    Non farsi mai trovare impreparato alle prese in giro degli altri.
    L’unica (triste) riflessione, a questo punto è proprio quella che troppo spesso l’ironia diventa una presa in giro, un ridicolarizzare il prossimo.
    Quando, a livello innato, nasce come puro esempio di intelligenza.
    Non sei d’accordo?

    Felice del tuo commento e rimani sintonizzata!
    Un abbraccio

  11. Concordo con le tue osservazioni: spesso faccio uso di autoironia, anche nel silenzio della mia testa.
    Sarebbe utile tornare sul potere della risata
    . Ciao

  12. Ciao Clementina,
    benvenuta!
    L’Autoironia nel silenzio della propria testa è un’esercizio di grandissima intelligenza, sei molto brava,

    Tornerò presto sul potere della risata, soprattutto collegandolo all’importanza del gioco e della creatività.

    Un abbraccio e spero tanto di leggerti ancora tra i miei commenti!

  13. “Non si prende sul serio” è una frase che si legge spesso nei profili delle celebrità: ho sempre pensato che fosse una frase un po’ abusata.
    Voglio dire: se mi guardo intorno quanti di noi sanno davvero ridere di sé? L’empatia è un rischio che non tutti sono disposti a correre: ci vuole coraggio.
    Mi ha colpito (e mi è piaciuto molto) l’evidenziare il legame tra il coraggio e l’umiltà: per essere davvero autoironici dobbiamo togliere la maschera.

    Carolina

    1. Ciao Carolina,
      ti ringrazio moltissimo di essere venuta a leggermi e a commentare, è un gran piacere!
      Saper ridere di sé è una delle cose più difficili che ci siano: ci vuole una sana autostima (che non sfoci nel narcisismo) e un equilibrio interiore in cui – SI – coraggio e al tempo stesso umiltà dettino le regole.
      Sai bene che anche i più grandi attori dicono che è più facile far piangere il pubblico che farlo ridere.
      E io ribadisco che si tratta di un esercizio di grande umiltà e forza insieme.
      E’ come esporre il fianco.
      Eppure, proprio mentre lo esponi, se lo fai con autoironia ti rendi conto che nessuno ti ferirà. Perché tu sarai superiore.
      Tolta la maschera, sarai superiore!

      Un abbraccio e …torna a trovarmi!

  14. L’autoironia puo’ essere pero’ un arma a doppio taglio. Vorrei porti io una domanda: Se venisse usata troppo spesso per farsi accettare dagli altri, sopratutto in un nuovo contesto di amicizie, proprio per farsi accettare dal gruppo?
    In fondo cosa c’e’ di meglio che far ridere per farsi apprezzare?

    1. Colpita e affondata, caro Matteo!

      E’ esattamente così: l’Autoironia ci protegge dal giudizio degli altri perché lo anticipa e lo rende irrisorio.
      Che questo poi porti ad utilizzare l’autoironia per farsi accettare dal gruppo, è direi più che naturale. Ti dirò che non ci leggo qualcosa di negativo.

      Non si può piacere a tutti, vero, e usare “troppa autoironia” solo per essere considerati parte del gruppo è svilente. Eppure, nella stragrande maggioranza dei casi, l’autoironia aiuta non solo l’individuo – a superare per esempio le insicurezze -, ma funziona da vero e proprio collante sociale.
      Insomma, migliorano le relazioni!

      Grazie per esserti fermato a commentare il post: spero di poterti rileggere presto tra queste pagine!

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