La Sindrome dell’Impostore: che cos’è e perché corre soprattutto sul Web

Di Sindrome dell’Impostore soffre, paradossalmente, chi impostore non è. Chi lavora al meglio, ma psicologicamente non sente di attribuirsi meriti. La Sindrome è un modo informale e non tecnico per definire la strana condizione mentale di chi, avendo ottenuto ampi e ripetuti riconoscimenti del proprio valore e una meritata dose di successo, di quel successo si sente indegno o immeritevole. Scopriamo perché, soprattutto nell’Era Digitale.

Non mi merito il successo né i complimenti per il mio lavoro. Non sono adatto, non sono la persona giusta che dovrebbe ricevere meriti e attenzioni. Se solo gli altri sapessero tutte le mie incertezze, capirebbero che non sono io che valgo così tanto.
Ecco, queste e infinite altre interiori convinzioni, rendono perfettamente l’idea di cosa significhi la Sindrome dell’Impostore. Non sapersi valutare come efficaci, sminuirsi, attribuire ad altri i propri successi. Di più: non ritenersi minimamente all’altezza del proprio operato. E il paradosso è che sono proprio le persone di successo a pensarla così.

Sindrome dell'Impostore

Nonostante le continue dimostrazioni delle proprie innegabili competenze, le persona – prevalentemente di sesso femminile – restano convinte di non valere abbastanza. Di certo, anzi, di non essere all’altezza del proprio inconfutabile successo.
Ed è così che il successo ottenuto viene attribuito agli altri, o – ancora più spesso – ricondotto a fattori quali la fortuna, il tempismo adatto, l’essere presenti al momento giusto. Proprio per questo, chi soffre della Sindrome dell’Impostore sopravvaluterà sempre il lavoro altrui e sminuirà le proprie capacità.

Facciamo insieme un passo indietro: la sindrome dell’impostore (dall’Inglese impostor syndrome, o anche impostor phenomenon) è un termine coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes. Attualmente, non è presente come disturbo psicologico nel DSM (Manuale diagnostico e statististico dei disturbi mentali). Tuttavia, è una sindrome studiata a lungo dagli psicologi e che oggi risulta considerata come un tratto della Personalità.

Il soggetto che ne soffre non riesce a realizzare un’introiezione – o interiorizzazione – dei propri successi, e questo lo conduce a sentirsi e viversi come impostore.

Paradossalmente sono, dunque, le persone più capaci e oneste a soffrire del timore di ingannare gli altri. Peggio, di essere considerate truffatrici indegne del proprio spiccato sapere. È indubbio che più siamo preparati al nostro mestiere, più dovremmo essere anche consapevoli dei nostri limiti.

Eppure, la domanda sorge spontanea: non è che questa sindrome possa nascere in particolar modo in un ambiente estremamente competitivo di lavoro?
Ecco: chi lavora sul Web e sui Social Media è particolarmente sensibile al tema della competitività.
Dal momento che spesso e volentieri conta arrivare primi, primi a dare una notizia sul proprio blog, primi a porre interrogativi significativi, primi a scrivere status capaci di essere riempiti di like ed emoticons per la sagacia e la lucidità propria di chi scrive in rete, ecco che il Web si rende di fatto un ambiente di lavoro particolarmente soggetto a tale sindrome. Eppure, la diffusione della Sindrome dell’Impostore non può trovare spiegazione solamente nella società iperattiva e ipercompetitiva del Web.
Sentirsi inadeguati al proprio personale successo è un disturbo che ha cause molto più lontane.

“La vera umiltà non è pensare che tu valga meno degli altri; è pensare meno a te stesso e più agli altri.” (C.S. Lewis)

Indubbiamente, a soffrire di più di questa sindrome sono proprio le persone particolarmente critiche verso sé stesse. Sono state educate a svilirsi oppure si sottovalutano particolarmente per un senso di vergogna e pudore del tutto fuori luogo. In ogni caso, lo spiccato senso del dovere e la rigidità dei giudizi verso se stessi sono le principali cause di questa sindrome, in cui pare spiccare il terrore di essere giudicati male.

