Perché crediamo alle Bufale sul Web e fatichiamo a Cambiare Idea

Meccanismi comportamentali specifici fanno sì che sia molto difficile abbandonare le nostre Convinzioni, anche se la scienza rivela che sono sbagliate. E così finiamo per credere alle numerose Bufale che girano sul Web e sui Social Network. Perché è così difficile cambiare idea? Cerchiamo di comprenderlo insieme.

Anche se la Scienza smentisce con prove concrete, il dilagare delle Bufale in Rete è un fenomeno sempre più frequente.
E’ come se non potessimo andare contro una convinzione radicata – anche da poco tempo – nel nostro cervello. Perché Cambiare Idea è così difficile per l’essere umano, anche quando si tratta di credere a bufale?Le ricerche psicologiche da tempo si sono interrogate su questo fenomeno, individuando come primo meccanismo comportamentale quello del “Ragionamento Motivato”, che non è affatto una nuova rivelazione. Il Ragionamento Motivato è ciò che spinge le persone a selezionare le informazioni secondo l’opinione già creduta valida, rimanendo quindi attaccati a ciò in cui già si pensa. Informazioni non in linea o dissonanti rispetto alle convinzioni già in atto vengono ritenute non affidabili e scartate a priori. Le conseguenze sono evidenti: non sono i fatti a convincerci di qualcosa, ma i nostri preconcetti e le opinioni precedenti a dare significato – perfino a distorcere – i fatti stessi. Di più, andiamo proprio alla ricerca solamente di quei fatti che possono rafforzare le nostre convinzioni. 

Si tratta di una bufala? Non cambia molto: una gran parte dei nostri convincimenti ne rimane avvinghiata.

Bufale e Fake News sul web

Possiamo fare riferimento a una non recente ricerca di Peter Ditto, psicologo sociale dell’University of California.
Lo studioso chiese a due campioni differenti di persone di osservare i risultati di un test medico fittizio realizzato sulla funzionalità del loro stesso pancreas. Risultati favorevoli e risultati sfavorevoli. Il risultato fu che i soggetti che avevano ricevuto un risultato negativo – nel senso di trovarsi a che fare con un responso di malattia – chiesero in maggioranza di effettuare un ulteriore controllo per ottenere un parere differente. Screditando, dunque, in questo modo l’affidabilità stessa del test scientifico. Esattamente come se si trattasse di una bufala.

Se le informazioni sono coerenti con le nostre convinzioni, le riteniamo altamente più valide. Condividi il Tweet

Sono molti gli esperimenti fatti in psicologia che attestano il medesimo comportamento umano: non accettiamo informazioni che, in qualche modo, ci mettono in difficoltà. Perché dovremmo mettere in discussione il nostro credo e i nostri principi, e questo richiede in sé un’abilità notevole a mettersi in gioco. Le convinzioni ci rassicurano, sono le nostre ancore di salvezza. E’ molto arduo pensare di riformulare i giudizi che abbiamo della realtà.

Socialmente e antropologicamente parlando, questo comportamento sembra non andare affatto d’accordo con le teorie evoluzionistiche darwiniane, dove è proprio la capacità di adattamento a nuovi modi di pensare e di agire ciò che fa la differenza per la sopravvivenza umana. Tuttavia, possiamo riportare un articolo pubblicato sulla rivista American Psychologist dal professor Hornsey, insieme a Kelly Fielding, entrambi professori di psicologia dell’Università del Queensland, che afferma quanto <<posizioni così apertamente antiscientifiche sono, da un punto di vista psicologico, la punta dell’iceberg. Al di sotto, si nascondono e si alimentano le cosiddette “radici delle attitudini”, che non sono modificabili dalle prove scientifiche. Sono le ideologie, i valori e le visioni del mondo, ma anche la necessità di salvaguardare identità personale o di gruppo, oppure profonde paure personali e vere e proprie fobie>>.

Si aprono, dunque, scenari particolarmente vasti e interessanti, che riguardano non solo la salvaguardia della sicurezza psicologica personale, ma quella dell’intero Gruppo Sociale. Come a dire che l’individuo, che ha un innato bisogno di appartenere al gruppo, pone resistenza al cambiamento per proteggere la specie. Per difendere il branco. Per rafforzarne all’interno i legami tramite il consolidamento di convinzioni comuni. Comportamento, questo, riscontrabile oggi di fatto proprio sui Social Network. Se la maggior parte delle persone sostiene una causa o un’opinione – anche nel caso si trattasse di una bufala – questa causa e quest’opinione saranno le più condivise senza volerne analizzare con certezza la fonte.

