La Resistenza al Cambiamento nell’Era Digitale: un apparente paradosso

Nell’Era in cui tutto cambia e quello che si scrive oggi può essere già superato e non più valido domani, si rivela in maniera ancora più evidente la Resistenza che gli esseri umani pongono al Cambiamento. A qualsiasi genere di cambiamento, perfino verso una realtà migliore, più facile o più felice. Sembra un paradosso e, in parte, lo è. Cerchiamo di capirne il perché.

Chi lavora sul Web e sui Social Network sa bene quanto sia fondamentale oggi rimanere costantemente aggiornati: ogni giorno o quasi si affacciano novità piccole o grandi ed è difficile pensare o scrivere qualcosa di definitivo – una guida all’uso ad esempio – a meno che non si tratti di linee guida piuttosto generali. Rimanere al passo coi tempi non è, tuttavia, una necessità solo per gli addetti al mestiere. Nell‘Era Digitale, dove la modalità di comunicazione cambia e si rinnova continuamente, tutti noi abbiamo necessità di tenerci aggiornati.
Quindi, di essere pronti a cambiare, anche per garantirci efficienza e successo personali.

Dal punto di vista psicologico, ampliando e approfondendo il contesto di vita e lavoro online e offline, tutto questo è sano e normale. E’ propriamente insito nella natura umana il desiderio di cambiare: crescere, muoversi, innovarsi, migliorare. E se pure non andiamo nella direzione di un miglioramento, è comunque indispensabile per tutti noi mutare, trasformarsi, cambiare forma. Perfino permettersi di trasgredire alla norma. Adattarsi più o meno frequentemente, e più o meno consciamente, a nuove realtà di se stessi.

Eppure, quasi paradossalmente, l’uomo ha una spiccata paura del cambiamento. Proviamo insieme a capirne il perché.

resistenza al cambiamento

La resistenza al cambiamento

<<La storia della vita sulla Terra – scrive Piero Angela, noto giornalista scientifico – è la storia dell’Adattamento all’ambiente. Attraverso una serie di mutazioni e selezioni, le specie vegetali e animali si sono continuamente adattate all’ambiente in trasformazione, trovando ogni volta le soluzioni giuste per sopravvivere nei climi più diversi>>. Chi non si adatta, non sopravvive.

È il principio di Selezione Naturale teorizzato dal biologo e naturalista britannico Charles Darwin. Il principale fattore su cui si basa qualsiasi processo evolutivo è la variabilità esistente negli individui che appartengono alla stessa specie. E oggi la scienza afferma che questa variabilità è conseguenza di mutazioni nel patrimonio genetico di qualsiasi organismo che riesca a riprodursi e, quindi, a garantire la sopravvivenza del gruppo.
L’azione della selezione naturale è un’interazione continua tra i singoli individui e l’ambiente. Tuttavia – ed è bene ricordarlo – è l’ambiente che sceglie. E sceglie chi si adatta nel modo ottimale, quindi chi è capace di cambiare in base alle esigenze esterne.

L’essere umano è capace, nella realtà della vita quotidiana, di adattarsi potenzialmente a tutto. Con una peculiarità: è l’unico essere vivente che pone una notevole Resistenza al Cambiamento. Per quanto si comprenda l’esigenza di stare al passo con i tempi dettati dall’ambiente sociale, la prima reazione dell’uomo è l’opposizione e la riluttanza. Una sorta di ribellione – conscia o meno – che comporta la necessità di prendere tempo. Tempo per vincere le paure. Tempo che spesso non c’è o si potrebbe risparmiare, con un vantaggio personale non indifferente. Perché porre Resistenza?

La prima spiegazione è quella del risparmio energetico mentale. Non mutare le proprie abitudini, generalmente consolidate e rafforzate negli anni tanto da permetterci un’organizzazione ottimale del tempo, consente di non doversi mettere in gioco per trovare forme e modalità diverse di vita e lavoro. Qualcosa che, indubbiamente, richiede impegno, sforzo psicologico, nonché una grossa dose di coraggio.