Quello che, in realtà, è indispensabile sapere è che sono proprio le persone di valore a soffrire di questa sindrome, persone di grande merito e di spiccate capacità – Online e Offline – che rimangono, tuttavia vittime di un ideale di perfezione irraggiungibile, tanto quanto introiettato come il proprio reale obiettivo di lavoro. Ed è proprio questa continua lotta e continuo, inevitabile, confronto interiore con la perfezione a logorare mente e corpo, fino a far ammalare.

Sindrome dell'Impostore

Le nuove ricerche della Psicologia e della Neuroscienza sottolineano come le persone che si considerano degli impostori, in genere hanno aspettative troppo alte rispetto alle loro potenzialità, quasi utopiche, e soprattutto hanno problemi di perfezionismo, con la nutrita convinzione che per raggiungere la perfezione non dovrebbero impegnarsi più di tanto.
Eppure, gli errori non sono prova di incapacità, piuttosto sono opportunità per imparare e migliorare. Guardarsi con obiettività è, senza dubbio, il modo migliore per riuscire a liberarsi dal sentimento di essere una persona falsa. Guardandoci dall’esterno, riusciremo a vedere chi siamo davvero e perché ci troviamo dove siamo.

Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato. T. Edison. Condividi il Tweet

Quali sono i suggerimenti che la Psicologia può elargire per non cadere nella Sindrome dell’Impostore?
Innanzitutto una buona dose di autoironia, dal momento che solo riuscire a ridere di sé può portarci a non prenderci troppo sul serio. A non cadere nella trappola della perfezione, accettando errori umani ed empatici nei confronti del nostro prossimo.
I nostri errori, le nostre imperfezioni, le nostre incapacità più o meno passeggere non possono che fare parte di un percorso di miglioramento personale. Se, invece, già pretendiamo di essere al massimo di noi, ecco che inevitabilmente crolleremo in uno svilimento personale. Gli errori, i passi falsi e le bozze imperfette fanno parte del nostro percorso di miglioramento: se ci facciamo paralizzare dall’idea di dover sempre superare le aspettative degli altri, finiremo col non realizzare nulla.

Uno dei suggerimenti più facili che la Psicologia offre è quello di tenere una sorta di diario, dove annotare pensieri negativi di sé – “non mi merito il successo” – così come, invece, le nascoste e più intime soddisfazioni.
Scrivere per se stessi è da sempre considerato un esercizio mentale positivo, dal momento che fissa sulla carta gli spaventi e le paure. Nel momento stesso in cui scriveremo nero su bianco le nostre paure e inadeguatezze, avremo esteriorizzato l’angoscia: il pensiero rigido giudicante – in questo caso – perderà indubbiamente la sua valenza spaventosa.

Se dunque è vero che l’aggressività diffusa in Rete è causa primaria della sindrome dell’impostore, c’è da aggiungere che in qualsiasi lavoro con valenza iper-competiva è terreno fertile per tale disturbo.
E’ certo, tuttavia, che la nuova aggressività diffusa sul Web – spesso senza un destinatario e purtroppo senza un reale motivo, non può che esacerbare questa sindrome e generare, proprio negli individui più preparati e più meritevoli, grande sofferenza.

44 thoughts on “La Sindrome dell’Impostore: che cos’è e perché corre soprattutto sul Web

  1. Non sapevo di soffrire della “Sindrome dell’Impostore”, ma purtroppo rispecchia in pieno il mio atteggiamento nel ambito lavorativo e non.
    Anche se negli anni ho provato a lavorare sulla mia autostima, tendo sempre a sottovalutare i miei meriti e le mie capacità, ciò mi porta a “vendermi” male nell’ambito lavorativo, invidiando tantissimo le persone che hanno maggiore sicurezze in se stesse!

