Scrivere per il Web: analogie e differenze con la Scrittura Tradizionale

Scrittura tradizionale e scrittura Web: ci sono analogie? E quali sono le differenze? Basta sfogliare un libro e successivamente leggere un paio di articoli pubblicati su un sito Web per capire che le tecniche di scritture tradizionali (o meglio, non tutte) non possono funzionare anche sul Web. Cambia il supporto, cambia lo stile di lettura, cambiano i tempi di fruizione. Cambia tutto!

Certo, prima dell’avvento del Web, si leggeva esclusivamente su carta stampata. Ora le cose sono decisamente cambiate e abbiamo molte più fonti da cui attingere informazioni. Anzi, siamo letteralmente bombardati dalle news, e siamo felici di esserlo.
Ma cosa cambia per gli addetti ai lavori? Scrivere per il web è uguale a qualsiasi altro tipo di scrittura? La domanda è sicuramente pertinente. Sicuramente vi chiederete cosa c’è di così speciale nella scrittura sul Web. Le parole sono parole dopotutto: se un testo è scritto bene, il mezzo non dovrebbe fare la differenza. E c’è del vero in questa affermazione.

È ovvio che gli elementi di base della buona scrittura sono gli stessi: una buona grammatica, un buon lessico e una buona idea aiutano il lettore ad arrivare al termine del testo. Eppure le analogie terminano qui. Purtroppo, quando ci si approccia alla scrittura sul Web, bisogna tenere in considerazione tre grossi fattori di “rischio” di cui la scrittura su carta sembra essere immune.

scrittura sul Web

La soglia di attenzione del lettore
Un lettore che sta leggendo un documento online è sempre meno propenso a leggere testi particolarmente lunghi. Non vi aspettate che il vostro utente continui a scrollare la pagina per continuare a leggere il vostro testo: il tipico lettore arriva a leggere solo “above the fold”, cioè il testo compreso nella schermata che l’occhio riesce a delimitare. Nessuno scroll, nessun “continua a leggere”.

Tutto e subito
Un utente che arriva sul vostro sito lo fa perché sta cercando una risposta a una sua domanda. Che sia una ricerca, un tutorial o un file lo vuole ora e subito. Se quindi l’informazione non viene data in quel preciso istante, ecco che l’utente lascia il vostro sito Web per un altro, che sicuramente gli darà l’informazione cercata in meno tempo. Purtroppo, sul Web non esiste il concetto della “pazienza”. Nessuna attesa e nessuna fatica: questo vogliono i lettori sul Web.

I veri lettori non esistono
A meno di pochi lettori affezionati a determinati blog, l’utente arriva a un determinato sito perché ha bisogno di quella informazione. Una volta che la sua curiosità viene appagata, probabilmente si dimenticherà di quella fonte. Triste, vero?

Se questi tre concetti sono chiari è di certo ancora più chiaro il motivo per cui è utile, se non essenziale, ottimizzare un testo per il Web: per aumentare la probabilità di essere trovati dai motori di ricerca e, soprattutto, aumentare la probabilità che un lettore continui a leggere il nostro articolo.

La piramide rovesciata
Come detto precedentemente, i veri lettori non esistono e dobbiamo cercare di dare l’informazione cercata dal lettore nel più breve tempo possibile, altrimenti il lettore abbandonerà la pagina e cercherà la risposta altrove. Tutto e subito, quindi. In termini giornalistici questa tecnica è chiamata piramide rovesciata.
Inseriamo la notizia più importante nel primo paragrafo dell’articolo, rispettando le classiche 5W (chi, dove, cosa, quando, perché) e, a mano a mano che scendiamo nei paragrafi, scriviamo dettagli importanti, ma sempre più generici. L’utente che arriverà a leggere solo il primo paragrafo troverà l’informazione cercata, tutti i lettori che hanno avuto il tempo di arrivare in fondo verranno premiati con informazioni dettagliate.

Perché lo facciamo? Perché l’utente sul web si scoccia di noi molto facilmente.
È stato calcolato che, nei primi 10 secondi di visualizzazione di una pagina Web
la probabilità che un lettore abbandoni la pagina è altissima. Come detto, se il lettore non trova subito la risposta alla sua domanda andrà via. Se, tuttavia, catturiamo la sua attenzione, tale probabilità si stabilizza. Quindi i primi 10 secondi sono i più importanti per la “riuscita” di un articolo. E cosa legge un utente medio nei primi 10 secondi? Sicuramente il titolo e il primo paragrafo.

