La Leadership nelle Organizzazioni: una necessaria Soft Skill nell’Era Digitale

Durante il Learning Lab sulla Leadership organizzato da ASFOR pochi mesi fa, si sono discusse ed esaminate le nuove sfide che le Organizzazioni devono affrontare. Con un focus in particolare: le caratteristiche che dovranno avere i Leader di domani per guidare il Cambiamento. 

Il tema della Leadership nelle organizzazioni è sempre più oggetto di dibattiti, tavole rotonde e convegni. È il tema ricorrente, se si pensa alle attuali sfide che le imprese devono affrontare e ai grandi cambiamenti che stanno interessando, in certi casi del tutto travolgendo, i nostri stili di vita, le nostre abitudini, gli scenari macro e micro economici.
Se si cerca la parola Leadership su Google, escono circa 3,5 milioni di risultati: una quantità enorme di contenuti che fa ben capire quanto l’argomento sia studiato e approfondito come oggetto di analisi e ricerche.
Di sicuro, anche abusato.

Leader

Negli studi di management e di organizzazione del lavoro e’ senza dubbio un tema molto importante perche’ rappresenta l’essenza stessa delle organizzazioni: senza Guida (Lead) le organizzazioni risultano paralizzate ed inefficaci, incapaci di raggiungere gli obiettivi e di ottenere risultati utili all’organizzazione stessa e al suo contesto economico-sociale.

Ci si chiede: Leader si nasce o si diventa?

Eccolo il quesito che in molti si pongono.
In realtà, la Formazione è molto importante ed è alla base di ogni buon Leader, anche se non mancano figure importanti che si sono formate “sul campo”, senza lauree o MBA.

Anche la formazione, tuttavia, sta cambiando e deve adattarsi al contesto di vulnerabilità’ e incertezza in cui le organizzazioni si stanno muovendo: da una formazione funzionale, per “silos”, è vitale spostarsi ad una formazione che sviluppi le competenze laterali, o Soft Skills. Ovvero, ciò che emerge sempre più ad ogni livello di discussione ormai è la rilevanza di una Leadership “Emotiva”, empatica, consapevole e resiliente.

Leadership

Leadership: l'arte di riuscire a far fare a qualcuno quello che tu vuoi perché lui lo desidera. DAVID EISENHOWER Condividi il Tweet

ASFOR, l’Associazione Italiana per la Formazione Manageriale (http://www.asfor.it) ha organizzato a Milano lo scorso 25 e 26 ottobre un Learning Lab dal titolo “Leadership readiness for the future” in cui sono state affrontate, in modalità’ laboratoriale con il coinvolgimento attivo di tutti i partecipanti, le principali sfide in cui le organizzazioni sono coinvolte, i cambiamenti in atto, e quali le risposte a livello organizzativo dei manager e dei leader per competere e guardare al futuro.
Le sfide complesse e pluridimensionali che le nostre aziende si trovano ad affrontare spaziano da un contesto politico globale incerto alla tecnologia dirompente, dai cambiamenti demografici all’uso dei media e dell’informazione digitale, fino ai cambiamenti nei comportamenti delle persone, ormai sempre più consapevoli ed esigenti.

Di fronte ai grandi driver di cambiamento, cambiano i modelli organizzativi, gli ambienti lavorativi, gli stili e la cultura manageriale. Le aziende hanno bisogno di nuovi leader in grado di far fronte a queste sfide, persone che presentino delle caratteristiche sempre più’ “umane”.

Quali sono i requisiti del Leader emersi durante il VII Learning Lab ASFOR sulla Leadership?

Indubbiamente, viene ritratta l’immagine un leader in contrasto con l’immagine stereotipata del comando e dell’autorità, tipica del passato, di matrice marcatamente americana.

Il buon leader deve saper servire e deve essere un enabler del lavoro di team in ottica di servizio. Ovvero, deve essere capace di incoraggiare e facilitare i compiti dei dipendenti. La collaborazione è un aspetto chiave del leader di oggi e di domani, e deve saperla esercitare ed esigere al contempo da tutti i membri del team. Nessuna tolleranza verso comportamenti non collaborativi da parte del gruppo di lavoro. 

Perché mai come oggi la comunicazione, l’agire per il bene comune – più alto rispetto a quello opportunistico del singolo – è fondamentale.