Cambiare, in questo senso, è parecchio stressante e faticoso: si deve andare contro le consuete azioni e contro le consuete modalità di pensiero per trovare nuove strade e nuovi percorsi. Si ha paura di farlo perché lasciare il proprio mondo conosciuto – la famosa Comfort Zone – significa sempre andare incontro all’imprevisto. E’ sempre un ricominciare da capo, spesso penalizzante all’inizio, anche se di certo è l’unica via per rimanere vivi, reattivi e vincenti.
Rimettersi in gioco è capacità di pochi, di fatto, perché richiede il coraggio di perseguire il nuovo pur rispettando e mantenendo il proprio equilibrio psichico. Muoversi verso una direzione ignota significa assumersi ogni rischio con consapevolezza di poter fallire. E questo induce l’individuo a convincersi che il pericolo che si corre cambiando sia maggiore di quello che si ha rimanendo fermi. Si sceglie la certezza. Anche se si è – almeno parzialmente – coscienti che l’immobilità dello status quo non ci porterà lontano.

Si pone, dunque, resistenza al cambiamento per non vivere il timore di una perdita di identità. Questo è il principale motivo per cui si può affermare che gli esseri umani sono per istinto conservatori. In questo istinto gioca un ruolo fondamentale l’appartenenza al gruppo. Gli individui innovatori, le persone più caratterialmente propense a cambiare, a rinnovarsi, a mantenere una forte elasticità mentale, si espongono al giudizio comune più di tutte le altre. Motivazione e determinazione a perseguire il cambiamento possono indubbiamente, infatti, essere vissute come fattori inquietanti, capaci di mettere a repentaglio l’equilibrio sociale. E di fatto è proprio così, ma è altrettanto vero che porre resistenza al cambiamento, anche e proprio per l’intero gruppo di appartenenza, è una non-soluzione all’evoluzione.

resistenza al cambiamento

La resistenza al cambiamento, inoltre, si concretizza in una tensione negativa che può declinarsi in diverse forme di atteggiamento: il rifiuto, il rinvio, l’indecisione reiterata nel tempo, fino a comportamenti di regressione vera e propria. Tutte azioni che non possono non ritorcersi sul personale successo e, soprattutto, sul personale benessere psicologico. La psicologia umana, proprio per questo, è capace di indicare precise modalità per gestire la paura e la riluttanza. Vediamo quali.

Innanzitutto, provare ad immaginare il peggior scenario che possa capitare. Sono, infatti, le nostre aspettative a innescare la paura, soprattutto perché si vuole inevitabilmente raggiungere il miglior risultato possibile e le aspettative diventano irrealistiche. Sembra un trucco banale, ma considerare con coscienza tutte le situazioni negative che possono venirsi a creare ci aiuta a restare coi piedi per terra. A non ingigantire le conseguenze emotive che presumiamo di dover subire e a causa delle quali poniamo tanta resistenza al cambiamento.
Accettare dentro di sé che il mutamento può comportare insuccesso è il modo migliore per avere successo.

Altro fondamentale suggerimento dato dalla psicologia – di cui abbiamo parlato più volte – è quello di imparare a riconoscere le proprie emozioni. Riconoscere, dunque, la paura che induce la resistenza al cambiamento per poterla gestire al meglio. E’ più che normale, infatti, in qualsiasi mutamento che i primi momenti siano i più difficili e si possano provare emozioni di disagio, impotenza, turbamento, insicurezza profonda. Abbiamo fatto bene a muoverci dalla consuetudine per cambiare? E’ la domanda che ricorre inconsciamente, e prenderne coscienza, affrontando le emozioni negative e accettando che si accendano in noi, non può che aiutarci a vincere qualsiasi resistenza o riluttanza a rinnovare noi e la nostra vita. Anche la gradualità è un elemento fondamentale. Evitare di porsi obiettivi di cambiamento “tutto e subito” permette al nostro equilibrio psicofisico di non incorrere in eventi bruschi, potenzialmente traumatici.

