Dalla Rabbia all’Assertività sui Social Network e nella Comunicazione Digitale

La Rabbia è una delle emozioni più precoci, subito dopo il dolore e il piacere. Ha un significato primario nella storia dell’uomo e del singolo individuo. Oggi, purtroppo, pare sia sempre più espressa nella Comunicazione Digitale e sui Social Network. In quale modo possiamo gestirla perché rimanga funzionale e non diventi solo d’ostacolo alle Relazioni?

Parliamo di un’emozione controversa: la Rabbia.
Uno stato emotivo particolarmente precoce che è, infatti, riscontrabile sia nei bambini molto piccoli che negli animali. È uno stato di attivazione primordiale, con una funzionalità specifica: serve alla difesa. Difesa da attacchi esterni a noi, e antropologicamente questo è comprovato: se la specie umana è sopravvissuta e si è evoluta fin al giorno d’oggi è anche grazie alla rabbia, che diventa segnale di allarme e spinge all’attacco del nemico. È, tuttavia, una difesa anche nei confronti di se stessi: quando manca la soddisfazione di un bisogno, ecco che questa emozione esprime con immediatezza la necessità di un’affermazione di sé.

Oggi, proprio nella Comunicazione Digitale, in particolar modo sui Social Network, è il carattere rabbioso a emergere sempre di più. Come ci fosse un costante nemico contro cui combattere. Eppure, tale nemico non è affatto detto che ci sia, e la rabbia finisce per essere la strada distorta e non appropriata per affermare le proprie opinioni e idee. Smettendo, però, così di essere un’emozione funzionale. Affermarsi tramite la rabbia non può che, infatti, portare danno principalmente a se stessi.

la-rabbia

Dal punto di vista psicologico, quest’emozione non è legata solamente ad un comportamento difensivo, ma ai giorni d’oggi è diventata essenzialmente la reazione ad una frustrazione o ad una costrizione, sia fisica che psicologica. Una ribellione allo status quo dei fatti, a quello che non ci piace eppure siamo costretti a fare, a dire, a commentare. Anche in questo caso, la funzione propria della rabbia cessa di essere utile se, nella Comunicazione Digitale e sui Social Network, si sente di essere costretti – quindi frustrati nella reale espressione di noi – ma realmente non lo si è. Internet e la Rete hanno regalato la libertà. Di espressione prima di tutto. Di istruzione, di incontro, di relazione e di confronto. Se tale libertà di confronto viene meno, anche i Social Network diventano gabbie in cui non si può essere autentici. Si produce interiormente un senso di avvilimento in grado di rendere la rabbia sempre più violenta, in una escalation particolarmente pericolosa, proprio per la connotazione pubblica che assume su Internet.

Facciamo un piccolo passo indietro per capire a fondo quest’emozione e imparare a gestirla perché sia d’aiuto e non di ostacolo alle relazioni. Online ed offline. L’espressione corporea della rabbia è sempre piuttosto evidente. Per quanto possiamo sforzarci di mascherarla, sul volto è sempre riconoscibile: dall’aggrottare le sopracciglia, allo scoprire o digrignare i denti, dallo stringere fortemente le labbra al rendere gli occhi particolarmente reattivi. Cambiamenti corporei che possono risultare anche immediati e che possono sfociare in azioni motorie improvvise o, all’opposto, in un atteggiamento di immobilità. (Ekman e Oster, 1979)
Fisiologicamente parlando, si ha un’attivazione del Sistema Nervoso Autonomo, con un’accelerazione del battito cardiaco, un’aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, sino ad una tensione muscolare e, frequentemente, alla sudorazione.

Si tratta, dunque, di uno stato emotivo che non può che aumentare l’energia nell’organismo, energia che idealmente serve per difendersi da attacchi reali, siano essi azioni o espressioni verbali. Come tutte le emozioni umane, deve poter essere gestita per sprigionare tutto il suo potenziale ed essere efficace. Ci si chiede, a questo punto, come si possa incanalare questa energia verso atteggiamenti di sicurezza e affermazione di sé non violenti o aggressivi. E certamente non è facile, soprattutto nei dialoghi veloci e spesso provocatori che caratterizzano i Social Network.

Il tempo e la pazienza possono più della forza o della rabbia. Condividi il Tweet

La società stessa, la famiglia, la scuola, non aiutano a fare pace con la rabbia. E’ un sentimento che viene represso, perché ritenuto socialmente inadatto, ma l’inibizione della rabbia non può che portare a sentimenti di aggressività ancora maggiori e di gran lunga più durevoli. Inoltre, esistono diverse forme tipiche di questa emozione.
La rabbia aggressiva diretta ha come obiettivo il desiderio di prevalere fisicamente o di far prevalere la propria opinione su qualsiasi altra. E’ la miccia che scatena il conflitto, online e offline, e ci fa sentire potenti poiché siamo in grado di mettere paura nel nostro interlocutore.
La rabbia aggressiva indiretta non si sfoga su chi l’ha presumibilmente suscitata: crea uno stato di polemica generico e di allerta competitiva. Tuttavia, forse, la più pericolosa per il nostro organismo è la rabbia passiva, che non viene espressa, ma interiorizzata creando disturbi di somatizzazione a livello fisico (cefalee, ulcere, dermatiti, etc.) e conducendo a un atteggiamento vittimistico col quale, tuttavia, non è possibile trarre alcun confronto.