È la capacità di innovare che distingue un leader da un epigono. STEVE JOBS Condividi il Tweet

Mai come oggi la comunicazione, l’agire per il bene comune, più alto rispetto a quello opportunistico del singolo, è fondamentale.
Un buon leader deve, inoltre, essere vulnerabile, nel senso che non può avere tutte le risposte, ma deve sapere utilizzare tutte le competenze del team nel momento in cui si rendano necessarie. La consapevolezza della propria possibile fragilità è fondamentale, e insieme a curiosità e passione rappresentano gli elementi chiave per evolvere in situazioni complesse, dinamiche e mutevoli.

Il leader di oggi si trova a operare in un contesto estremamente complesso e in rapido mutamento. Deve saper creare un ambiente di fiducia diffusa, aggregando allo stesso tempo competenze elevate, in cui oltre a sapere gestire le difficoltà ed essere autorevole (competenze manageriali), sappia coniugare la capacita’ di rischiare e sperimentare (competenze imprenditoriali).
In questo contesto è fondamentale sapere creare una cultura di accettazione dell’errore, come conseguenza del rischio, della sperimentazione e dell’innovazione, superando le logiche della “blame culture” (cultura colpevolizzante) paralizzanti e distruttive

Il leader assume sempre più il ruolo di coach di una squadra, capace di ascoltare gli altri, motivarli, allenarli alle sfide del futuro con empatia e compassioneIn questo contesto il leader deve saper esercitare il suo ruolo di guida, prendendo decisioni, avendo chiari gli obiettivi e riuscendo a comunicarli efficacemente a tutta l’azienda.
Per tutte queste motivazioni, il leader necessita sempre più dell’Intelligenza Collettiva dell’intera organizzazione. Deve capire, cogliere i segnali deboli – o small data come vengono definiti – che provengono da molte direzioni interne ed esterne.
In un contesto in cui i confini organizzativi sono in costante ridefinizione, questo e’ un ulteriore elemento di incertezza e complessita’.

Ciò che, dunque, è emerso chiaramente durante il Learning Lab è lo spazio del pensiero che il buon leader deve saper trovare all’interno della sua azienda: lo spazio per riflettere, per vivere anche all’esterno del suo contesto lavorativo, per fare esperienze umane ed emotive che sono la benzina per la creatività, la passione, la curiosità, l’empatia. Tutte abilità fondamentali per guidare le organizzazioni in contesti complessi e mutevoli come quelli del nostro tempo.
Essenziale è il suo ruolo sociale: se non sa gestire il team con ascolto, empatia e collaborazione, il malcontento dei singoli membri del team può diventare esponenziale all’esterno delle organizzazioni, ma anche nei nuclei sociali che sono le famiglie e le comunità di riferimento.

Infine, il Leader è un co-costruttore di risultato: le persone vanno riconosciute nella loro identità, unicità, sintetizzando le diversità di cui ogni membro è portatore. La globalizzazione, non solo in senso geografico, ma anche culturale, derivante dalla fusione di conoscenze, valori, modelli sociali e comportamentali, porta inevitabilmente a dover gestire e influenzare un mercato pluridimensionale e un contesto interno che deve rispecchiarne le diversità, intese come pluralità e varietà di istanze ed interessi.

Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo, o prendersi tutto il merito per averlo fatto. ANDREW CARNEGIE Condividi il Tweet

La mia attività e’ quella di supportare le start-up, le PMI, i parchi scientifici/tecnologici a trovare il programma europeo che meglio soddisfa le loro esigenze
di crescita e sviluppo.Sono appassionata di innovazione sociale e tecnologica, di economia aziendale e delle relazioni collaborative.
Web Site: http://alessandralomonaco.com/
Alessandra Lomonaco

24 thoughts on “La Leadership nelle Organizzazioni: una necessaria Soft Skill nell’Era Digitale

  1. Buongiorno a Te, Francesca, ed un Saluto alla Dottoressa Lomonaco!!Il Leader è una Persona dotata di Grandi Virtù, è Carismatico sa farsi Rispettare ma nello stesso tempo riesce a Stimolare i Dipendenti a dare il Meglio ed a Trovare Le Soluzioni più adatte alla Risoluzione del “Problema”!!Autorevole ma non Autoritario!!Leader, a Mio Avviso, si nasce in base al proprio carattere, ma lo si diventa in base all’Esperienza ed alla Propria Intelligenza…nel Capire le Persone che ha di fronte!!Articolo Interessante…..e Coinvolgente!!Grazie a Voi!!Ps: mi rendo conto che Io non ho le qualità per diventare un Leader, sono consapevole dei miei “Limiti” Caratteriali …

    1. Caro Alberto,

      inizio a risponderti io, poi arriverà l’autrice del post, Alessandra.
      Autorevole e non (solo) autoritario è esattamente il centro della questione, e c’è una gran differenza.
      Il Leader smette di imporsi per imparare lui stesso ad esporsi.
      Il Leader impara a mettersi in gioco prima di tutti i suoi dipendenti per poter dar loro più possibilità di crescita e più valore.