  2. Ciao Francesca, oltre al diario che conoscendomi la mia costanza terrei per un paio di giorni, hai altri suggerimenti?
    Purtroppo credo di essere ammalata della Sindrome dell’Impostore… non hai una medicina possibilmente in pasticche, le bustine non le sopporto???

    1. Ciao Rebecca,
      esistessero medicine per i mali della nostra anima,
      certo io non avrei più da scrivere e certo tutti sarebbero più felici.
      O no?
      Forse no, perché – così come quando si rompe una gamba e la si ingessa, ingoiando un mare di pasticche per il dolore – la gamba non guarisce totalmente se poi non segue un lavoro di riabilitazione…
      …anche in psicologia probabilmente la “pastiglia dell’autostima, quella del coraggio, quella della maturità interiore” non avrebbero che effetti temporanei.

      Esiste un’unica vera strada – al di là del suggerimento di tenere un diario… – ed è quella che solitamente ripeto senza stancarmi.
      Prendere atto dei propri disagi interiori, comprenderli, fortificarsi e trovare la strada per vincerli. Tutte cose difficilissime certo, eppure le uniche che possono portarci ad un benessere interiore reale 😉

      …eppure, dai, dimmelo: mi prendevi in giro??

  3. Carissima Flavia…
    benvenuta a bordo!

    Sono in tanti a sentire questo senso di inadeguatezza e a patirlo senza sapergli dare un nome, ma ti assicuro che – per quanto mi riguarda – io che un nome lo conosco non ne soffro di meno 😉

    Riconoscere questo disagio e sapere lavorare sull’autostima è sicuramente la prima cosa da fare.
    Ponendo particolare attenzione a quell’odioso pensiero giudicante che è particolarmente rigido e inflessibile con noi stessi!
    Una buona dose di Autoironia è sempre l’ingrediente sostanziale per spezzare la rigidità di questo giudizio alterato su di sé.
    E io spero solo di esserti stata un pochino di aiuto con questo post:
    ti abbraccio!!

    1. Ciao Francesca, l’autoironia aiuta spesso, ma a volte non basta. Questo post mi è molto utile a razionalizzare che non sono l’unica a sentimi inadeguata, al posto sbagliato, ecc.
      Devo cercare di avere più consapevolezza dei miei meriti e dei miei punti di forza.

      1. Sì, Flavia!
        Non sei affatto da sola, e l’autoironia conduce ad un miglioramento temporaneo.

        Prova a lavorare, invece, sul senso di Perfezionismo che avrai, probabilmente molto spiccato, e sul tuo immeritato giudizio costantemente negativo verso la tua persona.

        Ci lavoro io anche, insieme a te, okay?

  4. Secondo il tuo parere perché questa Sindrome è molto più comune nelle donne? Pensi che sia legata alla nostra educazione?

    1. Cara Angela, questa è una domanda particolarmente importante e ti ringrazio di avermela posta.

      Secondo un modello scientifico proprio della psicologia umana, le cause di un disturbo sono sempre due: quella genetica e quella ambientale.
      In questo caso, oggi, al tempo dei Social Media, credo che i retaggi sociali – tipici del pensare alla donna come ad un essere meno “perfetto” – siano quasi del tutto, per fortuna, spezzati. Eppure, forse qualcosa ancora vive nel modus operandi sociale e lavorativo, e questo giudizio sociale possiamo averlo introiettato e “fatto nostro”.
      Tuttavia, ai giorni nostri, secondo me la causa è più genetica che ambientale.
      E’ un fatto – una conclusione di diversi esperimenti scientifici – che noi donne siamo più portate al perfezionismo, all’autocritica, al non sentirci adeguate.
      Forse anche – biologicamente – per il ruolo di madri che ci spetta. Come madri dobbiamo dare il massimo…cosicché…

      E’ una risposta complessa e spero di esserti stata utile, davvero!

  5. Scopro dunque che si chiama così questo sentimento di autocritica che mi perseguita!
    Sono sempre stata, come dici giustamente, molto esigente sui miei risultati, e continuo a credere che sia una cosa molto opportuna esserlo: non troppo però!

