Lo Stress da Lavoro nell’Era Digitale: cos’è e come si può imparare a gestirlo

Come si può imparare a gestire lo Stress da lavoro? In un Mondo Digitale in cui Web e Social Media non dormono mai e si è facilmente vittime di un’overload di informazioni, è sempre più facile cadere in una condizione di Stress da lavoro, una iperattività che alcuni di noi prediligono, ma che per la maggior parte delle persone risulta immobilizzante e, soprattutto, controproducente dal punto di vista della creatività e dell’innovazione.

Essere in grado di gestire lo Stress da lavoro è una delle “Soft Skills” più rilevanti, in particolare nell’Era Digitale, poiché Web e Social Media non dormono mai, e facilmente producono quell’overload d’informazioni che rende indispensabile rimanere costantemente connessi alla Rete. Il risultato inevitabile è quello di cadere nella trappola del Sovraccarico Cognitivo, a causa del quale l’individuo stesso perde creatività, inventiva e concentrazione, nonché addirittura la capacità di prendere decisioni.

Stress da lavoro

Cosa si intende generalmente per Stress?

Lo psicologo Drew Westen nel 2002 ne dà una definizione precisa: si tratta della “reazione interna a stimoli interni ed esterni che producono un’attivazione fisiologica e uno sforzo emotivo capaci di mettere in moto risposte più o meno adattive, sia di tipo cognitivo che comportamentale”.

in altre parole, stimoli di diversa natura vengono percepiti come eccessivi per la loro valenza emotiva, cognitiva e sociale, tanto da procurare un cambiamento nell’equilibrio dell’organismo. Tuttavia, dal momento che qualsiasi forma vivente di organismo tende alla conservazione dell’omeostasi (equilibrio, appunto), si cercherà di instaurare una nuova forma di stabilità con risposte neurologiche, ormonali, immunologiche, emotive e cognitive. Ci vengono, dunque, in aiuto le cosiddette soft skills“competenze trasversali”, ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, alcune specifiche doti del carattere, nonché le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali.

Lo stress può essere un’attivazione positiva dell’organismo – eustress –, in grado, quindi, di condurre un miglioramento delle funzioni psicofisiche, emozionali e cognitive dell’individuo. Sono molte, infatti, le persone che proprio in condizioni di stress lavorano meglio. Questo accade perché i molteplici stimoli possono funzionare nella psiche e nel corpo come sollecitazioni a fare sempre meglio. Sono questi gli individui che tollerano con facilità livelli alti di tensione nervosa, anzi, vivono la tensione nervosa come una batteria in grado di regalare loro energia viva in più. L’abilità di queste persone consiste nel saper incanalare la “scossa elettrica” della tensione nervosa in un circolo virtuoso di azione e reazione, creando terreno fertile per innovazione, creazione e crescita. Migliorano le prestazioni, si innalza la soddisfazione lavorativa che riflette subito una migliore percezione di auto-efficacia personale. In questi casi, nessun equilibrio viene alterato e l’organismo vive al pieno delle proprie capacità.

Eppure, generalmente, la sola parola “stress” è associata ad ansia e malessere. E’ il caso – assai più frequente, purtroppo – in cui la condizione di iper-stimolazione non viene tollerata, l’equilibrio dell’organismo si spezza e nascono i più comuni disturbi psicosomatici. È il corpo che chiede tempo: tempo per fare una cosa per volta, tempo per ritrovare armonia e identità personale.
Il National Institute for Occupational Safety and Health definisce in questo modo lo stress da lavoro: “un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore”.

Tuttavia, sono proprio le soft skills – le nostre capacità relazionali e di comprensione dell’ambiente – a ricordarci che lo stress da lavoro non è una malattia, quanto piuttosto un prolungato stato di tensione.

Ai sintomi fisici di mal di testa, irrigidimento muscolare, tensione corporea, etc. si aggiungono quelli più complessi di tipo emozionale: insoddisfazione cronica, rabbia, nervosismo, senso di impotenza, fino ad arrivare ad uno stato di preoccupazione psicologica costante che congela qualsiasi evoluzione o progresso lavorativo.

Inoltre, lo stress da lavoro provoca un aumento dell’attività del nostro Sistema Ormonale, più precisamente di quello che regola la secrezione di cortisolo. E un eccesso di cortisolo è spesso una delle basi organiche della depressione.

Come possiamo aiutare noi stessi in questa situazione?

Evitare lo Stress da lavoro

La Psicologia, in primo luogo, sottolinea l’importanza di porsi obiettivi raggiungibili e semplificare i processi lavorativi. Non sempre lo si può fare, soprattutto all’interno di organizzazioni di lavoro complesse, eppure stabilire delle priorità, riuscire a rispettarle e, in questo modo, imparare a gestire l’ansia creandosi aspettative realistiche di lavoro è il primo dei passi da compiere.