      Ps. il limite caratteriale …smette già di essere un limite nel momento stesso in cui ne hai consapevolezza!

      Grazie infinite per il tuo entusiastico commento e per essere sempre presente e attento.
      Sono felicissima di averti come lettore!!

    2. Gentilissimo Alberto, ti ringrazio per il commento ricco di spunti. In realta’ ognuno di noi deve imparare ad essere un/una Leader nel proprio contesto di riferimento, che sia un’azienda, una squadra, un’organizzazione più ampia. Ognuno di noi ha un’influenza sul comportamento degli altri e sui risultati nostri e della comunità a cui apparteniamo. L’umiltà, che dimostri di avere quando dici di non avere le qualità del Leader, dimostra che invece sei ben consapevole che non possiamo avere sempre tutte le risposte. Ed e’ questo, come scrivo nell’articolo, una caratteristica del Leader! Quella di essere consapevole che da soli non si possono raggiungere importanti traguardi, e che bisogna saper far leva, motivando, su ogni persona del proprio Team a raggiungere gli obiettivi prefissati.
      Grazie del commento.

    1. Cara Chiara,

      Alessandra – l’autrice del post – ha ribadito questo punto più volte proprio per l’importanza del ruolo SOCIALE del LEADER, che “assume sempre più il ruolo di coach di una squadra, capace di ascoltare i dipendenti, motivarli, allenarli alle sfide del futuro con empatia e compassione.”
      E’ il risultato collettivo che conta, dunque, uscendo finalmente dalla visione individualistica della detenzione del potere!

      Grazie a te per il commento, spero di rileggerti presto su queste pagine.
      E naturalmente grazie alla mia cara Alessandra che ha scritto davvero un gran bel post 🙂

    2. Certo Chiara! Il Leader e’ un membro del Team, ha un ruolo di guida certo, ma non e’ l’unico creatore di risultati. E’ sempre la squadra a vincere. Merito del Leader deve essere quello di usare tutte le risorse del proprio Team, sapendo motivarle ed “allenandole” a migliorarsi sempre.
      Grazie del tuo commento.

  2. Ho l’impressione che le Soft skill siano sempre più importanti, per di più in un’epoca tecnologica e digitale. Sembra un paradosso

    1. Cara Angela,
      in effetti sembra un paradosso.
      La quarta rivoluzione industriale pone la tecnologia e i Big Data al centro della nostra vita, ma a fare poi la differenza – anche tra competitor aziendali – sono sempre più le Soft Skill. Le abilità umane e interpersonali, proprie dell’Intelligenza Emotiva, della creatività e del pensiero laterale.
      Si ribaltano i ruoli: vince chi riesce a mettere al centro la persona, comprendendone le esigenze e le personali abilità.
      Parola chiave, sempre: empatia!

      Un carissimo saluto

    2. Esatto Angela. Le soft skills, soprattutto in questa Era Digitale, sono sempre più importanti, direi il cuore di tutto, di ogni risultato, di ogni sfida, di ogni ostacolo. Umilta’, ascolto, resilienza, indirizzo, collaborazione sono sempre più importanti perché a noi esseri umani viene sempre più richiesto competenze distintive rispetto alle macchine, ai robot. I nostri lavori che non richiedono creatività e le soft skills saranno sempre più rimpiazzati dalla tecnologia. Riuscire a distinguersi per le nostre soft skills e’ e sara’ sempre più un vantaggio nel mondo del lavoro.