    1. Cara Anna,

      dai commenti mi rendo in effetti conto che il nome “Sindrome dell’Impostore” non è conosciutissimo, non almeno quanto le persone che ne soffrono!

      Essere esigenti nel proprio modo di agire per arrivare ad ottenere i migliori risultati è il meglio che si possa fare, vero. Eppure una domanda sorge ed è ancora più importante: qual è il prezzo che si paga per questo essere “esigenti”?

      Il discorso, certo, va contestualizzato, ma mi viene da chiedere se benessere e serenità (due obiettivi primari per l’uomo a qualunque età) possano realmente – e fino a che punto – coesistere con lo stato mentale che porta ad essere esigenti.
      Tu cosa ne pensi?

      Un abbraccio

    1. ahahha, esatto, caro Vincenzo!

      Oggi tutti a lamentarsi di non essere compresi, di soffrire da sempre quel sentimento di inadeguatezza descritto nel post!

      Una risata ce la facciamo insieme?

  6. Credo che sia un senso di disagio che nasce piano fino a diventare piuttosto rilevante, ma cosa in particolare lo scatena?

    1. Bella e profonda domanda, caro Andrea.

      All’origine – ma ti parlo dell’Era Attuale – c’è una tipologia di carattere rigida e inflessibile. Con se stessi, intendo. Capace fondamentalmente di generare solo giudizi estremamente duri e commenti estremamente esigenti verso il proprio operato e i risultati ottenuti.
      Una rigidità di pensiero che, tuttavia, non può che portare a sofferenza psicologica e – alla lunga – a eterna insoddisfazione di sé.

      Ti ringrazio e ti aspetto ancora su queste pagine!

    1. Cara Rosaria,
      mi rendo conto dell’ottima tua intenzione nel volere far del bene a tua figlia, nel volerla più serena e soddisfatta di sé.

      E’, tuttavia, lei che deve per prima rendersi conto del processo mentale interiore che la spinge all’eccessiva autocritica e all’eccessiva insicurezza personale. Per potersi giudicare in modo meno rigido e severo e volersi più bene!

      Tu come madre puoi solo continuare a complimentarti con lei.
      Attenzione, però: hai una figlia spiccatamente intelligente e i complimenti li accetterà come veritieri solo se particolarmente azzeccati.
      Osservala, comprendila, falla sentire amata e accettata.
      E’ davvero tutto quello che una madre può fare di più bello per un figlio!

      Ti abbraccio anche io

      1. Anche mia figlia soffre di questa sindrome e mi accusa che in parte è dovuta al modo in cui l’ho cresciuta, forse par paura dell’invidia della gente non l’ho mai messa in luce e ho sempre dato per scontato i suoi successi a differenza delle altre madri che si mostravano sempre fiere dei successi dei figli.

        1. Cara Carmela,

          mi hai scritto un commento particolarmente coraggioso e te ne sono molto grata davvero.

          Non ti racconto bugie: un genitore capace di mettere in luce i successi e le meritate competenze di un figlio è sicuramente una persona che aiuterà il ragazzo a sviluppare un senso di autostima concreta. Purché naturalmente non si esageri.

          E’ una questione di misura?
          mmm, è più una questione di metodo.
          Il genitore sa riconoscere perfettamente quello che è un meritato successo del figlio da cio’ che non ha bisogno di essere apprezzato, perché è una gradassata o – magari – qualcosa di giusto, educato, corretto, insomma da non premiare particolarmente.

          Grazie di cuore, perché mi hai dato modo di spiegarmi – e spiegare il mio articolo – là dove forse con altri non sono riuscita.

          Spero che ti affezionerai a questo blog e mi verrai a trovare ancora e ancora nei commenti.
          Da parte mia ti abbraccio forte

  7. Ho sempre cercato di essere molto critico nei verso i miei risultati, anche perchè una buona riuscita di oggi può mostrare nel tempo difetti che la rendono un po’ meno buona, e quindi è opportuno rinviare il giudizio.