Le keywords come strumento di indicizzazione
Sono le parole chiave ad essere utilizzate per intercettare il traffico proveniente dalla ricerca organica sui motori di ricerca. Il primo step è quello di individuare alcune parole chiave che identificano la nostra attività o il sito Web. Queste parole chiave dovranno poi essere diligentemente inserite nei testi delle pagine Web del nostro sito (in alcune posizioni opportune), dalla descrizione agli articoli. Maggiore è la vicinanza di una parola chiave a queste zone e maggiore sarà la probabilità che i motori di ricerca attribuiscano importanza alla keyword. Tra le zone più importanti ci sono i tag <title> e i vari tag <h1>, <h2> e <h3>

E allora come possiamo aumentare la probabilità che un testo scritto per il Web venga letto fino alla fine?

scrivere per il web

Strutturiamo il testo in paragrafi
I testi lunghi sul Web possono funzionare solo se diamo la possibilità al lettore di non stancarsi nella lettura. Dividiamo, quindi, un testo lungo in più paragrafi. E se vogliamo fare ancora meglio, diamo un titolo a ogni paragrafo. L’utente ringrazierà!

Scriviamo un abstract
Bastano un paio di righe all’inizio dell’articolo che raccontano tutto quello che verrà detto nel testo. Se l’utente è alla ricerca di una risposta la troverà subito; se vuole i dettagli, leggerà tutto il resto.

Ottimizzazione SEO
Cercate di inserire le keywords nel titolo, nell’abstract, all’inizio di ogni paragrafo e nei titoli di ogni paragrafo. Qui saranno i motori di ricerca (Google in primis) a ringraziarvi.

Laureato in astronomia con una tesi sui “Transneptunian Objects” è da sempre appassionato di web e tecnologia. Attualmente è responsabile digital di Nomos Centro Studi Parlamentari e responsabile della comunicazione di Frascati Scienza.
Web Site: www.raffaelegiovanditti.it
Raffaele Giovanditti

35 thoughts on “Scrivere per il Web: analogie e differenze con la Scrittura Tradizionale

  1. Sono una lettrice paziente e di un testo non leggerei mai soltanto l’inizio: capisco però che attualmente e per quanto riguarda il web le cose stanno esattamente come descritto. Il tutto è stato espresso molto chiaramente e lucidamente

  2. Pensandoci bene queste osservazioni si potrebbero applicare ad un qualunque articolo giornalistico: mi rendo conto dicendolo che spesso sul quotidiano leggo solo un quarto di ciò che è scritto!

    1. E’ vero, cara Anna.
      Ma è perché non abbiamo tempo, perché corriamo dietro ai nostri ritardi, o perché non ci interessa poi molto quello che leggiamo?

      Entrambe le cose, a mio parere.
      Un abbraccio

  3. Considerando bene, anche questo è un articolo di psicologia: riguarda chi legge sul web, ma anche semplicemente la maggior parte di noi in generale, che oggi siamo impazienti in ogni campo e in ogni momento e penseremmo di essere defraudati di qualcosa se avessimo la sensazione di perdere anche un solo minuto . ‘E su quel “perdere” che varrebbe la pena di discutere, ti pare?

    1. Cara Anna,
      permetti che sia io a risponderti:
      sono d’accordissimo con te!
      Perderci qualcosa mentre siamo intenti a fare altro.
      Perdere tempo godendo del tempo.
      Impazientemente non saper aspettare per paura di perdere.
      Ma che cosa?
      Alla fine, forse, il “che cosa” perde d’importanza dal momento che la paura di essere derubati del tempo rende il tempo il lusso maggiore oggi, e, al tempo stesso, svilisce qualsiasi attività ci coinvolga.

      Un carissimo saluto

    1. Ciao,
      credo che purtroppo questa prassi che Raffaele descrive tanto bene sia troppo consolidata, almeno per quanto riguarda la scrittura su Web, perché si possa in qualche modo tornare indietro.
      E ti parla una che scrive – contrariamente a quanto suggerito – post molto lunghi e articolati.

