Tornare al Lavoro: la Sindrome da Rientro nell’Era Digitale

Tornare al Lavoro: La Sindrome da Rientro consiste in una serie di disturbi fisici e psicologici realmente riconosciuta dalla medicina attuale. Nell’Era Digitale, in cui i tempi di lavoro sono ancora più frenetici, un italiano su due soffre di questo malessere da non sottovalutare. Ecco i rimedi per ricominciare senza traumi.

Siamo partiti per le ferie – sempre che di ferie se ne siano fatte veramente – con l’aspettativa di rientrare avendo fatto il pieno di energia, forza fisica e mentale, riposo, nuove esperienze. Tutti presupposti per tornare al lavoro a pieno regime senza difficoltà. Di più: moltissimi progetti iniziati con l’estate sono stati proprio rimandati a settembre, mese che per molti è più significativo di gennaio per iniziare l’anno.Eppure c’è qualcosa che stona: sintomi fisici e psicologici di malessere si alleano come a dire “no” alla ripresa lavorativa. E la medicina ha da tempo iniziato a parlare di una vera e propria Sindrome da Rientro, che è bene riconoscere e curare, meglio ancora prevenire, per poter tornare al lavoro con efficienza.

In cosa consiste, fisiologicamente parlando, questa Sindrome?

Tornare al Lavoro

I sintomi sono tutti attribuibili al cambiamento di vita necessario – cambiamento di luoghi, orari, attività, concentrazione, attenzione, memoria, ecc -, e tutti legati ad un effetto di stress che si genera sull’asse ipotalamo-ipofisi-surreni. Ciò che accade è una sorta di circolo vizioso di produzione di ormoni. L’ipotalamo, infatti, reagisce alla informazioni stressanti aumentando la produzione di corticotropina (CRH), che a sua volta induce l’ipofisi a liberare una quantità assai maggiore di adenocorticotropina (ACRH), ormone capace di rendere particolarmente attivi i surreni, piccole ghiandole sopra i reni. La conseguenza di tutto questo è un picco di rilascio di adrenalina e cortisolo nell’organismo.

L’aumento di adrenalina e cortisolo causa principalmente un aumento del metabolismo, della pressione sanguigna, del ritmo respiratorio e anche della glicemia, quindi del livello di glucosio nel sangue. Le conseguenze sono:

  • una diminuzione della memoria
  • una perdita del tono muscolare, associata a veri e propri dolori
  • una difficoltà di concentrazione
  • un frequente mal di testa che può diventare nevralgia, con un senso di confusione mentale
  • un aumento dell’ansia e dell’irritabilità
  • facile tachicardia
  • e non ultimo, un senso di reale depressione.

È come se tutto il nostro organismo si opponesse e chiedesse aiuto. Di fatto, tornare al lavoro causa uno stress rischioso per l’organismo e per la psiche. Riconoscere in sé uno o più di questi sintomi è naturale, dunque, ancora di più nell’Era Digitale, dove la tecnologia ha azzerato i tempi. Tornare al lavoro significa dover ristabilire un equilibrio tra costante connessione e produttività. Botta e risposta in un overload informativo.

L’amore e il lavoro sono per le persone ciò che l’acqua e il sole sono per le piante. Condividi il Tweet

I Social Network richiedono questo: creatività e autoironia, spigliatezza e freschezza mentale in tempo reale. Se, invece, ci troviamo lenti, arrugginiti sulla tastiera, incantati davanti ad un documento bianco da riempire di un numero ben preciso di battute in un tempo prestabilito e ci assale il panico? Se tutti quei meravigliosi progetti nati prima dell’estate e rimandati proprio ad ora, adesso ci sembrano montagne da scalare e vogliamo solo rientrare in spiaggia?

Normalissimo, anzi, sano. Significa che il cambiamento – fisico e mentale durante le ferie si è realizzato davvero e che, di fronte a questo ritorno alla vita precedente, ci dobbiamo riadattare nuovamente. E nessun adattamento è facile né immediato o repentino. Pur se tornare al lavoro è un dovere, dobbiamo lasciarci il tempo di ritrovarci. E’ proprio qui che entra in gioco, infatti, il ruolo delle aspettative. Abbiamo dato per scontato di riposarci in vacanza, così come ora diamo per scontato essere pronti e scattanti nel tornare al lavoro ora.
Mediamente, tuttavia, non è così per una persona su due. Perché investire di significati emotivi la ripresa del lavoro e il famigerato mese di settembre fa sì che non saremo quasi mai all’altezza di ciò che ci si aspettava di essere e fare. Sbagliamo comunque. Sia precipitandoci ad accelerare i tempi, sia cadendo nella depressione.
E’ psicologicamente provato che sono sufficienti due giorni di ritorno alla quotidianità per perdere ogni beneficio psicofisico trovato in vacanza.