    1. Caro Federico,

      non so se ho compreso davvero il tuo commento.
      Dunque, tu sei nel presente molto critico perché vuoi poter non sbagliare oggi per domani?
      Cioè, non vuoi che i risultati che oggi ti rendono soddisfatto possano poi risultare “meno buoni” in seguito?
      “E’ opportuno rinviare il giudizio”.

      Mi sembra, perdonami, un po’ utopico questo ragionamento.
      E’ NATURALE che anche quelli che ci sembrano i migliori risultati oggi, un domani non lo siano più. IMPOSSIBILE che NON sia COSI’.
      Semplicemente perché cambiano miliardi di fattori, col tempo.
      E non è possibile rinviare il giudizio se è ora che devi dare risposte e effettuare un lavoro.

      Un operato che anche col tempo che passa si rivela sempre e solo alla sua massima perfezione non può esistere come operato umano. E i giudizi ai posteri non sono contemplati in questo caso.

      Forse – e di nuovo ti chiedo perdono – non ho capito io il tuo commento o forse siamo andati un po’ fuori tema, riguardo al concetto di Sindrome da Impostore.

      Se vorrai rispondermi o continuare la conversazione ne sarò più che felice!!

  8. Non è sempre semplice dare un giudizio obiettivo su ciò in cui sei immerso: cercare di essere giusti è sempre un grosso problema. Comunque penso che una eccessiva modestia sia alla fine meno dannosa che un eccesso di prosopopea, se la parola ha oggi ancora un significato.

    1. Ciao Clementina, grazie di essere qui anche oggi a commentarmi.

      La Sindrome dell’Impostore è costituita da un insieme di disturbi psicologici di eccessiva autocritica e svilimento personali, anche e soprattutto di fronte a meriti, approvazioni, applausi, eccellenze di lavoro e di operato raggiunte e socialmente – dagli altri – ritenute (appunto) più che meritevoli,

      Essere giusti nei giudizi che si danno (a noi stessi e agli altri) è una delle cose più difficili, certo, ma qui – perdonami – non contano né modestia né prosopopea.
      Siamo semplicemente di fronte ad una persona che soffre – più o meno consciamente – perché non riesce, malgrado le benemerite opinioni altrui e gli innegabili successi, a sentirsi MAI all’altezza.

      All’altezza di cosa, viene da chiedersi?
      All’altezza delle proprie rigide, opprimenti, irrealistiche, erronee e non umane aspettative.
      Che cosa ne pensi?

      Ti abbraccio

  9. Stare un po’ sul filo del rasoio è la fatica quotidiana: una questione di capacità di giudicare oggettivamente. Non frequento molto il web, ma ho l’impressione che oggi sia una caratteristica (qualità) poco diffusa. Che ne dici

    1. Cara Luisa,

      chi oggi lavora sul Web e usa le piattaforme dei social media è particolarmente dotato di competitività, che non è affatto, di per sé, una qualità negativa.

      Arrivare per primi a diffondere una notizia, a parlare di una news, ma anche semplicemente essere sagaci. Divertenti, un po’ irriverenti, sicuramente molto creativi.
      Sono qualità positive, direi, almeno finché si rispettano gli altri e non si cade nell’eccesso o nella maleducazione.

      Ecco: sia la competitività che la sagacia sono indubbiamente caratteristiche forti, tipiche di persone con alta autostima e sicurezza in sé stessi.
      Per questo, nel mio post ho scritto che oggi la Sindrome dell’Impostore torna a farsi sentire parecchio.
      Perché tutti quelli che sicuri di sé, dalla battuta pronta, dalla creatività immediata NON SONO, finiscono spesso per sentirsi INFERIORI.
      Per sentirsi non all’altezza con queste aspettative.
      E facilmente arrivano a pensare di non meritarsi il successo che hanno.
      Che, invece, è meritatissimo al di là delle caratteristiche vincenti sui social media.

