“La Famiglia Adolescente”: diventare Adulti al tempo dei Social Media

L’età dell’Adolescenza è un periodo cruciale per la vita dell’uomo: è l’età dell’opposizione alla figura dei genitori, che fino a quel momento, sono stati per il figlio i pilastri necessari per la sopravvivenza. Si tratta di un’opposizione che deve potersi esprimere per dare forma concreta all’Identità Adulta dell’individuo. Nell’Era Digitale odierna, tuttavia, la Famiglia stessa subisce profondi cambiamenti e i Social Media vengono investiti di ruoli troppo spesso inadatti. 


E’ del 2015 l’uscita del libro “La Famiglia Adolescente” di Massimo Ammaniti, professore onorario dell’Università “La Sapienza” di Roma, psicoanalista dell’International Psychoanalytical Association. Anche a distanza di tempo, il tema trattato dal noto studioso – che è stato anche membro del Board of Directors della World Association of Infant Mental Health – rimane più che attuale.
Essere genitori al tempo dei Social Media è sempre più complesso, in particolar modo durante l’adolescenza dei figli. Età difficile da gestire per gli adulti, età faticosissima da superare per i giovani.È l’età dell’opposizione, del “no” sempre e comunque detto, a prescindere da quello che realmente si pensa. Un “no” forte, urlato dentro e fuori di sé, che rappresenta l’unica possibilità che ha il figlio di delineare, costruire e rafforzare la propria personale identità.

Famiglia Adolescente nell'era dei social media

È purtroppo noto che l’impossibilità o l’incapacità di superare l’età adolescenziale comporta successivamente nell’individuo squilibri più o meno gravi. Semplicemente perché non si è potuto realizzare il giusto e sano distacco dall’identità dei genitori. Il giovane individuo continuerà, quindi, la sua crescita verso l’età adulta senza avere le armi psicologiche per farlo, camminando su di un equilibrio impossibile da mantenere. Non superare l’adolescenza comporta sensi di colpa, frustrazioni, forti instabilità psichiche ogni volta che ci si distacca, anche solo nei propri interiori pensieri, dalla famiglia originaria di appartenenza. Come se, a diventare adulti davvero, si tradisca chi ci ha messi al mondo.

Massimo Ammaniti, nel suo libro, sottolinea quanto questo eterno dilemma acquisisca caratteristiche ancora più gravi e difficili da gestire proprio ai giorni d’oggi, nell’era digitale e della comunicazione sui Social Media.
<<Genitori che faticano a diventare adulti, figli che faticano a crescere. Un universo vischioso in cui nessuno vuole emanciparsi>>.

Esattamente come se le generazioni non si riconoscessero più. Le prime cause di questo pericoloso cambiamento familiare sono indubbiamente la riduzione della natalità e l’aumento dell’età media in cui si diventa genitori. Si accorciano le distanze. Si assottigliano sempre di più le differenze comportamentali: i confini del mondo genitoriale sfumano e i genitori stessi rimangono adolescenti.

Come può succedere?

Se l’adolescenza permette la costruzione di una personale autonomia – pur con vere e proprie sofferenze sia per i figli che per i genitori – oggi figli e genitori sono sempre più legati da un rapporto simile all’amicizia, una relazione d’intimità e di reciproca condivisione di comportamenti che avvicina, ma al tempo stesso rende rischiosamente inafferrabile e confusa la distinzione generazionale. Se l’autorevolezza dei genitori viene a mancare, ecco che i figli non possono più contare su quei pilastri esistenziali a cui ribellarsi per distinguersi. Distinguersi seguendo un percorso di crescita sano, dove esistano punti fermi e conquiste sicure.

Il genitore che non vuole crescere è causa di tutto questo? Secondo Ammaniti, sì.
<<L’adolescenza dei figli avviene quando i genitori si avvicinano ai 50 anni e la crisi del genitore si interseca con quelle del figlio. Nelle famiglie adolescenti, di conseguenza, il tasso di insicurezza è fortemente aumentato. Anche perché gli ultimi decenni hanno via via smantellato i modelli educativi di riferimento>>.