Un’altra abilità (soft skill) che ci viene particolarmente in aiuto è quella di imparare a ritagliarsi del tempo per sé. Uso appositamente la parola “imparare” perché è tutto fuorché scontato, quando siamo presi dal vortice degli impegni, fermarsi per quel magico secondo che è in grado di resettare il tempo.

Una sosta per poter riprendere in mano il significato stesso del nostro lavoro: non è un paradosso, ma una soluzione concreta per rendersi conto di quello che stiamo realmente facendo. È utile e obbligatorio vivere lo stress da lavoro? Impariamo a capirlo restituendo tempo ai nostri impegni.

Ritagliarsi del tempo libero significa anche prendere le distanze psicologiche dalla tensione e iniziare a rilassarsi. Non sarà mai tempo buttato, tempo sprecato: è, anzi, l’unica strada per riuscire successivamente a tornare ai propri impegni lavorativi con un respiro maggiore, con una creatività maggiore, con un livello di autostima certamente superiore.

E non solo. Lo stress da lavoro è capace di omologarci, di appiattire lentamente ma inesorabilmente l’unicità di noi stessi: quell’unicità da preservare e valorizzare proprio per poter raggiungere un maggior successo sul lavoro. Si sprigiona creatività, si utilizza il Pensiero Laterale che è proprio dell’Intelligenza Emotiva. Quel pensiero tanto prezioso poiché, per sua natura, va contro ogni schema. Sprigionando energia vitale, emozioni, abilità che possono davvero mettere a tacere qualsiasi tensione psicofisica.

Il Pensiero Laterale va contro ogni deduzione logica, spazia nella nostro mondo interiore vivo di emozioni e rafforza la nostra autenticità. Ed è proprio quando saremo di nuovo curiosi del nostro lavoro che torneremo ad essere creativi e felici di sostenerne anche lo stress. 

Come eliminare lo Stress da lavoro

Esiste, infine, un’altra abilità (soft skill) capace di combattere lo stress. L’assertività, ovvero la capacità di porre in chiaro le proprie opinioni facendole rispettare, ma senza rivendicazioni e opposizioni aggressive al pensiero altrui.
E’ proprio l’assertività ciò che ci permette di porre dei limiti all’incessante tensione che porta allo stress da lavoro. E’ capace di fissare dei limiti di tempo e luogo oltre i quali il lavoro non si può estendere. Ci conduce a chiedere aiuto, se ne abbiamo bisogno, per mantenerci sani e psicologicamente vivi, in grado di creare costruttività sul lavoro.

34 thoughts on “Lo Stress da Lavoro nell’Era Digitale: cos’è e come si può imparare a gestirlo

    1. Ti ringrazio davvero molto, Leonardo, soprattutto di essere venuto a commentarmi qui: vale tantissimo per me!
      Cerco sempre di trovare delle soluzioni nelle mie riflessioni, anche in quelle su argomenti più difficili e spinosi come questo.
      Essere utile è una gioia per me!

      A presto!

  1. Davvero esistono persone che danno il meglio di se sotto stress? Questo discorso dell’eustress non mi convince molto

    1. Ciao Raffaele,
      sì sembra un paradosso, eppure anche lo stress può essere positivo, e – appunto – viene chiamato dal Greco Eustress.
      Mi spiego meglio: l’eustress è quella tensione cui siamo sottoposti al lavoro o in qualsiasi altra situazione che, tuttavia, ci regala energie in più. Molte (fortunate?) sono le persone che danno il loro meglio in condizioni di stress: sono generalmente le persone socialmente più competitive.
      Oppure, chi ha “lavorato molto” su di sé per riuscire a vincere la negatività di una tensione eccessiva.

      Un caro saluto e torna presto a trovarmi fra queste pagine

    1. Cara Flavia,
      ho cercato di impegnarmi particolarmente in questo post.
      Lo Stress è la malattia di questa Era e non è facile per niente trovare modi per vincerlo e …tornare a respirare!

      Grazie della tua sempre preziosa presenza,
      ti abbraccio forte

    1. Cara Luisa,

      Assertività è la capacità di riuscire a dire e sostenere con fermezza le proprie opinioni senza prevaricare sugli altri.
      In questo caso, riuscire a dire dei sacrosantissimi NO di fronte a richieste di lavoro eccessive può davvero rivelarsi un aiuto per …vincere lo stress.
      Non pensi?

      Grazie della tua domanda, spero di essermi spiegata!

  2. E’ vero lo stress da lavoro ci appiattisce, come se perdessimo la nostra identità, il nostro carattere oltre ovviamente la nostra libertà!