Quindi, anche senza porsi l’interrogativo di una fondatezza scientifica. Continua, infatti, il professor Matthew Hornsey su un argomento piuttosto scottante attualmente in Internet: <<Dopo una riduzione durata circa un secolo nel tasso di malattie infettive, c’è stato un recente aumento di morbillo, rosolia, parotite, pertosse, una tendenza in parte attribuibile all’errata convinzione che le vaccinazioni possano causare malattie piuttosto che prevenirle>>.

Tutto questo non è dovuto, certamente, alla mancanza in Internet di informazioni altamente convalidate dalla scienza. <<Purtroppo oggi i risultati della ricerca medica sono in gran parte comprensibili solo da chi ha familiarità con la metodologia degli studi – per lo più in lingua inglese -, e ha accesso alle principali riviste scientifiche internazionali>>, conferma Roberto D’Amico, direttore del Centro Cochrane Italiano.

Bufale e Fake News sui social

L’ultima bufala del Web ha il nome di un tal Jayden K. Smith, che proprio non esiste. Eppure il suo nome è circolato recentissimamente sui profili Messengers di migliaia di utenti, non solo in Italia ma soprattutto all’estero.
L’avvertimento di questo fantomatico hacker ha allertato tutti i contatti di Messanger a non accettarne l’amicizia. In una vera e propria catena di messaggi: tenendo premuto il dito sull’avviso, questo veniva automaticamente inoltrato a tutti i nomi degli amici presenti nella propria lista.
Naturalmente, in poco tempo, la bufala ha attirato l’attenzione dei media internazionali – perfino della BBC -, informando gli utenti che si trattava di un falso allarme. Non esiste, infatti, alcuna prova di un account con il nome di tale misterioso hacker, e c’è da aggiungere che le richieste di grandi quantità di utenti sconosciuti è anche contro i termini e le condizioni dello stesso Facebook.
Eppure, prima dell’allarme dei media, utenti sicuramente ben intenzionati hanno condiviso il messaggio-truffa in buona fede, per salvaguardare i propri contatti. E gli avvisi non sono comparsi solo su Messanger: su Twitter il nome Jayden K. Smith è stato utilizzato più di 4.000 volte in tre giorni.

Crediamo alle bufale per comodità? Per non scomodarci ad informarci meglio? Sì, anche. E questo dovrebbe essere un forte monito principalmente per tutte le persone che lavorano sulle piattaforme dei Social Network.

15 thoughts on “Perché crediamo alle Bufale sul Web e fatichiamo a Cambiare Idea

  1. una volta che segnali una bufala o una fake news a una persona ti risponde quasi sempre così: “lo so che è una notizia falsa, ma sai c’è sempre un filo di verità sotto sotto… sai viviamo in Italia e in un modo fatto di persone losche, non mi sorprenderebbe che in realtà un fondo di verità ci sian in questo articolo”…

    ecco quando ricevo risposte del genere, mi verrebbe da chiudere internet e andare a zappare la terra.

    1. Caro Flavius,
      che dire… anche a me!
      Per non parlare del fatto che le bufale più dure a morire sono quelle che fanno leva sulle emozioni. Un tema caldissimo, proprio ieri si parlava di “gatti usati per appiccare incendi”. Notizia diffusa dai media e in serata segnalata come falsa proprio dai media.

      E “quel filo di verità” che dici tu è proprio la convinzione, il preconcetto, l’idea a cui rimaniamo ancorati come forma di sicurezza personale e – addirittura – sociale!

  2. Certo la difesa delle credenze che definiscono un gruppo è molto interessante: aiuto! non appartengo più al gruppo, quindo non esisto più. Ma prenderei in considerazione anche la semplice pigrizia mentale, caratteristica molto diffusa: se cambio una delle mie idee, forse dovrò cambiarne altre com e per un effetto domino. Che fatica!

    1. Esattamente!
      E’ come una specie di risparmio energetico emotivo: le convinzioni pregresse ci danno sicurezza e per cambiarle ci vuole impegno…
      Non giustificabile, per altro, soprattutto nell’era odierna, in cui andare a documentarsi sulla veridicità o meno di un’informazione è veramente cosa veloce e facile.
      C’è una resistenza psicologica, insomma.
      Con risultati parecchio allarmanti e una certa tristezza.

      Grazie del tuo commento, torna presto a trovarmi 🙂

  3. Come consigli di difendersi dalle bufale, in alcuni casi sono talmente radicate che è davvero difficile riconoscere la Bufala dalla verità?

  4. Ciao Flavia,

    prima di tutti utilizzando il nostro beneamato Google. Se cerchiamo la notizia nelle News risulta spesso evidente che non ci sono notizie vere a proposito dell’informazione errata.
    Magari proprio inserendo su Google una “striscia” della bufala in questione.
    E’ sicuramente il primo modo di difendersi: informandosi a fondo, cercando l’origine della fonte, documentandosi.

    Spero di essere stata utile e ti abbraccio!