La conseguenza inevitabile è che i genitori di oggi sono frequentemente insicuri, in crisi d’identità, e cercano conferme di sé stessi proprio nei figli. Un netto ribaltamento dei ruoli che porta alla definizione di “famiglia liquida”.
Continua Ammaniti: <<Non sono più soltanto i figli ad aver bisogno della legittimazione dei genitori, ma sono anche i genitori ad avere bisogno delle conferme dei figli. È come se il riconoscimento e il valore stesso del ruolo genitoriale dipendessero in misura importante dall’approvazione filiale. E questo provoca un rapporto rovesciato: si alimenta, nei casi più complicati, un rapporto di sudditanza nei confronti dei figli>>.

Famiglia Adolescente nell'era dei social media

“L’adolescenza è una malattia normale, il problema è dei genitori e della società: sono abbastanza sani da poterla sopportare?” Donald Winnicott

In questa situazione famigliare, sono proprio i Social Media a venire in soccorso ai figli. La necessaria rivoluzione interiore dell’adolescenza si svolge sulle piattaforme del Web, non potendo più avvenire nel rapporto diretto con i genitori. Rischio e beneficio, perché sappiamo ormai tutti che i Social Media necessitano di un’educazione digitale accurata per poter essere usati al meglio.

Pur essendo puramente strumento di comunicazione, la Rete assume il ruolo della famiglia: diventa quel luogo dove gli adolescenti si incontrano e scontrano, si confrontano per riconoscere progressivamente la personale identità, affidando ai Social Media i tormenti della loro difficile età.

Certo, i conflitti dentro le mura di casa sono diminuiti esponenzialmente.
Genitori e figli, sempre più simili e accomunati dalla stessa necessità di conferme e dagli stessi desideri di rivalsa, smettono di litigare tra di loro.

Il pericolo maggiore diventa, a questo punto, la perdita dell’età della responsabilità. In uno scenario in cui sia genitori che figli sono alla ricerca costante – entrambi – della realizzazione di sé stessi, <<padri e madri faticano a fare i genitori e, al pari dei loro figli, arretrano dinanzi alle responsabilità>>. Il senso di responsabilità e la realizzazione di sé stessi vengono delegate proprio alla Rete, a quelle piattaforme di Social Media in cui si rimane sempre più connessi, iperconnessi, alla ricerca di risposte esistenziali non certo facili da trovare nella comunicazione esclusivamente digitale.

I Social Media divengono, dunque, spesso l’unica possibilità per cercare conferme, confini, immagini riflesse di sé.

Concludendo, Ammaniti sostiene che <<la soluzione non quella di tornare indietro. E’ necessario cambiare marcia, non confondere l’autorità con l’autoritarismo. Non si tratta di ricreare vecchie barriere, ma di capire che la separazione serve a salvaguardare le differenze che caratterizzano ogni essere umano>>.

37 thoughts on ““La Famiglia Adolescente”: diventare Adulti al tempo dei Social Media

  1. Genitori e figli oggi sembrano vivere la medesima età dell’adolescenza, in continua ricerca di conferme. Quanto è dannoso?

    1. Cara Lucrezia,
      benvenuta tra le pagine del mio blog!

      E’ esattamente così: l’età sempre più avanzata in cui si diventa genitori oggi – e non solo questo – fa sì che madri/padri e figli vivano insieme l’età dell’Adolescenza.

      Un’età di opposizione alla “Norma” e all'”Autorità”, in cui proprio questa opposizione permette lo stabilirsi di una responsabilità, di un’identità distinta e unica, di una personalità adulta.
      Se in questo stadio della crescita del figlio, i genitori sono in balia della stessa ricerca di conferme, i giovani adulti cercheranno fuori dalla famiglia quel “terreno di incontro-scontro” che permetta loro di diventare uomini.

      La Famiglia Adolescente è quindi qualcosa di parecchio dannoso, anche perché sono i Social Media quel territorio di ricerca di conferme e opposizioni che viene investito d’importanza.
      Il più delle volte senza controllo alcuno.