      Perdo lettori? Forse, nel senso che pochi magari arrivano a leggere i miei articoli fino all’ultima parola. Tuttavia, io ho scelto e continuerò sempre a scegliere la qualità e il valore del contenuto.

      Vado controcorrente? Felice di farlo!

  4. Osservazioni molto giuste e convincenti: penso che i due generi di scrittura abbiano in generale due generi di lettori/utenti diversi. la scrittura sul Web appartiene ad un registro comune a quello della pubblicità: per informare deve attrarre e convincere, mentre la scrittura tradizionale viene scelta per altre finalità, dall’approfondimento allo studio ,dalla moda alla semlice esigenza di coltivare la lettura.

    1. Beh, sono dunque molto contenta che questo articolo di Raffaele ti abbia insegnato, forse, qualcosa.
      Un abbraccio, Rosaria 🙂

  5. Mi stupisco : una persona che decide di leggerli, davvero ha una soglia di attenzione cosí bassa? Significa che non arriverá mai a leggere fino alla fine. E mi domando: a cosa serve allora impegnarsi nello scrivere contenuti di valore?

    1. Caro Raffaele, ti risponderò io al posto del tuo omonimo che ha scritto il post.

      Se hai letto articoli miei, ti sarai reso conto della loro insolita lunghezza. E’ perché io, sempre e comunque, prediligo documentarmi bene e poi puntare sul valore e la qualità perfino della scrittura, del mio modo di scrivere, intendo.

      Con ciò rischio moltissimo: ne sono cosciente. Molti dei miei lettori arrivano alla fine del post perché mi conoscono, ma tanti so che si fermano ai primi paragrafi, o saltellano da un grassetto all’altro, sperando così di cogliere tutto il succo del discorso.

      Se credi che mi senta penalizzata per questo, ah no, no davvero. Piuttosto sono e resto orgogliosa della mia scelta.

      Torna presto a trovarmi!

      1. sia chiaro, il mio punto di vista vale per la maggior parte degli utenti medi. Credo (e spero) che ci sia una piccola fetta di utenti che legge un articolo dalla prima all’ultima parola. Purtroppo però si ragiona sui grandi numeri, e i numeri dicono il contrario. Basta studiarsi gli analitycs di un qualsiasi blog per vedere il tempo di rimanenza sul sito…

  6. Ottima analisi, nei social network ci sono tanti link… ogni tanto il titolo mi incuriosisce ma se le prime informazioni non mi interessano abbandono la lettura perché spesso si deve stare attenti a una miriade di pop up di siti a pagamento o pubblicità indesiderate e leggere un articolo diventa faticoso!

    1. Verissimo Andrea.
      La lettura viene sfalsata dai troppi pop up di adv a pagamento.
      Tanto che – come giustamente dici – si arriva faticosamente a leggere tutto un post!

      Se aggiungessi un “Ahinoi”?

      Un caro saluto

  7. Condivido quanto scrivi, ma non credi che analisi serie e approfondite non debbano per forza generare click o visualizzazioni?
    per esperienza personale difficilmente riesco a terminare articoli di approfondimento scientifici molto tecnici e dettagliati, ma un articolo di curiosità scientifica cattura il mio interesse, credo che i due articoli abbiano finalità completamente opposte una condividere risultati e ricerche l’altra intrattenere.

    1. molto interessante il tuo punto di vista. Qualcuno allora potrebbe chiedersi a cosa serve scrivere approfondimenti tecnici. Ma quel qualcuno non sono io. Vado pazzo per dati e numeri 😉

  8. Le pagine web vengono “scrollate” rispetto a quelle di un libro che vengono “sfogliate” sono un’altra differenza.

    Inoltre un libro o giornale si sceglie nel mondo reale, cosa diversa dallo scegliere nel mondo virtuale.

    La scelta nel mondo reale è più lenta e consapevole, con meno alternative di quella online.

    Il tempo di lettura si è ridotto anche da quando usiamo smartphone anziché desktop per leggere.