Ciò che inizia in rabbia finisce in vergogna. Condividi il Tweet

Una alternativa? C’è e si chiama Assertività.

la rabbia

Tutto fuorché facile, come sempre, quando si tratta di gestire un’emozione ostile. Perché la rabbia si tramuti in assertività è necessario prima capirla. Capire perché si prova rancore e aggressività, capire da dove la frustrazione è iniziata – se da un bisogno reale insoddisfatto o se da una relazione che ci impedisce di essere noi stessi -. Capire se stare sulla difensiva mostrando i denti, e comunicare con violenza, sia davvero necessario o magari è nato un circolo vizioso di fraintendimenti comunicativi.
Essere assertivi significa tenere in mano la propria rabbia, ma anche la propria passività. E, tenendole tra le mani, essere capaci di esprimersi, parlare, confrontarci con gli altri scegliendo con coscienza quanta energia aggressiva usare. Essere assertivi significa riuscire a dire la propria – oggi più che mai sui Social Network e in rete – senza essere violenti e, allo stesso tempo, senza farsi mettere i piedi in testa.

E’ un atteggiamento di grande maturità, certo, e necessita di continui esercizi su di sé e aggiustamenti del tono della comunicazione con gli altri. E’ saper dire “no” senza offendere. E’ saper farsi valere senza sgomitare. E’ saper bilanciare passività e aggressività in quell’equilibrio magico che apre le porte di qualsiasi relazione, a qualsiasi livello e in qualsiasi campo. Lavorativo o personale. E’ saper manifestare i propri diritti, chiedere rispetto e ottenerlo, proprio perché si è trovata la chiave comunicativa adeguata.

Assertività è riportare a galla le esigenze dell’Io senza doverle rivendicare: semplicemente affermandole con dignità. Nella comunicazione digitale e sui Social Network comportarsi in modo assertivo è la soluzione per evitare polemiche sterili, ma anche insulti e violenze che non possono che degenerare senza la soddisfazione di alcuno.
Diceva Mahatma Gandhi: “Un no pronunciato con convinzione è sicuramente migliore di un sì pronunciato per compiacere o, peggio, per evitare problemi”.

La vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati. Condividi il Tweet

30 thoughts on “Dalla Rabbia all’Assertività sui Social Network e nella Comunicazione Digitale

  1. Oggi giorno leggo commenti ad articoli su quotidiani scritti con impeto e guidati dalle emozioni.
    Non credi che sia pericoloso per le persone esporre in questo modo un opinione a volte non troppo ragionata, pensa a quante volte i Vips ritrattano un twit od un commento su FB?

    1. Cara Flavia,
      hai ragionissima.
      Soprattutto sui Social Media la Comunicazione è lentamente diventata, negli ultimi tempi, sempre più violenta e polemica. Spesso anche senza una ragione, come dici tu.
      La rabbia è un’emozione innata, ma imparare a gestirla è fondamentale per comunicare con efficacia e instaurare sane relazioni.

      Un abbraccio!

    1. Sì, Giuseppe, è vero.
      E il fatto più grave è che la polemica che poi si innesca è tutt’altro che utile.
      Dove c’è violenza, rabbia e frustrazione non c’è confronto, e il confronto è l’unica cosa davvero indispensabile sui Social Media!

      Grazie mille di essere venuto a trovarmi
      a prestissimo e un caro saluto

  2. Imparare a gestire le emozioni più difficili come la rabbia e la frustrazione richiede un impegno e un gran lavoro su se stessi.

    1. Cara Eleonora,
      …già! Un impegno per riuscire a gestire le emozioni che pare essere troppo “faticoso” per chi popola attualmente il Web.
      E’ bene parlarne e sottolineare la necessità di consapevolezza!

      Grazie per il tuo commento
      ti aspetto presto su queste pagine 🙂

    1. Anche io, cara Anna.
      L’assertività è alla base di qualsiasi relazione sana, equilibrata, improntata al confronto e alla reciproca crescita.
      Dà vita al confronto, alla comunicazione costruttiva, proprio perché non si impone e cerca comunque e sempre un dialogo franco fra le persone.

      Un caro saluto e grazie per il tuo commento!