    1. Cara Giorgia,
      direi proprio che questo è il rischio più grande che si corre – umanamente e psicologicamente parlando – quando si vive sotto stress.
      Come venirne fuori?
      Ho cercato di spiegare cosa significa il Pensiero Laterale, proprio dell’Intelligenza Emotiva. Grazie a quel pensiero, che va contro ogni logica deduttiva per ritrovare creatività pura, possiamo magicamente tornare a sentirci vivi e unici in noi stessi.

      Dimenticando il terribile rischio di perdere noi stessi sotto la tensione dello stress!!

      Un caro abbraccio

  3. Si ma quando sei angosciato dal lavoro e iperstressato come è possibile trovare tempo per se e distaccarsi per ritrovare creatività?

    1. Già, Andrea, difficile eh. Difficilissimo.
      Eppure non impossibile.
      Perché ci sono segnali, psicologici e fisici (o psicosomatici), che certo si fanno sentire quando la situazione di stress è eccessiva tanto da causare angoscia.
      Ed è proprio allora che diventa necessario fare un faticoso (ahimè, quasi sempre) lavoro su di sé, dentro di sé per correre ai ripari.
      Ho già detto che non è facile?

      Eppure è necessario per mantenersi vivi.

      Un caro saluto

        1. Ah, mai e poi mai ho pensato o detto che sia facile, caro Andrea, anzi.
          Ed è proprio questa difficoltà che induce la maggior parte delle persone a …rinunciare a farlo.
          Perdendo così, tuttavia, il proprio stesso benessere psicofisico!

          A prestissimo, torna a trovarmi!

  4. … anche se mi ritaglio del tempo per me nei periodi difficili lo stress mi distrugge non solo mentalmente ma anche fisicamente con insonnia, incubi e problemi vari psicosomatici, vorrei anche io riuscire a gestirlo!

    1. Ciao Mauro, grazie per essere venuto a commentarmi!

      Che nei periodi difficili lo stress produca effetti e disturbi psicosomatici, soprattutto insonnia, ma anche difficoltà alimentari, irritabilità etc. è perfettamente normale.

      Se non siamo in grado di difenderci, la tensione accumulata viene interiorizzata e se ne soffre ancora di più, ahimè.
      E’ per questo che consiglio sempre di fare molta attenzione ai segnali principali di patimento dello stress: seguire i consigli che io do in questo post, ma anche molti altri – ad esempio, praticare yoga – è indispensabile per non trovarsi poi difficilmente capaci di venirne fuori.

      Spesso, anche parlarne con gli altri – amici, non necessariamente psicologi – può essere una soluzione adatta.

      Ascolta il tuo corpo: ti darà lui i campanelli di allarme in tempo prima di …ammalarti di troppo stress!

      Un caro saluto, spero di esserti stata utile!

  5. Purtroppo mi è capitato spesso di dover sopportare un eccessivo carico di stress in situazioni non solo lsvorative, ma anche emotive. Ci si sente incapaci di reggere il ritmo di un impegno costante e continuativo e se il disturbo si manifesta in maniera prolungata ed intensa è facile finire per cadere in depressione! I tuoi consigli sono utili, ma bisognerebbe ricordarsene al momento opportuno.

    1. Cara Cristina,
      assolutamente sì!

      E se impari – con un lavoro interiore certo non facile, ma indispensabile – ti rendi conto che il tuo corpo è capacissimo di mandarti i giusti segnali d’allarme per riuscire a prendere le dovute precauzioni prima che la tensione si accumuli troppo fuori e dentro di te.

      Purtroppo, lo stress è nemico delle emozioni. Le appiattisce, le altera, le pone in discordia.
      Niente di più necessario, quindi, è riuscire a mettersi in ascolto proprio del interiore mondo emotivo, e imparare a rispettarlo e a darli spazio prima di ogni altra cosa.

      Un abbraccio

  6. Per evitare l’accumulo di stress e compensare le mancate giuste gratificazioni, si dovrebbe forse imparare a staccare “prima” e concedersi un intervallo di relax psicofisico e farlo senza sensi di colpa, ma consapevoli di ricaricarsi: musica, cioccolato, giardinaggio, baci, yoga, bricolage, meditazione……..a scelta.

    1. Carissima Maria: non potevi dirlo meglio!

      E aggiungo: “sensi di colpa?”. Non servono affatto e sono più nocivi di ogni altra cosa per la nostra psiche.

      Hai trovato la ricetta perfetta: ricordati di applicarla sempre 🙂
      Un bacio

  7. Ottimo articolo Francesca, che va fatto leggere a tutti. Per semplificare alcune attività occorre gestire al meglio i processi aziendali. Anticipare lo stress con metodo ed organizzazione.

    1. Carissimo Valerio,

      grazie di cuore di essere venuto a lasciare il tuo commento in queste pagine.
      Sono molto contenta che l’articolo ti abbia convinto e, sì, spero venga letto il più possibile.