Tornare al Lavoro dopo le vacanze

Ci sono ottimi metodi, in realtà, segnalati dalla psicologia perché tornare al lavoro non comporti una Sindrome da Stress. Innanzi tutto, precisamente, darsi del tempo. Tempo per ricominciare e rendersi conto della necessità di assecondare i bisogni del nostro corpo. Un consiglio particolarmente indicato è quello di ricominciare con gradualità, magari organizzando il proprio lavoro in modo da concedersi qualche giorno ancora di riposo prima di tornare a ritmi consueti di lavoro. Non saremo in spiaggia, certo, ma daremo un messaggio di serenità alla nostra mente e, di conseguenza, al nostro corpo.

Non è il benessere né lo splendore, ma la tranquillità e il lavoro, che danno la felicità. Condividi il Tweet

Un’altra utile indicazione è quella di fare una lista di priorità lavorative prima di farsi sommergere dalla routine.
E la memoria dei giorni di ferie appena finiti? Non lasciamola fuori, non rinneghiamo la nostalgia: assaporare ancora i ricordi delle esperienze felici appena vissute significa far pace col tempo che passa, proprio quando quel tempo lo vorremmo fermare.

Tornare al Lavoro dopo le vacanze

Importantissimo, inoltre, è vincere le aspettative di super-efficienza ponendosi degli obiettivi raggiungibili.
Un passo dopo l’altro, senza pensare al successivo: è solo così che si arriva in cima alle montagne. Gratificandosi con piccoli trucchi, come concedersi – ancora con la bella stagione – momenti di libertà e di pausa dal lavoro da trascorrere in compagnia, facendo particolarmente attenzione all’alimentazione e al riposo notturno. Ultima, ma non ultima, è l’attività sportiva: in vacanza non ce ne siamo forse accorti, ma il nostro corpo ha corso, giocato, camminato e la vita sedentaria che ci aspetta va bilanciata con nuovo esercizio fisico.

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero. Condividi il Tweet

Chi di noi non ha mai detto o si è sentito dire che “le vacanze sono belle proprio perché finiscono”? Ecco, tornare al lavoro iniziando con calma e costanza è la soluzione per ripartire col piede giusto per il nuovo anno.

26 thoughts on “Tornare al Lavoro: la Sindrome da Rientro nell’Era Digitale

  1. Tornare alla solita routine non è semplice, una sorta di tristezza e malumore ti accompagna nelle prime settimane al rientro

    1. Cara Flavia,

      hai proprio ragione! Ed è così per tutti, anche per chi si ributta nel lavoro senza pensarci troppo. In realtà sono proprio il nostro corpo e la nostra psiche a porre una specie di resistenza. E da qui nascono tristezza e malumore, come tu giustamente dici.

      Non posso che augurarti un …rientro al lavoro il più sereno possibile
      e grazie mille per il tuo commento!
      A presto

        1. Carissima,
          ma grazie a te che sei sempre presente, che mi leggi ogni volta con attenzione e trovi il tempo per lasciare il tuo commento!
          Sei preziosissima 🙂

    1. Cara Lucia,
      in realtà lo è per una persona su due!
      Quindi…normalissimo. E anzi, come scrivo, perfino sano.
      Cambiare e riadattarsi a tempi e attività differenti significa davvero rimettersi ogni volta in gioco.
      Tutto fuorché facile…

      Ti abbraccio!

  2. Faccio fatica a staccare la spina, ho passato molte ore a rispondere a mail urgenti anche in spiaggia, poi torno in ufficio e non riesco a concentrarmi pensando alle vacanze ormai finite!

    1. Ciao Raffaele,
      benvenuto tra le mie pagine e grazie per esserti fermato a commentare.

      Sembra un paradosso, vero?
      Andiamo in ferie facendo quasi fatica – e a volte non ci andiamo neppure -.
      Passiamo i primi giorni ancora attaccati al lavoro: non capita solo a te, credimi!
      Generalmente si riesce a godersi il relax dopo qualche giorno, e poi? Eccoci di nuovo al lavoro e a fare di nuovo fatica.
      E’ un altro cambiamento, un altro necessario riadattamento e non c’è nulla di più difficile, in realtà.
      La resistenza al cambiamento è forte, sempre.
      Se mi seguirai, ne scriverò presto un post ad hoc!

      Un caro saluto!

  3. Tornare al lavoro è ancora più difficile perché prima dell’estate si sono rimandati mille progetti proprio a settembre!

    1. Cara Giulia,
      hai perfettamente ragione:
      investiamo il mese di settembre di mille aspettative di super ripresa e super progetti, e queste alte aspettative sono proprio il fattore più rischioso per la nostra salute psicofisica.
      Riadattarsi al lavoro necessita di tempo, di fare un passo alla volta, anche e soprattutto – sottolineo – proprio perché si è tornati carichi di energia!