      L’Adolescenza è un’età difficile, ma indispensabile da superare e merita tutta la responsabile presenza dei genitori!

      Spero di aver chiarito i tuoi dubbi, cara Lucrezia, e …a presto!

    1. Carissima Flavia,

      bellissimo ritrovarti ad aspettarmi!
      E felicissima io di avere un’attenza lettrice come te.
      Un abbraccio forte forte

    1. Cara Sonia, è proprio questo il punto cruciale, il fulcro del problema.

      L’adolescente ha bisogno di un’autorità cui opporsi per trovare i nuovi confine di sé, del proprio Sé adulto.

      Se questa figura viene a mancare – perché magari genitori e figli sono più che altro amici, e con le stesse problematiche – lo sviluppo di un’identità adulta e responsabile da parte del giovane uomo sarà molto difficile da crearsi!

      Un caro saluto e aspetto di rileggerti presto tra le mie pagine 🙂

  2. E la responsabilità? certo non è dei social media ma i social media diventano l’unico luogo d’incontro e di scontro per i figli che devono diventare adulti.

    1. Verissimo Daniela!
      Sappiamo già che i social media non sono né buoni né cattivi: sono strumenti di comunicazione da sapere usare consapevolmente.
      E il loro ruolo, in questo caso, non è certo quello di sostituirsi ai genitori nel far crescere il proprio giovane adulto!

      Eppure, è quello che avviene.
      L’adolescente non ascoltato all’interno della famiglia, o che ritrova nei genitori gli stessi suoi dubbi e la stessa necessità di opposizione e conferma, ecco che con estrema facilità si rivolge ai Social per trovare un modo – nell’incontro/scontro con coetanei – di identificare se stesso.
      Uno scenario a mio avviso particolarmente grave!

  3. non ho figli adolescenti, ma mi appare chiaro che oggi sia sempre maggiore il pericolo di non vivere in pieno questa età. Quali sono poi le conseguenze?

    1. Cara Chiara, grazie per la tua domanda estremamente utile.

      Le conseguenze di non riuscire a vivere in pieno l’età dell’adolescenza sono piuttosto gravi.
      Il figlio, prima di questa età, vede nel genitore il proprio idolo (specialmente nella madre), il proprio ideale di persona e cerca, proprio per questo, la sua approvazione ad ogni decisione che prende e ad ogni passo che fa.
      Si crea un rapporto estremamente stretto tra genitore e figlio.
      Quando inizia l’età dell’adolescenza (dai 16/17 anni circa) nasce spontaneamente nel giovane il bisogno di distinguersi dall’identità genitoriale. Ed è sano, sanissimo che lo faccia, perché non potrebbe altrimenti diventare un essere adulto responsabile di sé e degli altri.

      L’impedimento a vivere e superare al meglio l’adolescenza ha, quindi, conseguenze particolarmente gravi proprio nell’equilibrio psicologico del figlio, che non riuscirà a “pensare, agire, essere” senza continuare a dipendere dalla figura genitoriale.
      Un giovane adulto mancato, inoltre, è più facilmente vittima di disturbi della personalità, in particolare di forme di dipendenza, di irresponsabilità, di manie più o meno compulsive.
      Tutti disturbi di natura psicotica.

      Spero di essere stata sufficientemente d’aiuto ed esaustiva!
      Ti abbraccio

    1. Purtroppo sì, cara Serena: è una situazione che si vede realizzarsi sempre più spesso.

      Genitori e figli “troppo” amici? E’ giusto che ci sia dialogo aperto e armonia, ma non lo stesso bisogno di certezze e conferme!
      Genitori eterni adolescenti non possono che ritrovarsi in casa giovani adulti sempre più irresponsabili, anche perché niente può sostituire – in questa età difficile come l’adolescenza – il ruolo genitoriale, tanto meno le piattaforme di Social Media…

  4. Ma non credo che possiamo dare colpa alla rete , molti genitori si comportano in modo scorretto anche senza essere cresciuti nel mondo di Fb , i loro figli li imitano ,parlo da insegnante di matematica , ormai manca totalmente il rispetto per l’autorità che viene sfidata in continuazione

    1. Carissima Rosaria,
      certo che non si può dare colpa alla Rete! Non mi stancherò mai di dire che i Social Media sono uno strumento da saper utilizzare, quindi né buono né cattivo in sé stesso.

