L’Abuso dell’Intrattenimento tra le Nuove Dipendenze Digitali

Per Binge Watching si intende l’abuso irrefrenabile a rimanere incollati davanti a serie televisive, perdendo il senso del tempo e spesso delle relazioni umane. Oggi l’abuso dell’intrattenimento rientra nelle Nuove Dipendenze create dalla Tecnologia Digitale, poiché esistono piattaforme online su cui le serie TV sono una in seguito all’altra. Cos’è, tuttavia, una Dipendenza? E perché Internet non ne è la causa?

Mi sono trovata nella sgradevolissima sensazione di aver visto tutte le puntate della mia serie televisiva preferita, e no: non vi dirò mai qual è. Poi con un po’ di pazienza, dopo diversi tentativi su Youtube e Netflix, mi sono lentamente affezionata ad una serie differente. E l’emozione è stata quella di sentirmi protetta.

Protetta? mi sono chiesta. Sì perché potevo pensare che dopo il lavoro mi sarei svagata senza delusioni. E senza esserne cosciente, ecco che era già nata una piccola grande Dipendenza.

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Affrontare il tema delle Dipendenze da un punto di vista psicologico è estremamente complesso, poiché si rischia immediatamente di sconfinare nella Psicopatologia. E il Manuale Diagnostico dei disturbi mentali – il famoso DSM redatto dall’American Psychiatric Association (APA), ormai da tempo giunto alla sua quinta edizione – è arrivato al punto da non distinguere l’eccesso di comportamenti sempre uguali dalle vere e proprie, più gravi, Dipendenze. Sono nate, infatti, nell’Era Digitale nuove forme di Dipendenza, in primis quella da Internet, che provoca isolamento e facile depressione. Generalmente, tuttavia, si ricorre al termine “Nuove Dipendenze” quando non sono comprese sostanze chimiche. Lo shopping compulsivo e il gioco d’azzardo possono esserne dei perfetti esempi. Quello che si cerca è puramente la gratificazione immediata, fino a rendersi conto che di quella gratificazione non si può più fare a meno. A questi comportamenti di abuso si associano sempre, poi, conseguenze come la ricerca dell’anonimato e la negazione del proprio agire.

Quello che si cerca è puramente la gratificazione immediata. Condividi il Tweet

Senza, tuttavia voler entrare nel campo psicopatologico, c’è una caratteristica fondamentale che è bene imparare a distinguere. Tutti noi abbiamo piccole e grandi manie. Nulla di strano. Sono parte del nostro carattere e, soprattutto, ci difendono. Ci proteggono dalla noia, dall’omologazione, dall’incapacità di trovare soddisfazioni reali, da un’esistenza priva di emozioni. Ciò che, però, va distinto è il livello di necessità che si viene a creare. Tutti noi abbiamo bisogno di svagarci e giocare, ma se l’intensità del Gaming – videogiochi e i giochi online – ad esempio, diventa impellente, superiore alla nostra stessa volontà e talmente esteso da non farcene rendere conto, ecco che quel bisogno diventa una dipendenza.

E’ esattamente il grado di necessità ed impellenza ciò che – in un continuum quantitativo e non qualitativo – ci rende dipendenti da qualcosa o da qualcuno. Come a dire che le emozioni alla base di un comportamento ritenuto normale e di una dipendenza sono assolutamente le stesse. La ricerca di pace, di significato, di eccitazione, di amore o, viceversa, di solitudine. Eppure è l’intensità della forza inconscia di tali emozioni che determina il carattere dipendente.

Tornando alla mia serie televisiva, il pensiero di potermi svagare è certamente qualcosa di sano, che tutti noi abbiamo provato. La preferenza di un cibo, la scelta di un abbigliamento, comportamenti familiari come quello di pulire casa o di andare in palestra. Quello che rende tutti – e mille altri – atteggiamenti delle vere e proprie dipendenze è il fatto di non poterne fare a meno. Di diventare qualcosa che esulta totalmente dalla nostra volontà, che arriva a guidare inconsciamente il nostro modo di vivere.