      Grazie mille di essere venuta a trovarmi e a commentarmi,
      un carissimo saluto

    1. Hai fatto centro, Ale!
      Per me è indubbiamente così: l’anno ricomincia sempre a settembre, come le scuole 😉
      Mille propositi, mille aspettative, mille cambiamenti…
      Sì, io la penso esattamente come te!

      un abbraccio

  4. Vorrei soffrire pure io di questa sindrome. Penso che dal 2010 a questa parte, non so più che cosa sia una vacanza che mi generi la sindrome di rientro al lavoro…
    Come sto messo male e guarda te come arrivo ad invidiare le persone che hanno sindromi che io non ho…

    1. Carissimo Flavius,

      a questo punto io – personalissimamente – non so se invidiarti o meno 😀
      Meglio soffrire di un po’ di “Sindrome da Rientro”, tuttavia, che non riposarsi affatto.
      Spero di cuore tu possa trovare modo e tempo – prima o poi – di rigenerare anche la tua testolina…
      Un abbraccio!

  5. A dir la verità soffro di alcuni di questi problemi anch’io che per la verità non lavoro più: tornare comunque alla vita consueta comporta riflessioni su di essa , forse non sempre rassicuranti.

    1. Cara Luisa,

      anche se non lavori più, ritornare alla vita di sempre comporta comunque un riadattamento fisico e psichico.
      Riflessioni, pensieri, ansie, insicurezze, paure sono ciò che più facilmente emerge proprio in questi frangenti di cambiamento.
      Abbiamo un equilibrio da ritrovare, ma per poterlo fare rimaniamo necessariamente in bilico per un po’.
      Grazie del tuo contributo, prezioso davvero!
      E’ sempre molto bello confrontarsi: a prestissimo

  6. Ciao, ben tornata appunto! La tua è una analisi molto puntuale e anche i suggerimenti sono da non trascurare.Bisognerebbe aggiungere che , anche come metodo per superare lo stress del nuovo inizio, si può approfittare dello stacco per rivedere i metodi di lavoro precedenti, insomma fare le pulci al lavoro di prima delle vacanze. Forse questo aiuterebbe a ritrovare l’entusiasmo la dove manca!

    1. Verissimo, cara Anna!

      Torniamo alla solita realtà con esperienze differenti vissute durante la pausa: abbiamo, quindi, quel distacco psicologico sufficiente e necessario per esaminare con maggior lucidità i metodi consueti di lavoro.
      Migliorarci, ottimizzare tempo e risorse, trovare strade nuove e creativamente più soddisfacenti.
      L’entusiasmo torna proprio per questo, hai davvero ragione!

      Un abbraccio

  7. Direi che il quadro è completo! L’importante mi pare che sia come sempre non costringere nè corpo nè mente a cambiamenti repentini, ma permettere ad entrambi di adattarsi gradualmente alla nuova prigione!

    1. Gradualmente è la parola chiave, cara Clementina!

      Ricominciare comporta uno sforzo – più o meno cosciente – di riadattamento. Quindi di cambiamento. E noi tutti poniamo una gran resistenza al cambiamento, sempre.

      Ne scriverò presto, perché è tutt’altro che un argomento scontato.

      Buon rientro a te e grazie mille per essere venuta a trovarmi.
      Ti aspetto alla prossima!

  8. Fortunati quelli che devono riadattarsi alla monotonia o alla frenesia del quotidiano! E’già un cambiamento. Che dire di chi NON stacca mai, perchè non può o non ce la fa? Troppo pessimista?
    Comunque BENTORNATA

    1. Grazie Cristina del Bentornata e di essermi venuta a commentare!

      Purtroppo, no, non sei troppo pessimista: anche le vacanze oggi sono un lusso…
      E, a proposito di riadattamento al quotidiano vivere e lavorare, hai perfettamente ragione: è già riuscire a compiere un cambiamento, che per nessuno è mai facile 😉

      A prestissimo

  9. Quando finisce la stagione delle ferie io mi sento meno precaria; ho la sensazione che questa volta saremo più seri, consapevoli e attenti al tempo che passa e alle occasioni da non perdere. Grazie probabilmente all’abbondanza di luce e libertà accumulati ?
    Sono contenta della riaperture del tuo blog. Grazie per gli spunti di rifleessione e i consigli!

    1. Carissima Maria,
      felice di ritrovarti e ancora più felice dei tuoi complimenti, sei sempre molto cara!

      Luce, libertà, esperienze nuove e inaspettate di vita sono proprio ciò che ci permette di avere una sorta di distacco psicologico. E questo distacco è sufficiente e necessario anche a migliorare il lavoro solito, a “raddrizzare il tiro” e trovare creatività nuova e nuovo entusiasmo.

      Ti abbraccio!

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