      La mancanza di rispetto nei confronti dei genitori – esattamente come tu dici – non è affatto dovuta all’esistenza del Web: è nella scarsa autorevolezza (Vs autorità) che i genitori hanno sempre più spesso. A genitori poco responsabili, corrispondono inevitabilmente adolescenti mal educati. E aggiungo anche che, se è vero che l’adolescenza deve poter essere vissuta come età dell’opposizione, è altrettanto vero che l’adolescenza deve essere superata.
      Il giovane deve aver trovato i confini della propria identità e introiettata, soprattutto, la responsabilità di stare al mondo da adulto!

      Spero di esserti stata di aiuto e ti ringrazio moltissimo

  5. L’adolescenza dei miei figli è per me ormai lontana e quindi non posso parlare per immediata esperienza. Ma ripensando alla mia adolescenza ricordo molto l’impulso a distanziarsi dal modo di essere dei miei genitori, pur senza la necessità di esecrarlo: non è indispensabile condannare quello che non si sceglie di essere.

    1. Sacrosantissime parole, cara Nina!
      Non è indispensabile condannare né rinnegare ciò che si è tanto amato, ma poi non si sceglie di essere.

      Proprio per questo, un genitore capace di far vivere con libertà e protezione insieme l’età dell’adolescenza ai propri figli, sarà anche il genitore che riuscirà successivamente a scoprire nei figli un’identità diversa sì, ma responsabile e matura.

      Difficile, ma per nulla impossibile!
      Grazie mille e torna presto a trovarmi 🙂

  6. Penso che la condivisione anzi il consumo degli stessi beni finalizzati all’apparire sempre di più quello che non si è e si crede di dover essere ( belli, sani, giovani, palestrati, ecc.), accomuni le generazionin( a volte possiamo includere anche i nonni), perciò spesso non esistono più aree di età ben definite, non esiste nè bisogno nè concetto di rispetto e autorevolezza, perchè non ci sono più i famosi esempi e i soli punti di riferimento ce li può fornire con estrema facilità, superficialità e abbondanza il mondo del Web. Troppo pessimista? forse , ma anche realista credo . Ciao Franci, bentornata

    1. Grazie Cristina del tuo commento,
      ho dovuto fare una pausa, ma eccomi tornata ed è bellissimo che tu sia qui ad aspettarmi!

      Non sei troppo pessimista: quello che tu descrivi è sempre più spesso lo scenario che avviene all’interno delle famiglie.
      Che l’epoca attuale, grazie anche alla tecnologia – non certo condannabile di per sé – veda lentamente sparire i confini generazionali è un pericolo: qualcosa cui stare molto attenti, dal momento che i rischi sono psicologici.

      Gli strumenti del Web non sono né buoni né cattivi, neppure per i nonni 😀
      Bisogna, però, saperli utilizzare al meglio, averne una Educazione Digitale.
      La mancanza di autorevolezza e di rispetto non sono causate da questi strumenti, ma dalle insicurezze generazionali sempre più forti.
      Adulti che vogliono apparire giovani, giovani che vogliono prendere le parti degli adulti, etc: una confusione all’interno dell’ecosistema familiare che comporta la perdita delle identità psicologiche.
      Dici bene: come fanno i figli a vivere e superare l’età dell’adolescenza se non hanno modelli da rispettare e punti di riferimento a cui opporsi?

      Come scrive Ammaniti, la soluzione non quella di tornare indietro. E’ necessario cambiare marcia, non confondere l’autorità con l’autoritarismo. Non si tratta di ricreare vecchie barriere, ma di capire che la separazione serve a salvaguardare le differenze che caratterizzano ogni essere umano.
      Nessuno può, a mio avviso, scriverlo meglio di lui!