    1. Caro Luca,
      Assertività è la capacità di bilanciare in modo equilibrato la nostra natura passiva con la nostra natura aggressiva. E’ un equilibrio difficile da trovare spesso, ma essere assertivi significa saper dire e comunicare quello che realmente si pensa e si è senza prevaricare, ma anche senza essere prevaricati.
      Dire dei NO franchi. Accettare il confronto senza timore del giudizio altrui.

      Ecco, spero di essere stata esaustiva abbastanza.
      Ti ringrazio molto per il tuo interesse
      e ti aspetto ancora tra i miei commenti!

  3. Tu riesci a gestire la “Rabbia”? Io no mi si legge in faccia e non riesco a pensare lucidamente quando mi sento o truffata o sento che sono lesi i miei diritti.
    Ritengo che in ottica di un futuro lavorativo i giovani debbano imparare a riflettere prima di postare frasi e commenti offensivi.

    1. Ciao Paola,
      benvenuta e grazie per il tuo commento!

      Anche a me la rabbia si legge in faccia: è un’emozione irruente e impossibile da nascondere.
      Ma una cosa è sentirla e riconoscerla in sé, un’altra è non riuscire a “incanalarla” in forme socialmente accettabili per poter comunicare in maniera consona. Gestire la rabbia, insomma.
      Difficilissimo, eh! 😉
      Ci vuole impegno, molto, e una grande dose di consapevolezza, un lavoro psicologico su se stessi.
      Faticoso e, per questo, raro purtroppo.
      Eppure necessario per riflettere prima di offendere, proprio come dici tu!

      Un abbraccio

  4. Credo veramente che le nuove generazioni ma anche quelle vecchie, si possono accumulare da una sola parola
    Frustrazione!!
    Sembra che tutti non siano felici della propria vita…vogliano sempre qualche cosa in più e per questo……sono sempre più arrabbiati!!
    Forse si dovrebbe fare un esame di coscienza è essere felici per quello che abbiamo è che siamo !!
    Ma forse è solo una utopia…ai giorni nostri!!

    1. Caro Marco,

      naturalmente non posso che essere più che d’accordo con te!
      Essere felici per ciò che si ha, con consapevolezza e coscienza, richiede coraggio.
      E’ molto più “facile”, purtroppo, lamentarsi.
      Arrabbiarsi. Ritenersi insoddisfatti e restare costantemente frustrati.
      E’ un amara constatazione, certo.
      E ancora più amara per il fatto che sui Social Network questo atteggiamento psicologico si tramuta in polemiche aggressive, con una violenza che non ha ragione di essere.
      E’ questo comunicare?
      Certamente non è crescere e confrontarsi!

      Grazie mille del tuo commento,
      spero tornerai presto a commentarmi ancora, mi fa un piacere immenso.
      Un abbraccio

  5. Sembra che il mondo di oggi, avendo aperto praticamente tutto a quasi tutti crei una dose di frustrazione,m scontento, arrabbiatura in un numero sempre crescente di persone. Un tempo c’era un ambito sociale per ognuno, oggi tutti vogliono tutto e se non ce l’hanno ecco la frustrazione.Ti pare?

    1. Cara Clementina,

      la tua osservazione è perfetta, e completa sicuramente il mio articolo: te ne sono molto grata!

      Purtroppo, l’accessibilità a tutti di Internet ha comportato anche questo. Chiunque può dire quello che vuole, anche se non richiesto, anche se non competente, anche se fuori luogo.
      Se ne parla spesso, è un “fatto” piuttosto noto.
      Considera, inoltre, che la frustrazione è particolarmente facile da sfogare dietro ad uno schermo, al di là perfino della buona educazione!

      Ti ringrazio ancora e ti aspetto alla prossima
      un abbraccio

  6. Ciao, posso dire di avere personalmente sperimentato la verità di quello che dici: ogni volta che sono riuscita ad esprimere parei e sentimenti con calma e assertività sono risultata più incisiva e dunque più efficace

    1. Certo, Luisa!
      L’assertività è una dote troppo spesso sottovalutata, ed è anche una qualità rara da trovare.
      E’ un equilibrio difficile nella gestione della propria identità, tra passività e aggressività.
      Eppure è sempre vincente: è di sicuro anche una delle principali caratteristiche dei migliori leader.

      Si risulta, come dici tu, incisivi e più rispettati. Creando così una comunicazione aperta al confronto reciproco tra le persone e relazioni sane.

      Grazie mille del tuo commento e un abbraccio

  7. ‘E vero: sul web pare che ci sia una dose di aggressività diffusa veramente molto alta. Come quando si discute con qualcuno se uno solo comincia ad alzare la voce tutti i toni arrivano rapidamente allo spasimo. E certo la necessità di essere veloci e possibilmente di arrivare (dove?) prima degli altri fa crescere i toni: sembra che ognuno abbia sempre da rivendicare ingiustizie subite o offese di qualche tipo. Che brutto mondo: sarà per quello che mi piacciono i romanzi dell’800?