La compulsione a reiterare la stessa azione nel tempo è il motore interiore di qualsiasi genere di dipendenza. L’accanimento, la ripetitività e l’impossibilità di astenersi dal compierla ne indicano il carattere patologico.

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Nell’amplissimo campo delle dipendenze, è proprio sul Binge Watching – l’abuso irrefrenabile a rimanere incollati davanti a serie televisive – ciò sui cui ora mi vorrei soffermare. Di cosa si tratta, in realtà? Letteralmente il termine viene dall’inglese: “abbandonarsi a guardare”, e si intende guardare più episodi uno consecutivo all’altro, senza sosta. Come farsi un’abbuffata di telefilm. Prima dell’avvento dell’era digitale, la caratteristica specifica dei serial TV era proprio quella di terminare una puntata nel momento di maggior suspense, proprio per catturare al massimo il telespettatore e garantire il suo ritorno al prossimo appuntamento.

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Una strategia vincente, che per decenni ha funzionato egregiamente, fino all’arrivo della tecnologia digitale. Certo, si è passati anche attraverso l’era dei cofanetti di DVD, ma con la diffusione di Internet non c’è stato più bisogno di aspettare. In altre parole, il bisogno di sapere come procede la storia, creato dall’interruzione della puntata nel momento di maggior tensione emotiva, ha trovato modo di soddisfarsi con una sorta di auto-somministrazione delle serie. E’ assai semplice: il bisogno di gratificazione è subito trovato, basta accedere a piattaforme specifiche come Netflix e altre aziende operanti nella distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento. I tempi di fruizione sono immediati, l’attesa azzerata.

Si può dare colpa alla tecnologia digitale per aver creato un’assuefazione maggiore alle serie TV? Ad esortare, forse incoraggiare, la visione senza regole né tempi di trasmissioni online? E’ lo stesso interrogativo da cui è nata la forte spinta e l’esigenza di continuare un’Educazione Digitale specifica e adeguata. Perché esattamente come i social network e la rete non sono né buoni né cattivi, ma sono solo strumenti, anche queste piattaforme online di intrattenimento non possono essere ritenute la causa di alcun abuso o dipendenza. La prevenzione è tutto: insegnare la consapevolezza nell’utilizzo del mezzo. Non è certo necessaria l’astinenza – come nel caso di Dipendenze assai più gravi -, ma l’istruzione e la formazione di un pensiero critico, discriminante, capace di guidare l’uso di internet verso fini di sano intrattenimento e sana informazione.

10 thoughts on “L’Abuso dell’Intrattenimento tra le Nuove Dipendenze Digitali

  1. Ottimo argomento, molto interessante. Mi piace e condivido totalmente anche l’ultima osservazione: ogni volte che la tecnica ha fatto un passo avanti è stato sempre stato necessario “educare” ad un uso opportuno: penso a quando è arrivato il telefono in ogni casa, circa mille anni fa!

    1. Cara Anna,
      io sono arrivata dopo il telefono, ma mi rendo conto che deve essere stata una rivoluzione immensa. Difficile forse da pensare, oggi che viviamo con un telefonino in mano…
      Hai perfettamente ragione: è l’Educazione ad un uso consapevole e appropriato quello che conta, perché – pur nelle loro differenze – telefono, televisione, social network, internet e piattaforme di streaming online sono “solo” strumenti.
      La Dipendenza da questi mezzi ha la stessa natura di tutte le altre – più gravi – grandi dipendenze: l’impellenza del bisogno di gratificazione.
      Ti abbraccio!