      Un forte abbraccio

  7. Ho fatto l’insegnante per molti anni e posso confermare che il rapporto ” da amici” e peggio ancora “da pari” fra genitori e figli porta prima o poi a qualche problema relazionale, nel migliore dei casi, o di personalità dei figli: poi, col passare degli anni, questa situazione incancrenisce e non può che peggiorare. Ciao

    1. Cara Anna,
      tu l’hai vissuto come insegnante, ma forse anche come mamma: il problema del non superamento dell’adolescenza comporta problemi nella personalità dei figli piuttosto gravi, che non possono, col tempo, che peggiorare e cristallizzarsi.

      Che i genitori siano in armonia coi figli è cosa ben diversa dall’essere pari a loro. E, soprattutto, la situazione peggiora quando sono proprio i genitori a chiedere conferme e aiuto ai figli nell’età adolescenziale.
      Rispetto e autorevolezza servono. Servono eccome per rendere le relazioni di entrambe le generazioni solide e sane.

      Un carissimo saluto

    1. Che carina che sei Clementina!
      Sì, ho dovuto allontanarmi dal blog per un po’, ma come vedi sono tornata a scrivere articoli “densi” – come tu dici – che possano essere di riflessione per tutti.

      Ti aspetto quindi alla prossima, non mancare mai!

  8. Sono del parere che il mondo del web non abbia colpa di questo fenomeno, che si è verificato in ogni epoca: soltanto oggi però è più facile sembrare accomunati in qualcosa di comune a genitori e figli, cioè avere una buona occasione per non fare i genitori sul serio!

    1. E io, Federico, sono d’accordo con te!
      Ancora una volta ribadisco che il Web e i Social Media non hanno colpa, sono strumenti da saper usare con consapevolezza.
      Sono un po’ una scusa, oggi? Una giustificazione per accomunare interessi e passatempi di genitori e figli?
      Probabilmente sì, ma – come dici tu – saper fare i genitori con responsabilità (e certo nessuno ce lo insegna) significa anche essere maturi a sufficienza per rimanere a fianco dei figli durante tutte le fasi della sua crescita. Nell’adolescenza in particolar modo!

      Ti aspetto ancora tra queste pagine, carissimo

  9. Allora Francesca dove ti eri cacciata?bella la proposta di oggi , molto stimolante. per crescere bisogna proprio opporsi agli adulti, che una volta erano o sembravano fatti apposta per dire sempre:- no, adesso sei troppo giovane, prima il dovere e poi il piacere- e via ricordando. Ma adesso a chi opporsi se la madre sembra la sorella maggiore e il padre c’è e non c’è , e comunque sono quasi sempre disposti a concedere i SI? Così si resta tutti dei bambini cresciuti e si crede nelle favole. Un abbraccio

    1. Carissima Maria, ho dovuto ahimè fare una sosta lavorativa.
      Ma eccomi tornata con un post, credo, piuttosto ricco di spunti di riflessione! Stimolante, insomma, come dici tu, mia cara.

      Purtroppo restare bambini cresciuti non è il solo degli scenari possibili.
      I giovani che non vivono – e non superano – l’età dell’opposizione e l’adolescenza faranno una fatica impressionante a tracciare le linee della propria specifica identità, di quell’essere se stessi come unici e responsabili di sé.
      Disturbi perfino psichiatrici possono essere rilevati e rendere impossibile la vita all’interno dell’intera famiglia!

      Un abbraccio a te!

  10. Bentornata!!! Come sempre qualcosa su cui riflettere, sia come genitori sia come figli: Anche se penso che nessuno che sia nella posizione di figlio si metta a pensare in questo modo: sicchè alla fine non è una ulteriore responsabilità dei genitori essere tenuti a vedere le cose anche da un punto di vista più esterno?