      Una gestione migliore, più semplificata, dei processi aziendali, spesso purtroppo richiede l’intervento “dall’alto”, mentre è “dal basso” che ci tocca gestire le tensioni e lo stress.
      Non è detto sempre però.
      E sicuramente, come tu dici, lo stress eccessivo va anticipato e imparato a gestire.
      Non solo coi suggerimenti che scrivo nel post, ce ne sono molti altri.

      Il nostro corpo somatizza fortemente qualsiasi tensione interna ed esterna ed è, quindi, molto astuto nel saper mandare segnali e campanelli d’allarme prima di ammalarsi.
      Metodo e organizzazione aiutano a fissare priorità da rispettare, quindi a sapersi ritagliare del tempo in cui il nostro mondo emotivo non venga schiacciato dalle pressioni.
      E basta distaccarsene un attimo, per ritrovare il tempo psicologico della creatività, dell’innovazione, delle emozioni altrimenti rimaste schiacciate, di tutto quel mondo di unicità che noi siamo. Che è nostro unico dovere rispettare!

      Un abbraccio

  8. Credo che il meccanismo descriva benissimo anche situazioni che risultano insostenibili anche al di fuori del lavoro professionale: dal quale sono ormai esclusa. Eppure so bene in che cosa consiste questa situazione di stress!!

    1. Ciao A G,
      dalle tue parole desumo che tu non stia più lavorando e che tu sia in pensione.

      Questo non significa affatto che non puoi ricordarti gli “antichi” stress da lavoro e, soprattutto, gli stress presenti anche nella tua vita attuale.
      Qualsiasi situazione di tensione emotiva che preme troppo sul nostro sistema nervoso si chiama Stress.
      Quindi, anche al di là del lavoro, i consigli per “respirare”, prendersi e regalarsi tempo, imparare a coccolarsi e distaccarsi dalle tensioni sono i medesimi meccanismi che – anche nella tua vita – possono riportarti la gioia della creatività e dell’inventiva!

      Un abbraccio

  9. Ciao. Penso che la “coltivazione” di queste abilità che tu hai nominato sia un dovere di ognuno di noi in quanto creatore di se stesso: intendo che alla fine siamo ciascuno responsabile, in gran parte, di quello che si è, sia per sè sia per gli altri, intendo quelli che la vita ti ha messo vicino. Non credi?

    1. Sì, Anna, credo assolutamente di sì.

      Come credo che quella che tu chiami “coltivazione” di abilità sia l’interiore lavoro su di sé che tutti noi nella vita siamo chiamati a fare.
      Perché non lo facciamo? Perché è troppo difficile, perché lo si rimanda pensando di avere tutta la vita per farlo, perché si aspetta a farlo …proprio nel momento preciso in cui si cade nella trappola degli effetti negativi dello Stress.
      E non sapere gestire lo Stress è nostra totale responsabilità – per quanto non facile – come dici tu.
      Altrimenti, le relazioni con le persone con cui viviamo sono le prime a soffrirne per noi.
      Questo è certo.

      Un abbraccio forte

  10. Naturalmente il grado di sopportazione degli stimoli esterni e della loro potenziale distruttività dipende da ciascuno: è sempre una questione di equilibrio, che ciascuno dovrebbe raggiungere per suo conto, secondo le sue personali caratteristiche.

    1. Verissimo, Federico.
      C’è chi sotto Stress lavora al meglio e chi è schiacciato emotivamente e interiormente da tale pressione.
      L’equilibrio significa imparare a gestire questo “nemico”: tutt’altro che facile, ma di nostra unica responsabilità farlo!

      Spero di rileggerti ancora e un caro saluto

  11. Ottimo articolo! ‘E vero che gli stimoli provengono dall’esterno, ma ciò che ne facciamo, come li “maciniamo”, è alla fine opera nostra. Occorre che ciascuno cerchi l’equilibrio tra sè e il mondo esterno. Oppure che cambi il mondo esterno!!!!!

    1. Beh, caro Federico, cambiare il mondo esterno è un po’ difficile, soprattutto se si tratta di Stress da lavoro ed è l’organizzazione lavorativa a creare tale tensione. Non sempre nello Stress “ci cacciamo” noi 😉

      Però, come ho già ripetuto, sono fermamente convinta che sia responsabilità nostra imparare tale gestione, prima di tutto per la nostra salute e la qualità della nostra vita, secondariamente (ma non meno) per la vita che “facciamo passare” alle persone a noi vicine.

      E il nostro corpo ci aiuta moltissimo in questa difficile lezioni di imparare a gestire lo Stress: perché ci manda segnali come campanelli d’allarme – per lo più somatizzazioni – che è nostro dovere saper ascoltare e curare.

      A prestissimo!

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