È necessario imparare che il cambiamento ha bisogno di una sua naturale evoluzione e naturale percorso. E, anche qui, il paradosso si fa sentire: la resistenza che poniamo consiste soprattutto nel prendere tempo, quando in realtà il cambiamento stesso ha un suo sviluppo mai immediato.

Qualsiasi situazione nuova, non abituale e non conosciuta, comporta rischi, aspetti negativi e incertezze. E, tuttavia, ognuna di queste incertezze si può trasformare velocemente in esperienze ricche di positività e di rinnovato benessere. Smettere di avere paura di fallire è, in fondo, il solo segreto per evolverci con successo. Ritrovando la gioia di sentirci creativi, unici, vitali e riscoprendo magicamente ogni nostra qualità rimasta nascosta.

36 thoughts on “La Resistenza al Cambiamento nell’Era Digitale: un apparente paradosso

  1. E’ vero è un paradosso che viviamo quotidianamente quello di dover mantenerci aggiornati, nel lavoro, e crescere rinnovandoci, ma aver contemporaneamente una immensa paura di fallire!

    1. Ciao Angela, benvenuta!

      Sì, è un paradosso vero, e lo è ancora di più nella nostra era digitale, dove le news e gli aggiornamenti sono continui e costanti.
      Anche chi non lavora sul Web, tuttavia, vive questa realtà: l’esigenza e la spinta a trasformarsi, a mutare e a crescere, ma al tempo stesso la paura di farlo. Paura perché?
      Prima di tutto di fallire, e direi che è un timore comprensibile: cambiare vita o anche solo comportamento comporta sempre un alto rischio.
      Inconsciamente, tuttavia, la paura è più profonda: è proprio la paura di perdere la propria identità.
      Quell’identità consolidata nel tempo e apparentemente certa, rassicurante.

      Sei d’accordo con me?

      1. Concordo con te, la paura di fallire mi blocca anche se spesso mi rendo conto che è totalmente irrazionale e cerco di andare avanti.

        1. Cara,
          rimanere nella propria Confort Zone è ciò che ci rassicura di più al mondo. E non solo, ci permette anche un notevole risparmio di energie psichiche!

          Tutto questo ovviamente è irrazionale. Non possiamo che cercare di comprenderlo, per superare – ogni giorno un pochino – i nostri limiti.

          Ti abbraccio!

      1. Ciao Chiara,

        come ho scritto a Lucilla, i consigli che la psicologia umana fornisce sono pochi ma buoni 😉
        Non farsi imbrogliare da aspettative troppo alte di successo, immaginarsi e accettare la possibilità di fallire, accettare perfino – difficilissimo ed essenziale – il fallimento stesso.
        Con gradualità, si vince ogni resistenza!

        Un abbraccio!

    1. Cara Lucilla,

      la psicologia dà alcuni consigli importanti, anche se – come sempre – non facili da seguire.
      Prima di tutto, come scrivo nel post, immaginarsi il peggior scenario possibile quando si effettua un cambiamento. E accettare che possa avverarsi. Le nostre aspettative smetteranno così di ingannarci.
      E poi accettare che esista questa paura: è naturale, è un’emozione sana, va compresa e gestita, evitando cambiamenti eccessivamente repentini. Ecco, direi che la parola chiave, è “gradualità”.
      Spero di esserti stata di aiuto.

      Ti ringrazio di essermi venuta a trovare e ti aspetto ancora tra queste pagine,
      a presto!

      1. Comprensibilissimo!
        Eppure si tratta di un trucchetto che, nella nostra psiche, consente di non farsi imbrogliare da aspettative troppo alte.
        Come scrivo: “Accettare dentro di sé che il mutamento può comportare insuccesso è il modo migliore per avere successo”.

        Un abbraccio, Flavia!