    1. Caro Federico, grazie del caloroso saluto!

      Ti rispondo subito: SI’.
      Sì, è puramente responsabilità dei genitori – in un’età tanto difficile e penosa da superare per i figli – rimanere punti di riferimento stabili, pilastri forti anche se non più riconosciuti.
      Non sono mamma, ma sono certa che quell’età sia dolorosa da vivere per entrambi, genitori e figli.
      Per i figli perché devono trovare se stessi, da soli, e opporsi fa loro male indiscutibilmente. Per i genitori perché devono avere la forza psicologica di essere certi di non stare perdendo i loro cari, ma di stare anzi aiutandoli al meglio. Nonostante tutti i sofferti “NO”…

      Un forte abbraccio

  11. Cara Francesca, vorrei fare una considerazione. Spesso si dice, magari anche a sproposito, che i figli sono lo specchio dei genitori e dei loro insegnamenti. Penso che tutto cio’ sia vero, in sintesi, cio’ che un genitore insegna il figlio applica- la rabbia crea rabbia, il perdono porta a perdonare- ma quando un genitore e’ assente anche per cause di forza maggiore cosa imparano i figli? E qui secondo me entra in gioco il web e i social. Un ragazzo, non ancora formato caratterialmente, non e’ altro che una spugna ma tutto cio’ che apprende arriva da una fonte pericolosa ossia il WEB. Lo porta a non approfondire le notizie ma solo a leggerle( mi potrei riagganciare ad un tuo vecchio articolo) e quindi a non ragionare con la propria testa. Tutto cio’ a cosa porta secondo me? A non sapersi confrontare con altre persone a non saper dialogare e sostenere una propria idea che magari e’ fuori dal coro e questo porta a non crescere intellettualmente ma solo anagraficamente. Per concludere a mio parere non e’ che i social vengono investiti da compiti inadatti ma possono essere un tramite per aiutare i genitori a far crescere i propri figli su argomenti scelti proprio da loro per poter aprire le loro menti.

    1. Caro Matteo,
      innanzi tutto grazie di cuore per essere venuto a lasciare il tuo commento: per me è molto importante.
      Sono fondamentalmente d’accordo con te: Web e Social Media dovrebbero essere strumenti di conoscenza e di aiuto per i ragazzi, per aprire le loro menti – come tu dici – e per crescere meglio e di più. Tuttavia, è di tutti i giorni ormai la diatriba su quanto sia indispensabile una capillare Educazione Digitale fatta ai giovani (ma anche ai genitori e nelle scuole), proprio perché, come dico sempre, la Rete e le sue piattaforme sono uno strumento, né buono né cattivo, che va saputo usare con consapevolezza.

      Nell’articolo, poi, io mi concentro sulle nuove dinamiche che avvengono in famiglia durante l’età adolescenziale dei figli.
      D’accordissimo con te nel giudicare i giovani – soprattutto i più piccoli – come “spugne”, eppure l’adolescenza è esattamente l’età dell’opposizione, di quell’opposizione a ciò che si sente dai genitori, ma anche nella società in genere. Ed è sanissimo, questo atteggiamento: è solo così che il giovane può rendersi conto di chi davvero vuole essere e diventare, farsi una personale coscienza e responsabilità, delineare con precisione la propria futura identità.
      Età di pene e dispiaceri, l’adolescenza, eppure età indispensabile da vivere e da superare. Se nella famiglia manca il ruolo genitoriale autorevole e stabile a sufficienza, il ragazzo troverà fuori dalla famiglia – e quindi in particolar modo sul Web – il luogo adatto per potersi confrontare e crescere.

      Spero di averti dato una risposta soddisfacente, e ti ringrazio ancora moltissimo per la tua riflessione.
      Ti aspetto ancora su queste pagine e un abbraccio forte

  12. Ciao caro Aldo,
    …oserei dire che tu hai perfettamente ragione!! 😉

    Un conto è avere rapporti da amici – tra padri e figli -, quindi rispetto, amore incondizionato, ascolto etc, un conto è ESSERE AMICI.
    Questo diventa subito un problema grave: i figli devono poter contare su pilastri più forti e stabili di loro e i LORO PARI devono esser e …fuori di casa.

    Grazie mille del commento, ti aspetto ancora!

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