  3. L’essenziale quindi è che il leader sia autorevole e non solo autoritario. Mi spiegheresti meglio la differenza?

    1. Ciao Maurizio,
      sì, credo proprio di poter dire che la differenza sostanziale sia essere/imparare ad essere Autorevoli e non (solo) autoritari.
      La differenza?
      Alessandra scrive: “un leader in contrasto con l’immagine stereotipata del comando e dell’autorità, tipica del passato, di matrice marcatamente americana”, riferendosi all’autorità. Autoritario è il potere che impone e si impone, che non dà rilevanza alle opinioni altrui né all’ascolto delle esigenze contrastanti che inevitabilmente esistono in una organizzazione complessa. La mancanza di empatia e di ascolto rende il leader UN CAPO che facilmente non si rende conto delle differenti abilità di ciascun dipendente e, di conseguenza, porta al fallimento il suo team.
      Autorevolezza è l’opposto, l’opposta modalità di comando. Il Leader si mette per primo in gioco, impara ad ascoltare e a rispettare le opinioni altrui, le differenti prospettive, dando valore a ciascun membro della “squadra”. E vince, proprio perché la fiducia che ha riposto nel suo team lo rende più forte.
      Non deve dimostrare di essere forte: lo è, semplicemente, perché dà valore al bene comune.

      Spero di essere riuscita a fare più chiarezza,
      e spero di ritrovarti a commentare i futuri post 🙂

    2. Ciao Maurizio, condivido cio’ che ha scritto Francesca, che ringrazio.
      Posso aggiungere che l’Autorevolezza e’ una forza che arriva dal basso verso l’alto (bottom-up), nel senso che e’ una qualità che e’ riconosciuta dagli altri e da essi ti arriva.
      Al contrario l’Autorità e’ un forza dall’alto verso il basso (top-down), cioè viene imposta dal vertice ai riporti gerarchici. Entra in gioco quindi il rapporto gerarchico, che con l’Autorevolezza non c’e’, in quanto e’ una qualità riconosciuta e di rispetto guadagnato per meriti e competenze.

    1. Caro Stefano,
      hai perfettamente ragione!
      Se il leader riesce a creare un clima di fiducia tra i suoi dipendenti, se riesce a comprendere le diverse specifiche abilità di ognuno di loro e, quindi, dare il massimo valore a ciascuno, ecco che si trova in una situazione di collaborazione e co-creazione talmente forte da permettersi di delegare.
      E delegando, aumenta ancor più empatia e fiducia, nonché indubbiamente la soddisfazione del singolo.
      Soddisfazione che, anzi, cessa di essere del singolo e diventa valore competitivo del gruppo, grazie all’alta qualità delle relazioni che vi si creano.

      Grazie mille del commento
      a presto!

    2. La Delega e’ un aspetto molto importante della Leadership, così come la Fiducia. Senza delega e senza fiducia nel team non si può parlare di Leadership, ma di comando e di subordinazione, concetti molto lontani da quelli espressi in questo articolo.
      Grazie del tuo commento che mi ha permesso di puntualizzare questo aspetto molto importante.

    1. E’ vero, a volte può richiedere anche parecchio tempo e tanto lavoro. Pero’ il tema della fiducia e’ molto importante e sta anche evolvendo in questi giorni. Tendiamo a fidarci ciecamente di giudizi o di servizi di perfetti sconosciuti (pensiamo alle piattaforme di sharing economy – da Uber ad Airbnb a TripAdvisor) e a diffidare di chi sta nel nostro ufficio per intere giornate. Conta tanto la reputazione che hanno le persone, che va guadagnata e conservata nel tempo. Se un nostro collaboratore o collega e’ bravo nel suo lavoro, ben visto e ben considerato da tutti, risulterà più facile anche a noi aver fiducia in lui/lei.

  4. Quindi Leader non solo per forza si nasce (cioè lo si è dalla nascita pet carattere) ma si può anche diventarlo?

    1. Assolutamente si’ gentile Giovanni. Ci sono Business Schools molto importanti sia in Italia che nel mondo che insegnano a diventare dei Leader, nell’accezione dell’articolo. Alla base pero’, e’ importante l’umiltà e la consapevolezza di se’ e dell’ambiente che ci circonda. Comunque Leader si diventa a mio avviso.

  5. Non posso spendere parole migliori di quelle di Alessandra, caro Giovanni, e ti ringrazio moltissimo del tuo commento.

    Ti posso solo raccontare la mia esperienza personale: sono “nata leader”, nel senso che a scuola ero sempre e comunque quella seguita da tutti, poi mi sono trasformata e sono diventata un’adolescente/giovane donna molto schiva.
    Credo che se un po’ mi conosci, ora sai che sono tornata a FORMARE il mio carattere perché nulla amo di più delle doti dell’Intelligenza Emotiva, che sono alla base delle SoftSkilss e, dunque, di tutte le doti empatiche ed emotive dell’AUTOREVOLEZZA!

    Grazie ancora 🙂

    Quindi dal canto mio, si può anche nascere leader ma la formazione è fondamentale, in tutto l’arco della vita!

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