      Ecco, spero davvero di essermi spiegata un po’ meglio.
      Un caro abbraccio

  10. Sinceramente molte volte mi è capitato di pensare: se sapessero, se si rendessero conto!! Significa che sono state afflitta da questa sindrome forse.
    Devo molto alla educazione di mia madre, che sempre ha , penso senza alcun senso di punizione nei miei confronti, come dire, ridotto all’osso, riportato i piedi per terra, forse per difendermi da possibili cadute successive!

    1. Cara A G, ben ritrovata!

      Leggendoti, comprendo un po’ la tua storia.
      Tuttavia, devo fare una distinzione: essere capaci di rimanere coi piedi per terra, grazie alla capacità di “ridurre all’osso” i propri meriti, difendendoti così anche da possibili cadute successive, è tutt’altra cosa rispetto al pensarsi IMPOSTORE perché si è avuto successo.
      In questo secondo caso, le persone pensano di aver “rubato ad altri il successo”, soffrono perché in realtà si vivono come incapaci.
      Non umili e ben inquadrati, non modesti e realistici, ma proprio incapaci. Come i ladri.

      Un caro saluto, alla prossima

  11. Mi ritrovo totalmente in questo quadro, ma tutto sommato non ne sono scontenta: mi ha sempre tenuto con i piedi per terra, il che rimane a mio giudizio molto meglio dell’incontrario!

    1. Ciao A M C G,

      credo che tu sia una delle poche ad affermare questo.
      Ne deduco, quindi, che il pensiero severo (e ingiustificatamente duro, nel caso del mio post) con cui giudichi te stessa e gli altri sia per te un valore positivo.

      Non posso davvero che essere…felice per te
      e felice che questo atteggiamento ti abbia aiutata nella vita!

      Un abbraccio

  12. Svalutarsi per evitare le critiche, gli approfondimenti e i giudizi e comunque di impegnarsi sempre di più e costantemente. Restare al secondo posto magari: è già un buon risultato, ma evita il cerimoniale e e la responsabilità del primo in classifica!

    1. Ciao cara Maria,

      sinceramente non credo proprio sia un problema di primo o secondo posto, di responsabilità o impegni da evitare.
      Le persone che soffrono di questa Sindrome sono schiave del proprio giudizio, che le fa sentire e vivere come impostori e ladri proprio quando, invece, sono le migliori. Sono quelle che raggiungono il successo.
      Non se ne denigrano per evitare le critiche, anzi, all’opposto. Vengono applauditi, ma si vivono come incapaci. Talmente e profondamente incapaci da non ritenersi all’altezza mai.

      Alla prossima, felice di trovarti sempre presente!

  13. Credo che dire o dirsi di non essere all’altezza, di non avere il tempo, le capacità, i mezzi per portare avanti un progetto, a volte sia una scusa per scansare impegni e responsabilità .

    1. Cara Cristina,

      purtroppo questa volta temo tanto che non sia così: la Sindrome dell’Impostore causa un disagio fortissimo nella persone che ne soffre, perché – a qualunque livello si impegni e anche se PARTICOLARMENTE DOTATA – è LEI PER PRIMA a svalutarsi. In altre parole, pensa e sente, costantemente che il suo successo sia come RUBATO e che il suo essere capace sia una BUGIA DA IMPOSTORE. Questo, nonostante tutti gli altri (la società stessa) giudichino questa persona perfettamente e unicamente MERITEVOLE.

      Personalmente ci leggo una sofferenza grande, un reiterato senso di inferiorità, un’autostima talmente inesistente da (forse) non poter mai nascere realmente.

      Un caro saluto e alla prossima!

  14. Cara Francesca ,mi è stato indicato questo tuo interessante blog da un mio caro amico. Mi piace davvero perchè affronta argomenti attualissimi (ho letto anche i precedenti) e spero di poterti seguire regolarmente. Riguardo a lla sindrome dell’impostore, cioè il nascondersi nell’umiltà potrebbe essere un trucco per farsi valere di più?