    E avrei altro da aggiungere, ma sarebbe più lungo di questo articolo! 🙂

    1. Ciao Carmelo,

      non sono d’accordo che la scelta nel mondo reale di una lettura abbia meno alternative rispetto al mondo virtuale. Basta entrare in una libreria – ben fornita, s’intende – e ce ne si rende conto subito.
      E’ solo più comodo, scegliere le letture virtuali.
      Perché come dice l’autore del post, il lettore oggi 1) legge poco o niente; 2) vuole tutto e subito; 3) hanno una bassissima soglia di attenzione.
      Anche su quest’ultimo punto – perdonami, il motivo non è la maggior fruizione da device portatili: Raffaele dice bene quando scrive ” Se l’informazione non viene data in quel preciso istante, ecco che l’utente lascia il vostro sito Web per un altro”.

      In ogni caso, ti ringrazio moltissimo davvero per il tuo commento: anche quando non si è precisamente d’accordo, lo scopo – almeno LO SCOPO DEL MIO BLOG!! – è proprio quello di confrontarsi e dialogare, per crescere di più.

      Vedo comunque di farti rispondere dall’autore del guest post!

  9. Si ma con questo sarai totalmente d’accordo…

    La realtà ha meno alternative in quanto non ci sono tante pagine diverse da scegliere come avviene online.

    Nel mondo reale ci sono libri o riviste o giornali e nel web pagine estratte da più siti web se consideriamo la loro trovabilitá.

    Le pagine online si trovano tramite Google 80% e solo per 20% tramite Facebook e altri canali di esposizione o visibilità.

    In questo caso parlo di noi italiani o europei perché altrove ci sono altri motori di ricerca utilizzati.

    Non si digita un indirizzo per leggersi tutto un sito o un blog come facciamo con un libro.

    Invece riguardo al basso livello di attenzione spesso è diminuito dalla distrazione per le troppe scelte possibili online.

    La fruizione da smartphone, oltre alla visuale ridotta dell’insieme, diventa una lettura predisposta alle interruzioni.

    Infatti di continuo soggetti agli alert e alle notifiche di ogni momento, acustiche e non solo visuali.

    In molti tengono perfino la vibrazione attiva e quindi anche distrazioni tattili molto sensibili.

    L’attenzione è di sicuro più alta se motivata da interesse (seguire) o meglio dalla ricerca informativa.

    Tuttavia l’attenzione è sempre soggettiva e variabile dall’ambiente di comunicazione.

    Si puo aumentare solo con l’interazione dopo un aggancio di tipo mediatico, anche via email.

    Esempio: io sono arrivato qui agganciato da Facebook e poi richiamato dalle email a commentare.

    Se fossi arrivato qui da Google il mio interesse sarebbe stato anche piú motivato dalla ricerca.

    In questo caso non so se avrei commentato, perché mancava l’aggancio a interagire iniziato su Facebook.

    Le variabili in gioco sono tante e non dipendenti solo dalla formattazione del testo o immagini presenti.

    Infine bisogna aggiungere che dipende anche dall’autore quando viene prima dei contenuti.

    Io non vorrei creare dei complessi di inferiorità in chi mi legge e mi trattengo.

    1. Caro Carmelo,
      esatto: mi trovi davvero d’accordo su questo tuo contributo.
      Forse l’ho capito meglio io, e mi scuso se ieri non ho inteso.

      In ogni caso, lo ripeto sempre a te e a tutti: confrontarsi e dialogare è la cosa più bella che i social ci hanno regalato.

      E, a questo punto, ti chiedo se avresti voglia di farti un giro del mio blog (è nato solo a giugno) e fermarti a commentare tutti i post che ti possono stimolare o interessare.
      Per me sarebbe un grandissimo regalo!!

      PS. Sul discorso di non creare complessi di inferiorità:
      ecco, io ho una competenza molto di nicchia, e proprio per questo credo che il mio “compito” qui sia quello di semplificare, chiarire, far riflettere e certo NON dare lezioni.

      Sei d’accordo?
      Ti aspetto dunque ancora, con un caro saluto

      1. Si ma ho potuto notare in ambiente web sopratutto Facebook chi si mette a fare un po’ il guro viene allontanato.

        Il motivo è bisogna posizionarsi a un livello sotto i propri interlocutori per essere accettati.

        Invece diverso è il discorso di quello acclamato dalla folla che deve esprimere il massimo.

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