    1. Caro Maurizio,

      lo capisco bene!
      E’, infatti, il primo suggerimento che gli psicologi forniscono a chi rimane troppo impaurito dal cambiamento.
      Accettare che anche gli scenari peggiori, i fallimenti peggiori, possano accadere significa soprattutto abbassare le nostre aspettative.
      E il ruolo delle aspettative – soprattutto quelle inconsce – è sempre fondamentale.
      Magicamente, è proprio accettando il fallimento che …non si fallisce! 🙂

      A presto e un caro saluto

    1. Caro Massimiliano,

      l’uomo è un essere complesso 😉
      E’ conservatore, sì, perché le abitudini consolidate nel tempo sono rassicuranti e non comportano un dispendio di energia psichica – quel dispendio necessario, invece, in caso di cambiamento -.
      La natura fa sì che l’uomo, potenzialmente sia in grado di adattarsi a tutto, forse più di ogni altra specie vivente. Eppure, è l’unico che pone resistenza al cambiamento.
      Anche se cambiare significa andare incontro a miglioramenti, a realtà più felici e soprattutto a successi lavorativi.
      Oggi – rispondendo alla tua seconda domanda – questa resistenza al cambiamento è un pericolo, perché l’era digitale in cui viviamo pone costanti e continui mutamenti nel modo di comunicare e di relazionarsi. Quotidiani aggiornamenti ai quali dovremmo tenere testa.

      Ti ringrazio moltissimo di essermi venuto a trovare
      e spero tornerai presto!

    1. Caro Massimiliano

      …se smettessimo di aver paura di fallire avremmo di certo meno probabilità di fallimento!
      Paradossale eppur verissimo.
      Sono in gioco aspettative ed emozioni su cui vale davvero la pena concentrarsi e “lavorare”, se non altro per non ritrovarsi nei guai nell’era velocissima in cui viviamo.

      Come scrivo: “Smettere di avere paura di fallire è, in fondo, il solo segreto per evolverci con successo. Ritrovando la gioia di sentirci creativi, unici, vitali e riscoprendo magicamente ogni nostra qualità rimasta nascosta”.

      Un carissimo saluto e a presto!

  2. Ma non credi che un po’ di resistenza al cambiamento serva in alcuni casi? Concordo che spesso le paure sono ingiustificate, ma ci aiutano a riflettere sulle possibili conseguenze delle nostre azioni, non sempre seguire il flusso dei cambiamenti si dimostra la scelta corretta, ma accogliere il cambiamento quando necessario o giustificato ci aiuta a crescere come persone.

    1. Carissima Flavia,

      la resistenza al cambiamento serve per difesa psicologica, per dare tempo al nostro organismo e alla nostra psiche di adattarci, e anche – come dici tu – per osservare come davvero evolvono le relazioni, il lavoro, la società. Se, insomma, questo beneamato cambiamento è vantaggioso veramente o no.
      Credo tu abbia perfettamente ragione: serve accogliere il cambiamento e rinnovarsi solo per poter davvero crescere come persone!

      Un forte abbraccio

  3. Sono caduta e ho fatto molti errori in passato agendo d’impulso e assecondando i cambiamenti, invece adesso i cambiamenti mi terrorizzano vedo solo gli aspetti negativi e non le vere opportunità, come posso cambiare il mio atteggiamento?

    1. Cara Chiara,

      non è certo semplice.
      Se nella tua esperienza ci sono ferite emotive dovute proprio a cambiamenti repentini, posso solo consigliarti la gradualità: ogni cambiamento di successo avviene coi suoi tempi, mai d’improvviso.
      Ed è anche vero che non sempre cambiare significa migliorare.
      Eppure credo che valga la pena comprendere quanto tutto questo sia indispensabile alla nostra crescita personale.
      Pensa ai bambini e al loro istintivo entusiasmo: vanno incontro a qualsiasi mutamento adattandosi e diventando grandi senza tutte le paure che i grandi hanno!

      Spero di esserti stata di aiuto e ti aspetto ancora qui sul mio blog

    1. Sono io a ringraziare te, Chiara!
      E sono felice veramente che i miei articoli possano essere davvero di aiuto. Una grandissima soddisfazione!