    1. Ciao Tina,
      benvenutissima allora sulle pagine del mio blog.
      Ringrazio naturalmente molto anche il tuo amico che te lo ha segnalato.
      Spero ti piaccia, che tu ti possa sentire a casa e, quindi, tornare spesso a commentarmi o a salutarmi.

      Quanto alla Sindrome dell’Impostore, si tratta di un insieme di sintomi che non nascondono chi ne soffre nell’umiltà – come pensi – perché si parla di persone REALMENTE PARTICOLARMENTE CAPACI, MERITEVOLI DI VERO SUCCESSO, ma che non riescono a viversi come tali, nonostante la società li ammiri.
      Direi che che vedo tanta reale sofferenza.
      Un bacino

  15. Buongiorno Francesca, sono una tua nuova fan. L’argomento che proponi è molto attuale sia nella vita di relazione che in quella lavorativa.
    Sono d’accordo che il deficit di autostima porta spesso alcune donne a colpevolizzarsi, a dubitare delle proprie competenze e capacità, ma credo anche che un po’ di dubbi , e di prudenti riflessioni siano utili e necessari per evitare di lanciarsi nelle decisioni a testa bassa e magari combinare seri disastri. A presto

  16. Buongiorno Laura,
    benvenuta: sono felicissima di avere una nuova fan!
    Spero tu ti possa affezionare a questo blog, che ti possa realmente interessare, e quindi tornare presto a commentarmi e a raccontarmi i tuoi pensieri.

    Purtroppo, l’argomento del post non è “soltanto” quello di un deficit di autostima, che potrebbe di per sé essere inteso anche come un modo per non “fare gli sbruffoni” o cadere in una sorta di opposto narcisismo.
    Qui, si parla di una Sindrome che comporta molta sofferenza in chi la vive: e chi la vive è generalmente una persona assolutamente meritevole dei successi e dei risultati eccezionali che ottiene. Come conseguenza, difatti, è una persona ammirata, ritenuta “superiore” grazie alle sue doti.
    Quello che manca è il riconoscimento interiore psichico di queste qualità: il soggetto merita il successo, ma continuerà sempre a sentirsi un impostore, come se quel successo lo avesse rubato.
    Altro che mancanza di autostima 🙂

    Un carissimo saluto e, spero, a presto!

  17. Insomma questo articolo sembra capitare apposta…
    Facendo il SEO ritenuto lavoro da fuffaroli dal 90% delle persone vivo la sindrome al contrario.
    Lo spiego meglio dicendo che tutti quelli che mi contattano iniziano da presupposti errati ma credo che sia un bias da conferma.
    Il dover prima dimostrare di non essere un impostore è una roba stressante!
    In prima battuta vorrei reagire male, ma dopo cerco il dialogo e confronto se vedo interesse.
    Se non avessi autostima o fossi immune da influenze negative, non potrei lavorare nel settore.
    Tuttavia non ho manie di grandezza e contento di aiutare piccole aziende a sollevarsi.
    I social network hanno solo aumentato tutto questo sentirsi inadeguati e fuori dal gruppo in certi contesti.
    Noi spesso dipendiamo troppo dal giudizio altrui e apprezzamenti nel mondo online.
    Io spero di aiutare anche dal lato psicologico e non solo informatico.
    Comunque domani cerco e commento altro e indicizzo! 🙂

    1. Ciao caro Carmelo,

      grazie infinite del tuo commento.
      Hai ragione: lavorando come specialista SEO, vivi i processi psicologici classici della Sindrome dell’Impostore …”all’incontrario”.
      Perché è quasi impossibile che i clienti che si rivolgano a te – molto frequentemente, come me, ad esempio – ti vedano come una specie di “mago”!

      Serve autostima e serve anche il giusto equilibrio nell’autostima. Altrimenti “ci perdiamo” nelle manie di grandezza…

      Alla prossima e un abbraccio

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