  2. Cara Francesca , l’argomento di oggi mette a fuoco una nuova debolezza : non riuscire a controllare ciò che ci sta distraendo e che da parte nostra non comporta grandi sforzi mentali o fisici. Così facciamo spazio alla pigrizia e ci accontentiamo di vivere storie belle e brutte dei nuovi eroi digitali rinunciando ad una passeggiata o a un qualunque gesto creativo. quale antidoto? forse l lettura o la musica? Per le vacanze, chi può, scelga di trascorrerle in un paese possibilmente povero,ma bello dove internet arriva a singhiozzo, l’ elettricità a sorpresa così ci si riabitua a d occupare tempo e mente di cose concrete e vere. Parlo per esperienza. dopo qualche giorno di astinenza non si pensa più di “come sarà andata a finire” ma di come e dove poter caricare il cellulare. Quando ci riesci è una vittoria. Ciao Francesca e tu… dove vsi , se vai, in vacanza? a presto
    la tua fedele amica Maria

    1. Carissima Maria,
      che bello ritrovarti sempre nei commenti ai miei articoli!

      Io ho scelto – esattamente come tu consigli – un posto sperduto per le mie vacanze, che saranno brevi ma sicuramente lontane da ogni tipo di tecnologia.
      Hai posto in luce – #InLuce è il caso di dirlo 😉 – un aspetto molto importante: la pigrizia mentale cui ci abbandoniamo quando (forse) abbiamo tutto.
      Perché è sempre molto più facile rimanere passivi a quello che accade che prendere in mano la propria vita e fare delle scelte. Prendere delle decisioni. Esattamente, come dici tu, ritrovare qualsiasi forma di creatività.
      La creatività è pro-attiva, un impegno che rispecchia anche la capacità di prendersi cura di sé.
      Senza cadere in piccole grandi dipendenze!

      Ps. Terrò scarico il cellulare in vacanza, promesso, dovessi mai imbattermi in una presa elettrica 🙂
      Un forte abbraccio!

  3. Ciao. Vorrei riflettere su un atteggiamento che non sono sicura di poter chiamare “dipendenza”: l’abitudine di ripetere sempre la stessa successione di gesti nel corso della giornata. Credo che questo indichi una fondamentale incertezza della propria individualità, come se in mancanza di quella specifica prassi io non esistessi. ‘E anche questa da considerarsi una dipendenza?

  4. Cara Clementina,
    il reiterare – ripetere costantemente nel tempo – una certa azione o particolari gesti è un “disturbo” che rientra più nelle forme di Mania e di Compulsività che di vera e propria Dipendenza.
    Anche le forme di Mania, comunque, indiscutibilmente nascondono un bisogno di protezione, o di ipercontrollo sulla realtà. Che poi è sempre un atto difensivo, che tradisce un animo insicuro.

    Grazie mille per la tua riflessione, è una distinzione da sottolineare!

    Spero di riaverti presto tra i miei commenti, anche con dubbi e domande, che sono davvero utili a tutti!
    A presto

    1. Ah, Flavia cara: forse è meglio, sai? E’ come entrare in un vortice…
      Ti abbraccio e spero di sentirti presto!

  5. Cara Franci, mi è capitato solo ora di leggere il tuo articolo: non solo fa riflrttere, me credo anche che la maggioranza di noi , grandi o piccoli che sia, vi ci siritrovino. Magari si segue una serie tv per non sentirsi soli e avere un appuntamento certo! ti saluto per oggi.
    vado di fretta

    1. Cara Cristina,
      sicuramente le serie televisive fanno compagnia e, oggi, il fatto di avere la possibilità di vedere moltissime puntate una dopo l’altra, senza dover aspettare giorni, ci garantisce un appuntamento (diciamo) sicuro.
      E’ tuttavia la necessità impellente di rimanere attaccati allo streaming a determinare una dipendenza. Che, come tutte le dipendenze, non è un comportamento sano: è colmare un vuoto avendo esigenza di immediata gratificazione.

      Ti ringrazio molto del tuo commento e ricambio il saluto,
      sperando di averti ancora presto tra i miei commenti!

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