    1. Cara Anna,

      capisco bene che ti piacciano più i romanzi dell’800 🙂

      Sì, la comunicazione aggressiva crea un “effetto valanga”: si alzano sempre più i toni, la polemica si accende esponenzialmente e pare che vinca chi urli di più. Triste, ma vero.
      Soprattutto, come tu dici, nella comunicazione sui social media, dove il fattore temporale (arrivare prima… Di chi?) ha una fortissima rilevanza.
      Grazie mille per il tuo commento e la tua riflessione, hai decisamente centrato il fulcro del problema.

      Ti aspetto presto di nuovo tra queste pagine!

  8. Ciao, mi viene da chiedermi se in fondo non è tutta mancanza di tempo, quello che serve per tirare un respiro e riflettere un solo momento di più prima di ” partire in tromba “, come diceva mio padre! Che cosa ne pensi?

    1. Penso che …tuo padre avesse ragione da vendere!

      La rilevanza del fattore temporale sulle piattaforme social – che riflette poi il bisogno umano di essere sempre i primi… – impedisce quel respiro del pensiero che porta alla riflessione.
      E da qui si instaura molto in fretta un circolo vizioso, un “sempre peggio e sempre di più” che deteriora prima la comunicazione e poi le relazioni stesse.

      Un carissimo saluto

  9. Credo che se la lettura del tuo articolo porterà anche una sola persona a riflettere un momento prima di esplodere con la sua dose di rabbia potresti essere proprio contenta!

    1. Caro Federico,
      che dirti: assolutamente sì.
      Sarei e sarò più che contenta, proprio felice, se la lettura del mio post possa essere utile a cambiare il comportamento anche di una sola persona! 😉

      Benvenuto sul mio blog,
      spero tornerai presto a lasciarmi i tuoi commenti!
      Cari saluti

  10. Quanti tipi di rabbia ci sono!la rabbia che è silenzio( frustrazione), ma te la farò pagare (vendetta); quella che ci si mangia le unghie (invidia), quella che vorresti dirgliene quattro in faccia, quella che te la prendi con te stesso e tante rabbie e controrabbie ancora. E dopo aver comunicato le proprie emozionu su FB cambia qualcosa? Fino a che punto la parola scritta riesce a interpretare un’emozione? Ti faccio tante domande, cara Franci, sono retoriche, ma esprimono le mie perplessità e anche il mio parere al riguardo. . A presto

    1. Carissima Maria,
      grazie come sempre del tuo prezioso commento.
      Bellissimo.
      Una riflessione splendida!

      Posso solo rispondere (retoricamente): FB amplifica tutte queste forme di rabbia!
      Le amplifica, le rende pubbliche, consente purtroppo di alzare sempre più il tono polemico.

      Le parole scritte, soprattutto su un pc dietro ad uno schermo, non sono sicuramente in grado di esprimere le emozioni: io sono sempre e rimarrò sempre convinta che la Comunicazione Non Verbale sia indispensabile per questo.
      Purtroppo, è una comunicazione che le “faccine” (emoticons) non riescono certo a supplire!

      Grazie ancora
      ti abbraccio!

  11. Cara Franci, l’argomento che ci proponi oggi è molto attuale, perchè le ingiustizie, l’ignoranza culturale strisciante, i ritardi e le difficoltà nel sanare gli squilibri sociali e personali alimentano la rabbia o le rabbie. E’ certo importante farla uscire questa rabbia, per non ritrovarci bloccati, disarmati, impotenti e malati, a discapito poi, come sempre della nostra autostima. Sarebbe però opportuno anche ricercare le cause profonde che portano all’esplosione e lavorarci un po’ sopra da soli o con l’aiuto di qualcuno, invece di raccontare i fatti nostri sul web. E’ un’illusione di protagonismo che risolve poco. al massimo raccoglie un bel po’ di” mi piace “. Ciao , vorrei conoscerti di persona. Magari a qualche conferenza?

    1. Sarebbe stupendo conoscerti di persona, cara Cristina!
      Ti farò sapere a quali eventi parteciperò prossimamente, magari riusciamo davvero ad incontrarci.

      Parli di squilibri sociali e personali che alimentano qualsiasi forma di rabbia, frustrazione, insicurezza personale tale da dover alzare la voce per farsi sentire. E hai perfettamente ragione!

      Come al solito, mi viene da dire, è molto più facile sfogare le proprie emozioni negative NON elaborate piuttosto che impegnarsi in un percorso personale di consapevolezza e “lavoro su se stessi”.
      Troppa grazia! 🙂

      Spero allora a prestissimo e intanto ti abbraccio

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