      Ti abbraccio forte e, allora, ti aspetto alla prossima 🙂

    1. Ne sono felice, cara Clementina!
      Sì, è un argomento particolarmente difficile e complesso e proprio per questo pubblicherò altri post per approfondirne gli spunti.

      Grazie mille e un caro saluto

  4. Personalmente non ho paura del cambiamento, anzi della ripetitività, ma mi sembra che le tue osservazioni siano molto corrette

    1. Cara Clementina,

      è un’osservazione molto interessante: non cambiare fa più paura di cambiare…
      E’ esattamente come “dovrebbe” essere per tutti: rifuggire dalla staticità, dalla mancanza di elasticità e impegno mentale e – come dici tu – dalla ripetitività che, non solo annoia, ma di certo non permette alcuna crescita.

      Un abbraccio!

  5. Sono per natura sempre propensa a qualche cambiamento: come spostare i mobili di casa, per esempio! Non mi pare di avere troppa paura nemmeno dei cambiamenti gravi: però sono un po’ impaziente e quindi tendo a soffrire quando il cambiamento non si compie con la rapidità che immaginavo.

    1. Cara Anna,
      è molto bello per me leggere questo commento, vorrei che tutti fossero coraggiosi come te!
      🙂
      Perché dietro al tuo “spostare i mobili di casa” – che pare azione poco significante – c’è proprio la curiosità per il nuovo, il desiderio di innovazione e crescita, di trasformazione e continuo miglioramento di sé.
      Brava, ti faccio tutti i miei complimenti!

  6. Ciao, tutto giusto. Penso che la paura del cambiamento sia una manifestazione di pigrizia, mentale e non: quando qualcosa cambia bisogna inventare nuove soluzioni a problemi nuovi e qualche volta anche vecchi

    1. Esatto, Federico:
      dietro alla resistenza che poniamo al cambiamento c’è una riluttanza a impegnarsi mentalmente.
      Qualsiasi mutamento, a qualsiasi livello della vita personale o lavorativa, necessita di energia psichica. E tanta, anche.
      Tanta da fare paura.
      O, almeno, da far preferire l’immobilità.

      E’ questo il vero danno psicologico personale e anche il vero danno sociale.

      Un carissimo saluto

  7. Articolo pieno di spunti diversi: mi piacerebbe che tu ritornassi ad analizzare il perchè della resistenza al cambiamento che molti mostrano.

    1. Grazie cara Luisa!
      Tornerò sicuramente a scriverne ancora: è un argomento complesso, difficile da spiegare e approfondire in un solo articolo.

      Spero quindi che tornerai a leggermi al più presto: ti aspetto!

  8. Molto interessante l’argomento che ci proponi oggi! Sicuramente solo l’accettazione porta al cambiamento. E se vogliamo che la vita cambi penso sia necessario fortificare la nostra autostima e accettare tutto di noi , anche eventualmente la consapevolezza di essere degli analfabeti digitali.Aspetto il tuo parere e il tuo prossimo articolo martedì.

    1. Carissima Cristina, bentrovata!
      Sono felice che l’argomento di oggi ti abbia interessato e probabilmente tornerò ad approfondirlo ancora, perché è parecchio complesso.
      Dici benissimo: solo l’accettazione di sé – quindi anche della sana e normale possibilità di sbagliare, fallire, cadere e riconoscere i propri errori e limiti – porta al cambiamento.
      Hai decisamente centrato il fulcro della questione.
      E’ questa consapevolezza l’unica qualità umana possibile che si ha per crescere!

      Ti sono molto grata del tuo commento e ancora di più del tuo seguirmi ad ogni post!
      A martedì prossimo, allora,
      e un abbraccione

    1. Bellissimo:
      immaginare grazie a te, Maria, cosa magicamente dà forma alle farfalle!
      Grazie, uno splendido commento.

      E se cambiasse tutto?
      Non mi preoccuperei: nonostante la super velocità dell’era odierna, qualsiasi mutamento personale o sociale si prende il suo tempo per consolidarsi 😉

      un caro saluto

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