  5. Scusa se scrivo con ritardo. Ero proprio lontana…
    Cara Francesca, a proposito di bufale, non credi che abbiano sostituito le trucide fiabe e/o favole d’antan? Con la differenza che queste ultime avevano a volte una morale(favola) o uno scopo deterrente per i bambini(favola)

  6. Cara Maria,

    non ti preoccupare affatto: puoi commentarmi quando vuoi, anche con molto più ritardo, perché i miei post – te ne sarai accorta – non hanno mai una “scadenza”: diciamo che sono articoli che comportano riflessioni “evergreen”.

    Ho riso molto del tuo paragone con le fiabe e le favole d’antan, esattamente perché – come tu sottolinei – essere erano delle favole.
    Morale o meno che avessero, avevano il ruolo importantissimo che ha un fiaba raccontata ad un bambino: il giocare, il far riflettere, il mantener unito il gruppo.
    Soprattutto, cercare di instillare proprio quello Spirito Critico che, nella dinamica delle nostre convinzioni-sicurezze, è per primo che viene a mancare.

    Grazie mille del tuo contributo e
    torna presto a trovarmi!

  7. Argomento complesso su cui ritornare, proprio perchè si tratta di scegliere tra la necessità di non cambiare l’appartenenza al gruppo e la necessità di evolvere.

  8. Cara Clementina:
    hai ragione, è un argomento complesso su cui si devono fare sicuramente riflessioni importanti.

    La necessità di appartenere ad un gruppo è innata: nasciamo come “animali sociali”.
    Tuttavia, se ci siamo evoluti come specie, è proprio grazie al genio individuale, capace di innovare anche a costo di percorrere una strada solitaria.

    Tornerò di certo a parlarne e grazie mille per il consiglio!
    A presto

  9. Ho letto il tuo articolo con molto interesse e ciò mi ha spinto a leggere tutti quelli che hai pubblicato finora. Sei BRAVISSIMA!!!!!!! Complimenti, ti seguirò con grande piacere.
    In tema di fake news, a mio avviso, la migliore difesa è la credibilità della fonte che deve essere di provata competenza.

  10. Ciao Antonio,
    benvenuto!
    Sono davvero felice che gli articoli del mio blog ti piacciano e felice di sapere che mi seguirai.

    Riguardo alle FakeNews…che dire: ne spunta una ogni giorno. E hai assolutamente ragione, come scrivo anche io: la migliore (e forse unica) difesa è risalire all’originalità della fonte e comprovarne la veridicità.
    Non è affatto difficile oggi, basta scrivere poche parole precise su Google. Solo che pare costi …impegno e, psicologicamente parlando, anche qualche resistenza mentale!

    Un abbraccio e ti aspetto ancora tra i commenti!

  11. Grazie per questo bell’articolo. Mi ha aiutato a focalizzare un tema attualissimo: bufala = bugia. Come tale è usata per difendere o per attaccare, per sostenere o per denigrare. Ci sono bugie “bianche” che si possono dire e altre assolutamente devastanti. Questo è lo scenario che io incontro nelle mie ricerche.

    Il taglio che m’interessa approfondire e sul quale sono impegnato come ricercatore, è quello di come la bufala (bugia), venga utilizzata nella comunicazione d’impresa. Mi viene in mente un esempio che ha fatto storia: il babbo natale verde che un famoso brand è riuscito a far credere al mondo sia sempre stato rosso.
    Questa bugia è diventata la verità (nel mio mondo, fatto di scrittura comunicativa, questo esempio è significativamente affascinante). Capisco però che c’è tutto un tema etico che coinvolge l’autore della notizia.

    Internet ha dato a tutti la possibilità di diventare Autori, redigere articoli, post, pubblicare piani editoriali: questa apertura ha il suo lato debole nella verifica del contenuto.

    Eccovi i 3 temi che sto approfondendo nelle mie consulenze alla comunicazione d’impresa:
    1 – organizzazione: Chi fa cosa?
    2 – responsabilità: Chi rischia cosa?
    3 – obiettivo: Chi è premiato?
    Buona scrittura a tutti.

    1. Caro Giuliano,
      innanzi tutto grazie mille per essere venuto a leggermi e commentarmi.

      Sì, le bugie difendono: e stento a credere che qualcuno non le abbia mai usate, pur essendo di natura sincera e trasparente.
      Spesso, aiutano semplicemente a mantenere il nostro equilibrio psicologico e il nostro spazio relazionale.
      Queste sono sicuramente le “bugie bianche”, a fin di bene, cui ti riferisci.

      Naturalmente, il fenomeno della diffusione in rete delle Fake News è tutt’altro, purtroppo.
      Sono affascinata dalla tua ricerca sulla comunicazione di impresa, davvero, e ti sono molto grata per il tuo contributo.

      Torniamo a confrontarci?
      Buona scrittura a te, a tutti, …verificando le fonti 😉
      un caro saluto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *