Le mie albe

Con un lungo post in cui racconto la mia cruda esperienza di vita, il blog #InLuce riapre i battenti. E mi accorgo che nella mia storia la luce è quella che ho mantenuto dentro. Soprattutto, è quella che ho ritrovato in ogni alba. Ogni giorno che iniziava dallo stupore del cielo e si trasformava in fretta in dolore vivo.

Questo è un post diverso. È un pezzettino della mia vita, che fa male raccontare, ma fa più male tenere nascosto.
Devo andare indietro a infiniti mesi fa.
Tutto è iniziato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Ero nei bagni di uno stadio (in pochi mi immagineranno tesserata). Caddi e non seppi rialzarmi.
Ma c’era troppa confusione perché qualcuno mi aiutasse. Rimasi a terra per almeno 5 minuti, fino all’inizio del secondo tempo. Poi, piano piano, con le mani mi attaccai ai lavandini grondanti e mi rimisi in piedi.
È una storia sporca, sì, ma è una storia vera.

Nelle settimane successive feci esami su esami, ma non risultò nulla di particolare. “Solo stress”. Dai, non prendetemi in giro, lo stress lo conosco, so come si mostra. E questo non è solo stress. Lasciai perdere.

Fu giugno e poi fu luglio, e all’inizio di quel mese io e il mio fidanzato partimmo per dieci giorni di mare.
La Grecia solo per noi, d’una bellezza spietata. La spiaggia era vuota, la sabbia bianca, il mare dorato, più dorato della sabbia. Verde, oro, azzurro, blu.
Ma una mattina salì il vento, quello forte che alza gli asciugamani e, la sera, mi trovai a non riuscire camminare.
No, aspetta.
Continuavo a cadere.
Sapevo che non era stress, sapevo di amare moltissimo l’uomo che mi teneva per mano, sapevo di essere libera e felice in vacanza. Ma le ginocchia no. Quelle non si piegavano più.
Il mio amore mi iniziò a portare in braccio dalla camera al ristorante. Ricordo cieli magici, stellate da lasciare la bocca aperta e ricordo che anche le caviglie iniziarono piano piano a non piegarsi più.
Ascoltavo come una bambina le parole del mio compagno: “Andremo a fondo, tieni duro ora. Capiremo che cosa ci sta succedendo”.
Parlava della nostra malattia, al plurale, e io me ne innamorai ancora di più.
E, come l’amore, come la panna che lentamente si monta e diventa solida, solida diventò la paura.

Soffrire senza lamentarci è l’unica lezione che dobbiamo imparare in questa vita. (Vincent Van Gogh) Condividi il Tweet

Furono giorni meravigliosi e dannati, di sole che riscaldava le ossa dall’inverno, di dolcezza che colmava ogni abbandono, di risate che spiazzavano il dolore. Ma il dolore si faceva sentire, sempre di più, di notte.
Scivolavo per terra fino alla terrazza della camera da cui si vedeva il mare. Ne sentivo il regolare respiro, le onde che accompagnavano i battiti del cuore. E il rumore del vento.
Il vento spazza dal cielo le stelle e viene l’alba.

Quando ho pensato di non camminare più, ho iniziato ad amare le albe! Condividi il Tweet

Le mie albe in Grecia.
Io, gli occhi che bruciavano dal sole e dal sonno, le mie gambe diventate inutili e il cielo che lentamente si innaffiava di rosa. Arancione, rosso. Il sole era rosso.
Scendevo in spiaggia attaccandomi ai muri e mi lasciavo andare, nell’umido della sabbia, che non erano ancora le 6 di mattina. E la bellezza, il profumo, il rumore del mare si mischiavano alle lacrime. Cosa mi stava succedendo?
Le mie notti iniziarono ad essere molto brevi.
Prendevo sonno e regolarmente alle tre di mattina avevo gli occhi sgranati come acini d’uva.
E sempre, ogni singola notte, scivolavo giù dal letto e, facendo leva sulle braccia, raggiungevo la terrazza. Ogni notte, ogni immenso cielo stellato, ogni alba rossa come il fuoco.
Stavo ferma lì, senza muovermi, e mi scendevano piano le lacrime. Non ero io che piangevo, erano le lacrime a spuntare dagli occhi e cadermi in grembo. Come quando si soffre.
Quando si soffre così tanto da perdere le parole. Da non lamentarsi più. Da stringersi in un lenzuolo per non sentire il vento ma solo il rumore del mare. Perché quello è così regolare che rassicura.

Le mie albe

Ho sempre creduto che la natura sia totalmente indifferente. Possiamo soffrire come cani, ma il cielo è rosso, le stelle vicine, l’acqua del mare un incanto. E così è stato per me.

Il dolore non è quello che dici, è quello che taci. Condividi il Tweet

Al ritorno dalla Grecia presi un appuntamento da uno specialista di medicina interna, che mi inviò ad un altro professionista d’immunologia. Tempi brevi e una marea di soldi spesi, ma non potevo aspettare.
Dolori maledetti: avevo paura di addormentarmi la notte, perché sempre, ogni singola notte, saliva nei miei incubi il pensiero della sedia a rotelle.
Assumeva forme diverse.
A volte sembrava una visione dolce e innamorata come quella di camminare sempre in braccio al mio compagno. A volte era acciaio freddo. Robot ingestibile e ostile. Dormivo sempre meno per non urlare nel sonno.
Non mi riconoscevo nemmeno nei sogni: ero sempre stata una bimbetta scattante, pronta, rapidamente in piedi prima degli altri.
No, se sei sulla sedia a rotelle non puoi farlo.
Se non cammini, t’ammazza il dover sempre chiedere aiuto.

Ci sono ferite che non guariscono, quelle ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare. (Oriana Fallaci) Condividi il Tweet

A fine agosto tornammo al mare, nella stessa adorata caletta in Grecia. C’era più gente, certo, ma la sabbia rimaneva bianca e il mare dorato. E a poco a poco prendevo coraggio.
Non di camminare, ma di mostrarmi disabile.
Ricordo i miei piedi che affondavano bruschi nella sabbia senza che io potessi controllarli. E appena mi riuscivo a sdraiare sul bagnasciuga, eccolo lì, mi raggiungeva l’incubo.
In fondo – cercavo di convincermi -, una sedia a rotelle avrebbe potuto proteggermi, sarebbe stata la mia casa senza dolore. Ed ero fortunata: potevo usare il cuore, potevo scrivere, reagire, combattere.
Ma combattere cosa, se appena ti sollevi cadi e ti fai male?

In acqua era più facile. Il mio compagno mi tirava e spingeva e il dolore non lo sentivo. Sentivo di nuovo la mia voce diventare adulta. Fiera. Grata della mia età.
Erano giorni di ferie, giorni che avrebbero dovuto essere solo di gioia. Ma se il mio amore si allontanava, tornava l’angoscia, e al suo ritorno erano solo lacrime di una donna che non camminava più.
La sera, con le scarpe mie in mano, lui mi prendeva in braccio e non so come riuscivamo a ridere e a scherzare. Anche dei miei piccoli piedi che non mi reggevano.
E i giorni passarono veloci, come tutti quelli in cui non lavori.
Lavorare?
No, perché io sarei tornata in Italia per farmi curare, e – prima ancora – avere una diagnosi. Una diagnosi che arrivò tardi, ma sgonfiò le mie speranze come palloncini bucati.
Cortisone in flebo e sala operatoria: più di undici mesi di ospedale.
Undici mesi e mezzo. Con una sedia a rotelle – questa volta reale – se volevo alzarmi dal letto.
Non avrei mai immaginato che l’ospedale diventasse la mia casa per quasi un anno.
Non avrei mai immaginato che alla fine la sedia a rotelle diventasse complice e amica.

Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi. (David Richo) Condividi il Tweet

Per combattere il dolore e sentirlo meno cattivo, per non riempire le giornate solo di medicine, per sentirmi viva – comunque e sempre – e ancora utile, utile a qualcuno, parlai coi medici e trovammo un accordo.
Avrei potuto usare il PC.
I rumori imprevisti, crudi e incessanti che echeggiano in corsia mi impedirono di tornare a scrivere sulle pagine del mio blog, ma non volevo arrendermi, volevo crescere anche in quella pace interrotta.
Iniziai a studiare.
Leggere, studiare, rileggere fino a capire argomenti di questo lavoro digitale che erano incomprensibili con la mia mente da psicologa. E leggendo, studiando, leggendo ancora, mi accorsi che potevo capire, potevo condividere sul web – attraverso i beneamati Social – storie diverse e temi diversi. Economia, Innovazione, Startup, e ancora: Intelligenza Artificiale, Bitcoin, Storia, Finanza.
Mentre i mesi passavano, iniziai a sentirmi preziosa se solo fossi riuscita a spiegare agli altri quello che capivo io leggendo. E il fatto di passare ore sotto flebo, camminare solo con 4 ruote, ma poter essere attiva e d’aiuto nel mio lavoro mi fece tornare il sorriso.
Non dissi mai pubblicamente dov’ero finita.
Non mi feci mai venire a trovare, neppure dagli amici. Lo show di quella sedia a rotelle e di me che cadevo non volevo mostrarlo.
Studiavo, condividevo articoli sui Social Network e aspettavo la sera il mio compagno.
Sempre presente, ogni sera: mano nella mano e con la testa sul mio petto fino all’ora di dormire.

Le mie albe

Quando sarebbe finita quella vita? Perché io lo sapevo che sarebbe finita. C’era ancora solo da crescere un po’ di più, da imparare ancora, da curare un corpo divenuto quasi estraneo.
C’era bisogno di un anno in più, fatto di fitte lancinanti alle gambe, fatto di studi e letture, fatto di ruote della mia sedia che tendevano a girare sempre a sinistra. Ecco, sarei cresciuta ancora per poter camminare diritta.
Ma la vita non è una favola, è fatta di errori, imprecisioni, tempi vuoti e distanze. Conoscendomi bene, tutto quello che potevo fare era non fermarmi a pensare.
Era come se avessi un muro davanti.
Un enorme muro di gomma dura, contro cui io mi lanciavo ogni volta che cercavo di accelerare i tempi, di non rispettare il male del corpo. Nuovi lividi e ferite ogni volta che provavo a rialzarmi. Il muro di gomma mi spezzava le ossa: vinceva sempre lui.
Non era quella la strada. Non era il momento e – essendo la mia una malattia cronicaforse non lo sarà mai: il momento di rispettare appuntamenti, scadenze, promesse. Il pensiero razionale avrebbe sempre avuto da scontrarsi con quel muro di gomma e tornarne indietro sanguinante.
La vita per me era da un’altra parte.
Nello svegliarsi ogni mattina, nelle mie adorate albe, e improvvisare. Provare ad alzarsi: no. Provare a ridere: no. Provare a leggere, studiare e fingere di stare bene. Non per mentire, ma per essere viva.

In resto, è storia di oggi. Sono a casa in convalescenza, ancora non cammino ma riesco a stare in piedi senza cadere.
E alla fine di tutta questa lunga storia, quello che resta è il senso di impotenza verso una malattia cronica che non guarirò mai, ma anche la soddisfazione grande di aver amato voi, il mio lavoro, la mia professione.
Di essere cresciuta e, finalmente, quando guardo la mia rozza sedia a rotelle, non averne più paura.


Se hai avuto il tempo e il cuore di leggere tutta la mia storia, scrivimi nei commenti sotto al post!
Dimmi cosa ne pensi, qual è il tuo rapporto col dolore fisico e, soprattutto – se lo vuoi – raccontami la tua storia.
È bello conoscerci meglio!

135 thoughts on “Le mie albe

    1. Caro Vincenzo, tu sei riuscito tutti i giorni a starmi vicino pur senza sapere davvero cosa stavo attraversando. Una meraviglia di amico. Sei tu, unico!

      Ti aspetto ancora tra queste pagine a commentare,
      Un bacio

  1. Carissima Francesca, innanzitutto grazie!!! Ti seguo da circa un anno, e la cosa che mi ha sempre attratto dei tuoi post è la trasversalità delle tue competenze, il tuo sguardo vivace, il coraggio e la “luce” di parlare di dinamiche sottili, intime e, a volte, “scomode” dietro i comportamenti sociali e le relazione umane : questa capacità di saper leggere dentro e dietro le apparenze che aiuta a conoscerci meglio, a conoscerci in versione 3D 🙂 . Dici bene “il dolore è quello che non diciamo” e di fatto facciamo nelle nostre 24h. Ed anche che “le ferite tirano fuori la parte migliore di noi” che è un’alleanza con la vita, ogni mattina all’alba.
    Mi occupo di comunicazione digitale dal 2013, quando feci un master sulla comunicazione dei beni culturali: sono appassionata di musei d’impresa, design e architettura, innovazione. Nel 2015 si è interrotta una carriera come dipendente (relazioni estere) che ritenevo potesse ancora darmi grandi soddisfazioni: la difficoltà di far valere le mie competenze su un mercato del lavoro in Italia così poco ricettivo per chi ha compiuto 40 anni, donna, mi ha portato a scegliere con coraggio la strada della libera professione partendo da zero: oggi cammino come una formica, collaboro con persone fantastiche, costruisco contatti di valore, sono più forte e tenace di prima, ho l’aspirazione di creare valore per me e per gli altri restituendo tutto quello che ho ricevuto, ho il motore acceso finalmente! Sono single al momento e leggere della vicinanza del tuo compagno mi ha profondamente commosso, vivere in relazione è vivere tutto.
    Francesca, sei una donna bellissima, perché vera: la tua forza e le tue fragilità, il tuo essere in relazione e la tua rinascita in una nuova luce…. Ti abbraccio, ti faccio i miei più affettuosi auguri e rimaniamo connesse ;-*

    1. La vita è un dono meraviglioso. Vero! Vero? Sicuramente si. Occasionalmente non tanto. La malattia è infame. Non le frega di te. Arriva, ti prende, ti picchia, ti violenta e a volte ti porta via. A volte fa peggio, vuole annullarti, cancellarti, umiliarti ma senza ucciderti. È subdola la malattia. Vuole che sia tu a mollare. È vigliacca lei. Se la prende coi più deboli, la bulla. Poi le capita di imbattersi in francesche, flavie, anime forti. Che non si lasciano prendere, picchiare, umiliare. Che reagiscono lottano, combattono. Perchè vogliono vivere, questa vita, questo dono meraviglioso.

      1. [temo che i commenti si siano accavallati]

        Carissima Flavia, mi hai lasciato senza parole!
        La malattia è infame. Lo è anche la natura, come ho scritto, totalmente indifferente a come stiamo noi. La malattia ci fa sbattere contro quel muro di gomma duro su cui ti lanci ogni volta che trovi qualche energia in più. Per lasciarti a terra con le ossa più rotte di prima e senza speranza.
        NO. Senza speranza mai. Quella io non l’ho persa mai.
        Forse – da portatrice di una malattia cronica – sono un po’ incosciente, ma chiamiamola incoscienza questa forza di rimanere attaccati alla vita!
        Va benissimo, purché la luce non si spenga mai!

        Benvenuta su #InLuce e, mi raccomando, torna a trovarmi su queste pagine!
        Ti stringo forte

    2. Cara Silvia,
      benvenuta su #InLuce. Questo blog è nato proprio per rivelare e spiegare le dinamiche psicologiche che sottostanno alla comunicazione digitale e alla nostra era.
      E’ stato chiuso un anno, e riaperto – come hai letto – con un post completamente differente: un vero e proprio racconto in prosa di quello che è stato per me quell’anno.
      Spaventoso, crudele, doloroso, cattivo. Eppure ogni mattina l’alba compare e, giorno dopo giorno, le albe ti accompagnano a disegnare il percorso da fare per ritrovare la luce.
      Sì è vero, sono forte e fragile insieme, ma ho imparato a guardare in faccia le emozioni e a non averne paura. Neanche di quelle brutte brutte che ti mettono su una sedia a rotelle.
      Il mio compagno sì, è stato grandioso. Il suo amore mi ha protetta anche da me stessa.
      E sai, anche io ho iniziato solo nel 2012 a fare questo lavoro. La mia carriera è stata quella di psicologa clinica in ospedale psichiatrico, per molti molti anni,

      Felicissima di averti conosciuto,
      spero di ritrovarti nei commenti anche nei prossimi post.
      Un bacio affettuoso

    1. Splendido Raffaello!

      Grazie solamente di averlo letto tutto fino in fondo e benvenuto su #InLuce!

      Io non mi fermo, ma tu torna a trovarmi nei commenti ai post 🙂

  2. A volte la vita ci propone sfide inimmaginabili. Le malattie poi, sulla propria pelle o sulla pelle di chi ami, di chi ti è caro, sono un mondo parallelo rispetto al mondo reale. Ciascuno vive il suo, spesso in solitudine o con poche persone che lo popolano.
    È difficile mettere insieme i due mondi. Seguendo la tua metafora è un continuo entrare e uscire dalla luce e dal buio. E la soglia tra il giorno e la notte è un lungo corridoio dove è facile perdere la bussola.
    Il web certamente ha questo vantaggio, forse, apre uno spiraglio in questo corridoio. Personalmente, per altre vie e per altre situazioni, il mio blog mi ha salvato la vita. E mi salva ogni giorno. Il mio blog, i miei progetti, la mia cultura, i miei libri, sono scialuppe su cui navigare alleviando le paure e scansando i nemici. Spero che il tuo blog, così come tutte le tue idee e progetti, a cui non servono gambe, ma cuore, cervello e un sorriso coinvolgente, ti siano d’aiuto. Io come lettore, c’ero, ci sono e continuerò ad esserci (per quanto gli algoritmi ci avvicinano e ci allontanano).
    Sempre onorato e fortunato di leggerti, perché, aggiungo, non ho avuto bisogno di gambe, né tanto meno di sapere dove fossi seduta, per apprezzare il tuo pensiero.
    Un abbraccio!

    1. Toni carissimo, benvenuto su #InLuce, felicissima che tu sia qui!

      La scrittura per me è sempre stata più che una terapia, proprio un modo di essere.
      Ricordo che anche da bambina scrivevo ovunque mi fosse possibile.
      Scrivere aiuta a razionalizzare un carattere come il mio che è principalmente #cuore. E a relazionarmi con gli altri.
      Per cui, caro, credo di capirti non bene, ma benissimo!
      Questa volta, però, per me è stato diverso.
      E’ stata una vera sfida.
      Perché parlare di dolore in un post per giunta lunghetto, sul web dove non si ha mai tempo e si vuole ridere, non è certo comune. Anzi.
      Non immaginavo che reazioni potesse ricevere.
      Ecco, sono stata letteralmente sommersa di amore e ammirazione.
      E questo mi ha insegnato finalmente che è ora di credere in me: è ora di credere nelle mie scelte e nelle mie idee, è ora di non farsi influenzare troppo ma di seguire la propria strada.
      Credo, sai, che l’amore vostro sia stato suscitato da tutte le emozioni che ho raccontato.
      Eccola, l’altra lezione, ormai appresa da tempo. Non avere mai paura delle emozioni, né di quelle belle, né brutte brutte.
      Perché arriva notte, si fa buio, ma poi il vento alza le nuvole e finalmente arriva…l’alba!

      Ti aspetto ancora tra i miei commenti, felice di parlare e scrivere con te!
      Carissimi saluti

    1. Ahahah, carissimo Diego.
      Avevo promesso che IO non avrei pianto!
      E in realtà sono stra-felice se ti sono riuscita a commuovere!

      Benvenuto su #InLuce, e ora che ci sei, io ti aspetto ancora nei commenti agli altri post.
      T’abbraccio forte forte

  3. Questo post meriterebbe un commento lasciato in un mazzo di fiori bianchi, su un biglietto scritto a mano con cura e su carta pregiata.
    Sei una donna con una forza incredibile, che la rilascia in altrettanto modo.
    Di te apprezzo da tempo e ora ancor di più, la dignità, la delicatezza d’animo, la discrezione, la riservatezza, il saper soppesare le parole che con la tua scrittura riacquistano il giusto valore.
    Comunichi un enorme rispetto per te stessa, per il tuo amato compagno e per i tuoi lettori.
    Credo tu abbia un modo di esserci anche quando non ci sei.
    I tuoi 21 grammi hanno un peso specifico diverso, speciale, come credo tu sia di persona.
    Grazie per l’ottimo esempio di condivisione e coraggio, non lo si ha mai abbastanza!
    Leggerti è un vero piacere.

    Sabrina.

    1. Sabrina carissima, che splendido commento mi hai lasciato!
      E’ un vero piacere leggere anche te!

      Hai disegnato di me un’immagine di eleganza, delicatezza e purezza.
      Posso – senza retorica – dirti che sono una persona estremamente trasparente, sincera, spontanea, sensibile, libera e forte insieme.
      La vita – complicata e non facile – mi hanno reso così. E niente e nessuno saranno mai in gradi di spegnere il mio sorriso e la mia luce.

      Però, sai, se io sono così lo sei anche tu. Altrimenti, non mi avresti riconosciuta!
      Prendiamoci per mano…
      Benvenuta su #InLuce, spero che queste pagine diventino una casa accogliente anche per te.

      Aggiungo solo un PS, sui 21 grammi.
      La terapia di flebo al cortisone mi ha fatto lievitare di 10 kg in più, quindi adesso il peso specifico rispecchia la realtà 😀

      Un affettuosissimo abbraccio

  4. Mia cara Francesca sono sempre più convinta che la vita bisogna godersela attimo per attimo, perché non sai mai quando decide di metterti duramente alla prova. Grazie per averci resi partecipi di un pezzo della tua vita assolutamente non facile, ma soprattutto grazie per averci mostrato come si reagisce con forza per continuare a vivere. È proprio la stabilità della natura quella che ci dà forza nei momenti di insicurezza. Non per nulla quando cerco delle risposte vado a cercarle davanti al mare. ❣️❣️❣️😘😘😘
    Susy

    1. Mia carissima Susy,
      il tuo mare lo conosco dalle tue meravigliose foto.
      Io purtroppo lo vivo solo d’estate, e non sai quanto mi manca.
      E’ proprio vero: il continuo, regolare, flusso delle onde è uno dei rumori più belli che ci siano, ed è capace di calmare ansie e dolori.

      La forza che ho avuto nasce, però, da altro: dall’aver imparato a non avere più paura di alcuna emozione. Né di quelle belle, né di quelle faticose, spinose e brutte brutte.
      Perché di notte tutto si ingigantisce, ma puoi contare sul fatto che soffi il vento e …rispunti l’alba!
      Sempre, ogni mattina.

      Ti abbraccio fortissimo!
      P.S. Benvenuta finalmente su #InLuce, spero che questa mia casina ti piaccia e diventi nel tempo anche un po’ tua

  5. Carissima Franci, intanto grazie per questo post molto toccante. Noi ci conosciamo da tantissimi anni e se devo andare indietro nel tempo e ricordare il nostro passato devo innanzitutto dire che per molti della mia eta’ sei sempre stata un ragazza “irraggiungibile” ma sempre una grandissima amica. Sei tornata all’improvviso e con molto piacere nella mia vita di amico. Conoscevo in parte le difficolta’ che stavi affrontando ma come hai scritto non hai lasciato avvicinare troppo nemmeno gli amici e quindi quando pensavo a te ti immaginavo felice e serena per l’appuntamento che ti sei data. Ora capisco meglio i tuoi no, facciamo un’altra volta, dai ci vediamo prossimamente……questo post pero’ e’ come dire: amici sono tornata piu’ forte e pronta di prima. Sono qui per lottare e non nascondermi e io sono qui per abbracciarti nuovamente. Le tue ginocchia e le tue caviglie non ti reggono piu’? Saremo noi per te le tue gambe finche’ un giorno ci dirai……ok ragazzi la Grecia ci aspetta, facciamoci una passeggiata sulla spiaggia.

    1. Carissimo Matteo (meglio denominato TOM): mi hai scritto un commento favoloso, grazie infinite!!

      Sì, noi ci conosciamo dai tempi dell’asilo, e se crescendo sono sempre stata nel nostro quartiere “quella irraggiungibile” devi prendertela con mia madre che non mi faceva mai uscire di casa.
      😀

      Poi, proprio tu, mi hai aiutata a ricomporre la mia vita dove abito ora e della mia malattia hai sempre saputo tutto. Finché non sono scomparsa un’altra volta: ecco, non sono scomparsa da te, sono scomparsa da tutti.
      L’unica cosa che ho fatto, per sembrare presente, è stato continuare a lavorare. E ora, già, ora capisci tutto.

      Sì, sono pronta per lottare insieme a te e insieme a tutto il mondo di persone che mi ha letto.
      Pubblicare sul web la mia malattia è stata una sfida, ma dalla quantità di amore che ho ricevuto nei commenti, credo proprio che la sfida io l’abbia vinta.
      Con trasparenza, sincerità e lealtà.

      Ora “si cammina” insieme 🙂

  6. Francesca, che dirti…., Sei una DONNA straordinaria, sapevo, ne ero certo che il tuo racconto mi avrebbe lasciato a bocca aperta.. ., grazie per esserTi aperta e soprattutto per l’ Amicizia che sai dimostrarmi giorno dopo giorno…

    1. Amico mio, Aldo, grazie grazie grazie.
      Per essermi sempre stato vicino, per avermi sempre mostrato affetto, per non essere mancato mai.

      Un’Amicizia bella e sincera, davvero 🙂
      Ti abbraccio forte forte, a prestissimo

      1. Ci puoi contare Francesca mia cara.., per Te ci sarò sempre, così come sono certo di poter contare su di te…, tvtb

  7. Brava Francesca, ce l’hai fatta a vincere il dolore e la paura di accettarlo: adesso sei più viva e più ricca ! Ti faccio auguri e complimenti per il coraggio e la voglia di vivere!

    1. Cara Cristina, benvenuta su #InLuce!

      Sai come ho fatto a vincere il dolore e ad accettare una malattia che non mi passerà mai? Imparando proprio a non avere più paura di nessunissima emozione. Lasciandole tutte libere di esprimersi.
      Spontanee, belle, brutte, profonde, taglienti, brucianti, crude. Ma non mi fanno più paura. E imparare ad accettarle ti regala una forza immane, che non ha certo più paura del buio!

      Carissimi saluti e baci

  8. Il dolore e l’impotenza li conosco e li capisco bene. Troppe volte l’ho visto riflesso negli occhi dei miei cari.
    Non posso vedere i tuoi occhi perché sono lontana, ma li posso immaginare.
    Ma insieme al dolore e all’impotenza io vedo anche la tua grande forza.
    Questa è solo l’ennesima prova che dimostra che grande DONNA tu sia.

    1. Carissima Manu,
      dolore e impotenza sono ciò che di viscido comportano le malattie croniche.
      Esattamente.

      Come sconfiggerli?
      Provando a pensare di valere molto di più di questa malattia, di avere molti doni e regali dalla vita, primo tra tutti l’amore.
      Per i cari, per il mio compagno, per il lavoro che ho scelto, per l’identità trasparente e limpida che ho creato in 7 anni qui sui Social Network e sul Web.
      E’ così che spunta la forza, un sentimento di vittoria personale che è destinato solo a crescere!

      T’abbraccio forte!

  9. Cara Francesca,
    ci conosciamo digitalmente da tempo e da quando ho ri-iniziato a vedere i tuoi post, mi sono resa conto che era da un po’ che “non ti vedevo in timeline”.
    Leggere di questa tua “epopea” (perdona se l’uso dei termini può apparire un po’ improprio, ma fatico a trovare le parole giuste) mi ha lasciato basita.
    Quello che mi colpisce e mi commuove è questo tuo scritto, questo tuo ritorno, coraggioso.

    La potenza di questa tua condivisione deve diventare una voce, una guida per chi si vergogna a raccontare alcuni argomenti. Sommersi come siamo da voci falsamente vincenti.

    Personalmente sono venuta in contatto (come figlia) con una malattia incurabile che si è portata via mia mamma nel giro di un mese e mezzo (poco più di un anno fa).
    E quando ho preso la decisione di condividere su Facebook una sorta di diario giornaliero (tra Terapia Intensiva, pochissimi giorni in Hospice e l’elaborazione del lutto poi), sono state tante le persone che mi hanno scritto condividendo il dolore da loro vissuto e di cui non avevano mai raccontato.
    E personalmente ho sperimentato la forza della scrittura, che si è fatta terapeutica.

    Ciò che hai fatto (e che farai) e che hai scritto (e che scriverai) è di grande insegnamento.
    Non smettere.
    Continua.
    Stai tracciando una strada molto importante.

    Ti voglio bene,

    Barbara

    1. Benvenuta finalmente sul mio sito, carissima Barbara, spero che #InLuce diventi anche la tua casa!

      Raccontare con lucidità e crudezza il dolore vissuto e la mia malattia immune è stata una sfida, perché sul web non c’è mai tempo, siamo sempre di corsa, non ci lasciamo spesso neanche il tempo di salutarci.
      Sono stata inondata d’amore, quindi la sfida è vinta e questo non può che confermarmi 2 cose: che la forza del sorriso e delle albe trionfa sempre e che essere una persona limpida, trasparente e sincera paga, ha sempre pagato e pagherà nel tempo.

      Sarebbe certamente bellissimo che la mia storia potesse essere letta da chi è ancora nel tunnel e la luce non la intravvede neppure. Da chi finge di stare bene ma muore dentro ogni giorno un po’ di più. E anche da chi si lamenta di piccolezze e noiose polemiche.

      Anche io ti voglio bene, davvero!
      Grazie ancora e un grande bacio

  10. Cara Francesca leggendo il tuo blog mi sono immaginato quando può essere difficile convivere con una malattia che non passa mai !! Quindi posso solo provare una profonda ammirazione per come la stai affrontando!!

    1. Carissimo Marco,
      ti ringrazio tanto.
      Per aver letto il mio articolo e per esserti fermato a commentarlo.

      Sì, vivere con una malattia cronica è estenuante, faticosissimo, e richiede la capacità di gestire le proprie emozioni nel modo più consapevole e abile che ci sia.
      Ci si convive. Ma non si sa mai quando ti impedirà di uscire o ti lascerà in pace.
      Una pazienza infinita e tutt’altro che facile da avere!

      Ti sorrido, ti abbraccio e ti schiocco due baci sulle guance 🙂

  11. Ciao Francesca,
    grazie per aver condiviso la tua storia. Questo tuo post mi dà ancora di più la conferma di quanto sia necessario parlare di queste nostre storie. Ho scritto “nostre”: no, non è un errore. So cosa voglia dire avere momenti di stop forzato dal lavoro ( ma ancora prima nel periodo scolastico ) a causa di una malattia. La mia è una bestia rara e autoimmune (Malattia di Behçet). Ci hanno messo anni prima di trovare il nome ed in un certo senso la quadra nella terapia. Ad agosto, per mia volontà, stanca di sentirmi dire che non c’era altro che ciò che mi davano mio deciso di dare una svolta e cercare un altro medico e un altro centro che potesse seguirmi. Sono stata fortunata e posso dire che, dopo averlo trovato, mi hanno dato una cura che sta facendo i suoi effetti e mi ha permesso di ricominciare a prendere in mano la mia vita. Sono stati lunghi anni in cui non solo non mi sentivo capita dai medici ma anche da tutto il mondo. A scuola, a casa. Non nego che questa Bestiaccia come la chiamo io me ne abbia fatte passare di ogni, colpendomi in questi ultimi anni nella sfera più delicata e intima. Per tutti è difficile ma per una donna, per l’approccio con gli altri ( e per altri intendo i maschietti) tutto è più difficile. E per non parlare delle persone ( parenti inclusi) : c’è chi dice che ti lamenti, chi fa a gara per dire che sta peggio, chi dice che sei sempre stata una chiusa e vuoi attenzione, chi dice che ne parli troppo. Ma se la gente se lagna e vuole per forza parlare del suo banale mal di testa… secondo voi io che è da quando ho 15/16 anni e ora ne ho 36 che ho una bestia e sintomi da tenere a freno, se non ancora capire, non ho bisogno e diritto di sforgarmi. Certo con delicatezza, senza stressare gli altri, ma piuttosto per aiutare a comprendere. A far capire che, seppur con mille difficoltà, noi siamo al mondo e vogliamo e dobbiamo avere diritto ad una vita come tutti gli altri coetanei. Mi sono riproposta di parlarne sempre di più, ho un blog in aggiornamento e un libro in cantiere. Ho delle interviste in uscita per alcuni colleghi che si sono incuriositi verso la mi storia e di come l’ho superata ( ho imparato nel tempo. Si impara ogni giorno in realtà.. perché ogni giorno, in questo lungo sentiero parallelo che scorre insieme alla tua vita c’è qualcosa di nuovo) . Credo che parlarne è importante: sia per chi sta passando un inferno, sia per chi ascolta. Mi sono dilungata un pochino troppo e ancora tanto ci sarebbe da dire. Mi fa piacere tornare a rileggerti ❤️

    1. Carissima Lorena,
      io ti ringrazio moltissimo davvero di avermi raccontato la tua storia e la tua esperienza. Nuda e cruda come ho raccontato la tua.
      E’ la conferma che dico il vero: ogni storia narrata è un tesoro nascosto!

      Mi riconosco moltissimo nella tua esperienza quando parli del fastidio e del senso di bestiale impotenza che hai quando i medici non ti capiscono, ti rimbalzano da uno all’altro per poi ritrovarti di nuovo a letto più dolorante di prima. Ti chiedi se davvero ci sia qualcuno al mondo che possa capirti.

      Sì, c’è. Chi ha vissuto e vive come me una malattia cronica, e ha la pazienza ogni giorno di rispettare i limiti personali e comprendere le emozioni negative.
      Ah, anche io ho un romanzo nel cassetto, sai??

      Sarei felicissima di ritrovarti ancora sul mio blog a commentare i post e a chiacchierare insieme!
      Intanto, ti stringo

  12. Da ieri aspettavo questo post, sicura che mi avresti emozionata e non hai disatteso le mie aspettative, anzi! Tutto l’amore che riesci a trasmettere in questo breve testo con forza e coraggio, caratteristiche che ti contraddistinguono, sono un’onda che ti travolge completamente. Infinitamente grazie per queste righe, per il tuo essere TU! Complimenti Francesca, continua così e ama.

    1. Annalisa carissima,
      che splendide parole mi hai scritto.
      Me le leggo e rileggo per sentire tutto l’amore che c’è.

      Io prometto che non cambierò mai: che trasparenza, sincerità, sorriso e luce si manterranno sempre nel mio cuore e che il mio cuore sarà il più aperto possibile.
      Ma i complimenti li faccio a te, anche solo per come mi hai fatto sentire con un “solo” commento!

      Carissimi saluti e torna presto qui su #InLuce!

  13. Un tumulto di sentimenti e riflessioni che faccio fatica ad esprimere. Perciò semplicemente grazie per il tuo prezioso regalo 💚

    1. Cara Monica,
      non c’è nessunissimo bisogno che tu descriva il tumulto di sentimenti e le riflessioni – vedrai – spunteranno da sole a tempo debito.

      Sono io a ringraziare te per esserti fermata a commentare e per le parole preziose che mi hai scritto.
      Benvenuta su #InLuce,
      ti aspetto ancora fra le pagine di questo blog per il commento ai post <3

  14. Ciao Francesca, essere minate nella propria libertà ed indipendenza è devastante. Ma le menti libere e vivaci come la tua non si fanno ingabbiare da una malattia cronica. E questa è la tua grande forza. Un abbraccio

    1. Cara Monica,
      purtroppo ti devo deludere: una malattia cronica tanto invasiva rende anche me la vita una gabbia.
      Senza libertà di programmare vacanze, appuntamenti, etc perché non puoi sapere come starai.

      La mia forza è convivere con questa dannata situazione e cercare di trovare ogni giorno motivi grandi e validi per sorridere e per amare.

      Ecco: amare è la mia forza!

      Ricambio l’abbraccio e ti aspetto ancora nei commenti qui su #InLuce!

  15. Grazie per aver aperto il tuo cuore e trovato il coraggio di raccontare la tua dolorosa esperienza che mi ha fatto emozionare e commuovere, e mi sono ritrovata in alcuni punti. Sei una donna ed una professionista meravigliosa, sensibile, empatica e soprattutto molto forte, sei un Esempio, un Modello! Il dolore non ti abbatterà ma ti eleverà!
    Un abrazo muy muy grande!

    1. Carissima Giovanna,
      sono io a ringraziarti per le tue meravigliose parole: raccontare sul web della mia malattia cronica è stata una sfida, ne ho trovato il coraggio e l’ho fatto, non sapendone i risulti. Lo sai bene: il popolo del Web non ha tempo, non si ferma, se ha davanti un post lungo se ne va, e non vuole problemi, il che significa anche che non vuole drammi o tristezze.

      Mi sono ritrovata sommersa d’amore ed ammirazione e questo significa non solo che la sfida è vinta, ma soprattutto che essere una professionista e una persona sincera, trasparente e limpida paga, ha sempre pagato e pagherà sempre!

      Benvenuta su #InLuce, spero tanto tornerai ancora a commentarmi!
      Ricambio l’abbraccio!!

  16. Il coraggio di questo post è infinito. Sono una delle tante connessioni che si acquisisce sui social ma dal tuo condividere la conoscenze e questo squarcio privato non si può che rispondere con tanto rispetto. “There is a crack in everything, that’s how the light gets in” …

    1. Caro Enrico,
      tu non sei affatto “una delle tante connessioni”: tu sei quello che ogni mattina mi dà il buongiorno, sia che io ti risponda sia che non lo faccia. Hai sempre una parola gentile e positiva per me e di tutto questo io ti ringrazio profondamente.

      Sono felice di essermi ora fatta conoscere meglio da te!
      Un abbraccio e
      torna presto a trovarmi qui su #InLuce”!

  17. Sono senza parole, mi hai commossa, emozionata, squarciato il cuore. Ti abbraccio forte e condivido il tuo pensiero “il dolore non è quello che dici è quello che taci”.

    1. Sì, è vero, carissima Francesca: è una frase non mia, una citazione di anonimi, che secondo me è esatta e perfetta per esprimere una sofferenza tale.

      Sono felice di averti commosso, se per commuoverti significa che ti ho comunicato emozioni felici, di speranza, di luce e di affetto.
      Sono i valori che contano per me, insieme alla mia trasparenza e sincerità professionale.

      Restiamo unite!
      Torna presto a commentarmi qui su #InLuce
      un bacio grande, grande così!!

  18. Quante cose riescono a far risuonare le tue parole.. le ho lette lentamente, lasciando che ogni frase trovasse il suo posto, qualcuna nel cuore, qualcuna nella testa, qualcuna nello stomaco.
    Cara la mia pescatrice di perle -ricordi, ti ho chiamata così in un tweet-, le perle non solo le trovi ma ne fai nascere tu stessa di bellissime..

    1. Carissima Fedra,
      benvenuta su #InLuce, spero che col tempo diventi una casina familiare anche per te!

      Sai che da quando mi hai definita “pescatrice di perle” mi impegno ancora di più a trovarne? A volte rido tra me e mi chiedo: ma Fedra sarà contenta o di perle ne vorrà altre?
      Sei splendida!

      So che questo post arriva diretta anche allo stomaco, ma sono voluta essere trasparente e sincera come sono realmente, sia come persona che come professionista, e ho “dovuto” usare, per questo, anche termini decisamente crudi, raccontare scene decisamente toccanti.

      Che meraviglia: faccio nascere io perle bellissime?
      Le facciamo nascere insieme, carissima Fedra? Saranno ancora più belle se siamo unite!

      Un grande bacio!!

  19. Ciao,
    ho dovuto aspettare qualche attimo prima di risponderti.
    Ti conosco solo su Twitter ed è ben poca cosa rispetto a quanto vorrei conoscerti di persona. Conosco la sofferenza (ho superato, primo in Italia, una operazione per un tumore all’ipofisi a sei anni e da quel giorno vivo una vita in cui il dolore interpreta il ruolo di mio miglior amico), quindi anche se non posso capire il tuo dolore o il tuo stato d’animo (odio chi pensa di conoscere le sofferenze degli altri) posso solo dirti che la sofferenza fa crescere, ci fa rendere conto di cose che prima neppure volevamo vedere. E’ vero, a volte la sofferenza inaridisce l’anima, ma è un piccolo prezzo se confrontato quel pizzico di “cattiveria” in più con cui impari ad affrontare le avversità.

    Non ho parole utili per aiutarti a stare meglio, ma sei una tipa tosta, che legge e che impara e quindi anche se le gambe tremano o non funzionano più, fottitene, le persone come te volano.

    1. Caro Augusto, benvenuto su #InLuce.
      Le persone come me volano… … …commozione, soprattutto perché la forza che ho mi è data dall’amore, per me e per gli altri, dal sorriso e dalla luce. Nonostante il dramma di un sofferenza cronica, io amo profondamente la vita e sarò sempre la persona e la professionista sincera, trasparente e leale che hai conosciuto!

      Certo sarebbe bellissimo conoscerci meglio, ma già con il mio post ti ho raccontato tanto di me.
      Ti posso dire, pero’, che a me la sofferenza non ha reso arida, ma ancora più curiosa e sensibile. Non mi ha reso cattiva, ma ancora più dolce.

      Torna presto a trovarmi qui sul blog, io ti aspetterò!!

  20. Da ieri attendevo di leggerti ed oggi con calma l ho fatto ….scendevano le lacrime al pensiero del dolore provato …alla sensazione di impotenza ma di più per il pensiero che la vita puo eseere molto fragile e come hai descritto bene tu ogni alba ogni tramonto ogni cosa va avanti comunque e sempre al di la di cio che ci può accadere ….il tuo leggere studiare cercare scricere e leggere ancora mi ha insegnato una cosa importantissima …quel non arrendersi a brutti pensieri e trovare comunque sempre una luce o un altra luce ……un grazie infinite per aver voluto raccontare la tua storia privata …un esempio di grande coraggio e forza d animo che mi commuove unita ad modo cosi gentile che puo eseere solo lo specchio di un cuore grande

    1. Carissima Loredana,
      mi dispiace di averti fatto scendere le lacrime, spero siano state di commozione e non di tristezza.
      Mi si sono piegate le gambe. Di colpo cadevo e non camminavo più. E’ come dire che ti crolla il mondo sotto ai piedi.
      E, sì, la vita può essere molto fragile. E la vita con una malattia cronica come la mia è un doversi chiedere quotidianamente “ce la faccio?”.
      E’ per questo che nasce la forza, che lotti per aspettare la luce e mantenerla accesa, per guardare in faccia anche le emozioni più brutte senza averne paura.

      E’ difficile sul web incontrare post così personali, quasi racconti in prosa. Per me è stata un po’ una sfida per poter riaprire questo blog – #InLuce – dopo 1 anno di silenzio.
      Ho ricevuto mille messaggi di amore e ammirazione e questo mi convince sempre di più che essere una professionista e una persona sincera, trasparente e vera alla fine paga. E pagherà sempre.

      Grazie per la tua grande sensibilità e dolcezza!
      Ti abbraccio forte

  21. avevo intuito solo una piccolissima parte… e più che abbracciarti e scriverti che posso capire alcune delle sensazioni che provi, per interposta persona, non credo di poter aggiungere molto. se non ringraziarti e dirti che proverò anche io a guardare lo spettacolo dell’alba più spesso, per ricordarmi quanto siamo fortunati a poterlo fare 😍

    1. Ciao cara Annalisa,
      nessuno – a parte gli amici stretti stretti – sapeva dov’ero e cosa mi stava succedendo e non ho permesso a nessuno di venirmi a trovare.
      Sono fatta così, sono fatta male: se non mi riconosco, non mi faccio vedere. E dato che il dolore mi ha letteralmente trasformata, mi sono chiusa in me.
      Evidentemente, però, era necessario. Le forze fioche hanno riacceso la fiammata e le albe mi hanno restituito speranza ogni giorno.
      Era una vittoria che dovevo raggiungere da sola, quella di non avere più paura.
      E ora che sono capace di guardare anche le emozioni più brutte in faccia senza temere, ecco che mi sono sentita pronta di raccontare questa storia.
      Per farmi conoscere meglio, per dare coraggio a chi sta male ed è ancora al buio, per insegnare FORSE qualcosa a chi si perde in noiose problematiche inutili.

      Ti abbraccio di cuore

    1. Miky tesoro,
      non è scontato.
      Se il mondo ti crolla sotto ai piedi per ritrovare stabilità di vogliono nuove certezze.
      Io le ho trovate guardando in faccia le emozioni, anche le più brutte, e imparando a non temerle più.
      Convivrò sempre con questa malattia, ma ogni giorno più forte e più sorridente!

      Tanto affetto!!

  22. Coincidenza: mentre leggevo ascoltavo “accross the universe” ed il ritornello
    Nothing’s gonna change my world
    Nothing’s gonna change my world
    penso sia quanto mai azzeccato. Brava e grazie

    1. Ma che figata!!
      Caro Fabio, un ritornello perfetto!!

      Grazie di essere venuta a lasciare il tuo commento qua,
      ti aspetto alla prossima 🙂

  23. Non ci conosciamo di persone ma è stato molto emozionante leggere una parte così privata ed intima di te. Le tue parole entrano dolcemente nella testa, quasi fossero musica e poesia.
    Bellissimo quello che hai scritto e bellissimo che tu abbia voluto condividerlo sui social, dimostrando che i social, se lo vogliamo, possono essere usati per passare messaggi di speranza e di amore. Sei una super donna, ma già lo sai dentro di te!

    1. Cara Elisa,
      devo ammettere che mettermi a nudo così sui social è stata una vera sfida. Sul web non si ha tempo, non si ha voglia di leggere, non si leggono cose tristi, etc.
      La sfida l’ho vinta quanto mi sono sentita immersa dall’ammirazione dall’amore di tutti quanti.
      E così ne ho le prove, ora 🙂
      I social – come tu dici- possono benissimo essere luoghi di incontro di speranza e amore, luoghi di racconto di sè, luogo di luce che consola.
      Grazie per i tuoi complimenti,
      e benvenuta su #InLuce:
      spero che tornerai presto a farmi visita.

      Un abbraccione

  24. Grazie per aver raccontato e condiviso, Francesca. Ti ho letta d’un fiato, e in punta di piedi entro un po’ di più nella tua storia. La scelta di scrivere mostra il tuo coraggio anche per questo aspetto, e non credo sia stato semplice. Ma la scrittura, come un dono, sa premiare e aiutare. Oggi aiuta tanto me, perché ti leggo e posso fare tesoro della tua storia come testimonianza luminosa. Grazie, grazie davvero. Un abbraccio grande.

    1. Carissima Federica,

      la scrittura mi nasce spontanea, scrivo da quando sono bimba. Quello che è stato decisamente più difficile è condividere col mondo pubblico del Web una storia tanto privata.
      Alla fine l’ho fatto, perché potesse essere di conforto a chi è ancora nel buio, di lezione a chi brontola per noiose polemiche e di aiuto per chi la propria luce interiore non l’ha ancora tirata fuori.
      Sono felice che un po’ ti abbia aiutato: quello che non devi permettere mai a niente e a nessuno è di privarti del sorriso!

      Grazie del tuo commento, torna presto a trovarmi su #InLuce!
      Un abbraccio grande a te!

  25. Grazie anzitutto per aver avuto il coraggio di condividere tutto. A mio parere hai fatto molto bene a farlo: non c’è nulla da tenere segreto quando esprimersi ti può aiutare ad avere coraggio, ad affrontare i problemi, a cambiare. Comunicare ti fa sentire che non solo tu sei vulnerabile e questo è sempre in qualche modo un sollievo. Un abbraccio.

    1. Cara Anna, ben trovata!

      Ad essere sincera, scrivere e condividere pubblicamente sul web questo racconto (perché realmente è un racconto in prosa) non mi è servito per trarre coraggio, ma per regalarne.
      Io il coraggio ce l’ho forte dentro di me, ora.
      Quello che mi ha spinto a pubblicare la mia storia è proprio la speranza di poter essere di aiuto alle persone che ancora la luce non riescono e non possono vederla, e anche a strizzare l’occhiolino a chi – ormai sempre di più – finisce per usare il web per noiose e inutili polemiche.

      Un forte forte abbraccio,
      ti aspetto ancora tra le pagine di questo blog!

  26. Un forte abbraccio Francesca. Io non seguo regolarmente i tuoi post, questo è il secondo che leggo. Il primo, la scorsa estate riguardava la complicità e la facilità, in parte indotta, con cui molte persone si lasciano trasportare… sui social network, riguardo a sentimenti, relazioni, incappando in situazioni che sfiorano o azzeccano talvolta il tradimento di un partner. Il tuo post mi ha aperto gli occhi, così ho deciso di cambiare atteggiamenti e le modalità d’ uso dei social , e di fare anche alcune scelte precise. Ora ti ringrazio di quest’ ultimo post coraggioso, dal quale condivido con te, forza e speranza in questo mia fase difficile, per carenza di lavoro. Nella fragilità scaturisce una grande forza. Queste tue testimonianze illuminate da luce Vera, danno ossigeno alla vita di tutti. Grazie Francesca.

    1. Caro Emilio, innanzitutto benvenuto su #InLuce e grazie di aver lasciato il tuo commento.
      Mi dispiace moltissimo delle tue difficoltà lavorative, sempre più frequenti per tutti.
      Mi ricordo molto bene il post a cui fai accenno.
      Questo è molto diverso: è un vero e proprio racconto, una storia vera.
      Io la luce l’ho trovata trascinandomi sul terrazzo per vedere le albe, mentre tutto il mondo mi cadeva sotto ai piedi.
      E il sorriso è ritornato quando, ferma in ospedale, ho iniziato a studiare e a tenermi aggiornata per questo lavoro su Internet.
      Se la testimonianza della mia storia può finalmente infondere coraggio e dare ossigeno puro a chi ne ha tanto bisogno ora, credimi, sono solo estremamente FELICE.
      Grazie a te Emilio.
      E torna a trovarmi su queste pagine del blog!

  27. Carissima Francesca, un grande dolore e un grande coraggio! Nell’ipotesi e nell’auspicio che ora vada meglio, credo che da questa tua capacità di comunicare potrà venirti forza e un po’ di consolazione. Un forte abbraccio

    1. Cara Luisa,
      hai visto che sono tornata, dopo tanto tempo!
      Ti ringrazio: ora decisamente va molto meglio, ma – la cosa più importante – è che ho ucciso i fantasmi e gli incubi notturni.
      Non ho più paura, sono consapevole che la strada è ancora lunga, ma non ho più paura.
      Un fortissimo abbraccio anche a te
      e
      …arrivederci su queste pagine!

  28. Stupendo, sottile, presente, lontano, attivo, leggero, profondo, solare, coraggioso, rovente, limpido, corale, umano, leale, speciale. PP
    P.S. Grazie

    1. Carissimo Paolo,
      ora metto insieme tutti i tuoi aggettivi, li infilo come perle in una collana. Sarà la collana più preziosa che esista.
      Non posso che ringraziarti col cuore in mano
      e invitarti ancora e ancora a venire a lasciarmi commenti su questo blog #InLuce, che vive di persone sensibili e luminose come sei tu!

      Un abbraccio strettissimo!

  29. Francesca ho letto la tua storia…tutta d’un fiato. Il tuo dolore è arrivato al mio cuore…ma anche la tua forza . Una donna speciale splendida dentro e fuori. Il tuo sollievo è l’amore per quello che sei e la persona che ti sta a fianco. Un abbraccio…non riesco a dire altro

    1. Carissima Cristina,
      innanzi tutto ben tornata su #InLuce!
      Sono felice che il post ti sia arrivato al cuore, dolore e forza insieme, incubi e luce. Albe e paure.
      L’uomo che mi sta a fianco è stato fondamentale in questo mio percorso, hai ragione.
      E, sì: il mio sollievo è l’amore per la vita e la luce che riesco a trovare in me quando tutto mi crolla addosso.

      Ti abbraccio con affetto sincero e grande
      e ti aspetto ancora tra queste pagine!

  30. Cara Francesca, conosco perfettamente il tuo dolore, la tua impotenza, la tua speranza, la tua rabbia ed il senso di tremore nel sapere che non puoi e non devi mollare. Tutto questo io lo sto vivendo sulla mia pelle, perché quando sei necessaria a qualcuno che ami , vivi il dolore, la disperazione e la speranza come se fossi tu…..tu che non puoi fare a meno di urlare la tua impotenza e nello stesso tempo tiri fuori la vita da ogni chemio da ogni controllo da ogni analisi.
    Io combatto si, per me e per lui come se fossimo una sola persona.
    Non so se riusciremo a sopravvivere, quello che so che tutto questo mi ha reso una donna diversa……e ne sono fiera.
    Un abbraccio grande
    Emanuela

    1. Emanuela carissima,
      grazie grazie e grazie.
      Per avermi aperto il cuore come io ho fatto con te. Per esserti raccontata e aver narrato il tuo dolore come ho fatto io.

      E’ spiazzante l’impotenza. L’unica forza contraria all’impotenza è la costanza dell’amore. Ma so di non insegnarti nulla, né lo voglio fare.
      Tu combatti, continua a farlo, non mollare.
      Il dolore cambia le persone, segna e insegna. Maggior consapevolezza, più forza, meno spavento. Non chiuderti in questo dolore, raccontalo, buttalo fuori.
      Hai sulle spalle un peso enorme.
      Piccoli passi di luce ad ogni controllo positivo e rabbia, tremore mentre aspetti impotente.

      Sono fierissima – se posso dirlo – della tua forza e felice della tua fierezza.
      Sappi, però, che NON SEI SOLA. E che quel peso che reggi, mostruosamente pesante, possiamo reggerlo INSIEME.
      Davvero, Su di me puoi contare, sempre. Anche solo per sfogarti.

      Ti abbraccio con vero e proprio amore!

  31. “Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime”
    Ben tornata e alla prossima astropillola cara Francesca 😘

    1. Caro Andrea,
      non sai che gioia mi dà averti qui sul mio blog #InLuce! Mi hai resa felice!

      Sì, io ho imparato, in tante peripezie non certo facili e leggere della mia vita, che il dolore è un gran maestro: il dolore SEGNA e INSEGNA.
      Segna la pelle con le rughe, segna il corpo con le cicatrici, segna l’animo lasciando debolezze non risolte e ferite che sanguinano sempre.
      Insegna ad arrangiarsi. Perché – prima del mio compagno e dei miei amici – mi sono trovata SOLA davanti al mondo che mi crollava sotto i piedi, e ho reagito trascinandomi con le braccia di notte in terrazza per aspettare la luce dell’alba.

      Io oggi sono fiera di tutte le mie cicatrici e pure delle rughe, Sono psicologa, quindi, ho lavorato tanto per non avere più ferite ancora aperte che sanguinano.
      E ho imparato da questa storia cruda e dura a ritrovare il sorriso. E mi sembra di avere vinto tutto, ritrovando il mio sorriso!

      Ci sono tutti i giorni con la tua #astropillola, a bocca aperta per lo stupore ogni mattina.

      Permettimi di abbracciarti forte, ma forte sul serio!

    1. Tesoro, Francesca, tu segui me, rimaniamo mano nella mano ogni giorno. Non la lascerò mai la tua mano, finché non avrai ali forti per volare via da sola.
      Ti voglio un mondo di bene e
      abbi fiducia in me: non avere paura. Ci sono io.

      Spero solo che avrai ancora voglia di lasciare un tuo commento anche le prossime volte su questo blog, che è anche la tua casina!

  32. In un mondo così spesso banale in cui predomina l’apparenza. In un mondo che spesso sembra essere un grande reality show. In un mondo dove si ha paura di esporsi per non essere giudicati. In questo mondo ci sono delle persone straordinarie che riescono dal dolore a tirar fuori delle lettere cosi belle, così autentiche, così vissute. A persone come te dobbiamo solo dire grazie per l’ amore, il coraggio, la forza che traspaiono da quello che hai scritto. Francesca mi permetto di condividere questo post e in particolare con mia sorella che sta lottando contro il male, un male subdolo che gli sta rendendo più difficile tutto quello che per lei era normale. Ti abbraccio.

    1. Caro Santo,
      pubblicare una storia così privata in questo mondo di apparenza e velocità è stata una sfida grandissima.
      Sento di averla vinta perché sono stata inondata di amore e ammirazione, e questo mi ha dato prova che anche i Social e il Web possono essere luogo di incontro veritiero e genuino, addirittura personale.
      Sono felicissima se lo condividi con tua sorella, perché il dolore a volte è tale da farci perdere tutto: calma, speranza, luce, sorrisi. ;
      Mi voglio augurare che non si tratti di un male incurabile. Io ho pubblicato questo post anche per questo, per le persone che vivono nel buio e che la luce davvero non sanno più dove trovarla.

      Ti abbraccio forte anche io!

  33. Cara, che emozioni che mi sai sempre dare!
    Essì che io ho avuto il privilegio di parlarti e di stare accanto a te proprio nei mesi di ospedale. No, non accanto fisicamente, perché, è vero, non ci hai mai permesso di venirti a trovare, ma vicina nel cuore, nei pensieri, persino nel lavoro. E certe cose non sono state novità per me…
    Ricordo la tua voce sfiancata dalle terapie e dagli interventi, ma anche il tuo animo sempre combattivo che non ha mai voluto arrendersi! (e quando strappavi ai medici qualche ora in più di PC, perché dovevamo preparare un evento!)
    Ti ho sempre ammirata, quando ancora eri per me solo Francesca Ungaro, un mito di Twitter; immagina ora che per me sei la Franci, la mia Franci!
    Soprattutto non dimenticherò mai quando, poco dopo la morte di mio padre lo scorso Natale, mi sei stata vicina e mi hai aiutata, come amica e come professionista, a superare il lutto e tutti i vari problemi con la malattia di mamma. Già, perché le disgrazie non vengono mai sole, ma tu mi hai dimostrato che non ci devono spaventare se anche noi non siamo soli.
    Grazie per aver condiviso pubblicamente la tua esperienza: il web ne aveva davvero bisogno e spero davvero che chi ti legge ne faccia tesoro!
    Un abbraccio forte forte!
    Ti voglio bene sorellina!

    1. Carissima Corinna mia,

      è vero, tu hai vissuto tutto il mio travaglio in ospedale e perfino la lotta con i medici per qualche ora di PC in più. Ci sei sempre stata. Quando la voce era stanca, sfiancata, roca per il dolore e quando ha ricominciato ad essere vispa di nuovo.
      La tua ammirazione è assolutamente ricambiata: io non sono il mito di Twitter, sono una professionista che ama lavorarci. E lavorare con te dà tanta di quella soddisfazione e contentezza da volerti sempre al mio fianco.
      E mentre i lottavo, tu hai avuto il grande Lutto e gli enormi problemi conseguenti.
      Sai come mi sono sentita, allora? Impotente perché non potevo concretamente aiutarti!
      Potevo solo farti sentire, sempre, ogni giorno e ogni minuto, che non eri sola. E che lo spavento, l’angoscia potevamo condividerla insieme e renderla meno potente. Sconfiggerla.

      Sei diventata la mia sorellina e anche io ti voglio un mondo di bene!!

      PS: torna presto a commentare sulle pagine di #InLuce

  34. Francesca sono veramente felice della tua #rinascita e sai che in questi mesi in silenzio ci siamo scambiati delicati inviti. Quindi so che tra un po’ ti conoscerò dal vivo perché non potrai non giocare con me col LEGO.

    1. Caro Fabrizio,
      io non so nulla di LEGO. Mi dovrai insegnare tutto! Ma giuro che non vedo l’ora, perché credo che sia creatività pura, oltre al gioco.
      Piano piano, avrò ancora bisogno di tempo, la strada è ancora in salita, ma non ho più paura! Ecco, questo sì.
      Quindi so che, in cima alla montagna, ci sarai tu ad aspettarmi con i tuoi mattoncini colorati 🙂

      Grazie di esserti fermato a commentare su #InLuce, spero che tornerai presto ancora sulle pagine di questo blog!

  35. Carissima, grazie di cuore. Ricordo la conversazione dello scorso anno in cui mai hai lasciato spazio alla disperazione. Abbiamo condiviso l’andar per Ospedali, le ansie e le paure, le gambe che non ci sostenevano più. Tu hai una malattia cronica con cui convivere è dalla quale non farti abbattere.
    Io sto bene, sono guarita, come sai, ma la paura ad ogni fitta mi travolge.
    E per aver trovato delle splendide parole che mi hanno emozionato .
    Ti abbraccio forte ❤️

    1. Carissima Sonia,
      le ricordo benissimo anche io tutte le nostre conversazioni.
      La mia malattia non guarirà mai, può solo smetterla di essere così acuta e cattiva nei dolori.
      Ed è tutto fuorché facile, perché non sai quando puoi permetterti di uscire e quando, invece, il male sarà di nuovo tanto forte da gettarti a letto.
      E’ la mia vita, e non ho nessunissima intenzione – dopo questo anno fondamentale per me – di non viverla col sorriso.
      Mi dispiace molto che ancora senti fitte che ti travolgono. Ma c’è una cosa che nessuno potrà toglierti mai: la fiducia in te stessa, nella tua capacità di farcela, e la luce che senti arrivare dentro di te mentre pensi questo.
      Ti auguro di sentirla sempre arrivare, questa luce stupenda.

      Ti abbraccio con tutto il cuore e
      grazie di esserti fermata a commentare su #InLuce,
      spero che lo farai ancora: io ti aspetto! GRAZIE

  36. Cara Amica,
    Che dire, ho le lacrime agli occhi, sei riuscita a descrivere in poesia l’angoscia e la paura della malattia, ti sei messa a nudo agli occhi degli amici e dei lettori.
    Questo tuo post intimo e struggente mi ha toccata nel profondo, adesso capisco meglio perché a volte sei stata sfuggente in questi mesi.
    Sei una donna splendida e anche grazie ad una persona speciale sei riuscita a tirare fuori il meglio di te.

    1. Amica mia, Flavia,
      sì. So di avere sbagliato tanto con te, nell’essere sfuggente e addirittura completamente assente.
      Spero che ora capirai tutto e mi perdonerai!

      Pubblicare un racconto tanto privato è stata una sfida, ha vinto il coraggio: però la sfida sento di averla vinta, perché amici e conoscenti mi hanno immerso di ammirazione e amore.
      Quell’amore sincero che si ha per le persone che non si lamentano ma combattono.

      Ci sono stati momenti da incubo, in cui anche il mio compagno – persona eccezionale – non è riuscito a starmi vicino. Ma sono andata avanti.
      Con le gambe, poi con le braccia. Poi con le rotelle della sedia in ospedale.
      Ho sviscerato tutto il dolore in questi lunghissimi mesi, finché non è rispuntato il sorriso dentro di me.
      E’ quella la luce: il sorriso che hai se pensi alla strada che hai fatto e alle vittorie. Il sorriso che nessuno potrà togliermi mai.
      Anche se, purtroppo, questa è una malattia cronica, e non guarirà mai.

      Grazie infinite per esserci sempre!
      Ti stringo fortissimo

  37. Ciao Francesca, non ci vediamo da tempo, ricordo la tua malattia cronica, ma anche e soprattutto il tuo sorriso e la tua forza, che traspirano dal tuo scritto con tutta la loro irruenza. La malattia non ti ha mai sconfitto e non ti sconfiggerà perché l’hai sempre combattuta e non ti sei mai arresa. La tua luce è il tuo farò e tu sei luce per altre persone. Ti abbraccio

    1. Carissima Antonia,

      che parole stupende!

      Sì, la malattia cronica mi ha già segnato molti anni fa e non mi lascerà mai in pace, ma – come tu dici – non smetterò mai di combatterla e, soprattutto, di combattere gli incubi che suscita.
      Il dolore mi ha segnata, ma delle mie ferite sono orgogliosa come delle mie rughe.
      Il dolore mi ha insegnato che è possibile perfino trascinarsi sulle braccia per raggiungere una terrazza da cui vedere, ogni mattina, l’alba…

      Se posso essere luce per gli altri, ne posso solo gioire!
      Ti abbraccio forte forte anche io!!

  38. Sono felice che tu abbia scelto di raccontarti e raccontare a noi la tua esperienza esperienza di vita, condividendo paure e speranze con chi magari sta vivendo o affrontando le stesse tue paure e speranze. Credo che in questo post ci sia tutta la Francesca Ungaro che abbiamo imparato ad amare! La persona splendida e sensibile che sei, ma anche forte come la roccia, che ha tanto da dare… È vero, ci vuole coraggio ad esporsi come hai fatto tu, ma questo non può che farti onore e tutti gli attestati di stima e affetto che stai ricevendo ne sono la conferma. Posso solo dirti che sono orgogliosa di te e ti auguro tutto il meglio che la vita possa offrirti. Grazie mille, Francesca!

    1. Sorella mia, Paola, finisce che così fai commuovere me!…

      Sì, c’è voluto coraggio a pubblicare una storia tanto personale e “spigolosa” sul web, ma – esattamente come dici tu – gli attestati di stima, ammirazione, amore sono stati così tanti e provenienti da tutte le parti che sono veramente felice di averlo fatto.
      In questo racconto in prosa, ci sono io, sì. La Francesca che tu conosci e ami. Fragile e forte, impaurita e coraggiosa, ma luminosa sempre. E non lascerò mai più che niente e nessuno mi tolgano il sorriso.

      Grazie a te, Paola, per tutti l’affetto che mi hai dato in questi mesi, per la tua costanza nell’ascoltarmi, per il tuo esserci SEMPRE PER ME.

      Ti stritolo!!!

  39. Carissima, mi verrebbe spontaneo un fiume di parole che poi non saprei dove possa finire. Voglio invece ringraziarti per avere condiviso tanto dolore, tanta angoscia, notti di dolote, ma anche e soprattutto tanta forza, coraggio vero, tenacia e voglia vera di vivere. E c’è la luce, le albe, l’affidarsi a nuove giornate, l’amore di un compagno straordinario. La reazione forte di volere un PC e studiare, per poi condividere contenuti importanti, ho letto molti tuoi articolo e mai avrei pensato arrivassero in un momento tanto difficile per te – sei una grande! Reagire, voler rinascere e riuscirci con tenacia – ti ringrazio di cuore di questa tua forte testimonianza e condivisione, immagino difficile da scrivere ma altrettanto importante da esprimere per te e da leggere per noi. Non sei sola! Sei forte e tenace, ancora grazie per tutto questo. Un abbraccio forte e pieno di energia (tua e mia) in una giornata finalmente di sole qui a Milano da chi quando vede una persona in sedia a rotelle vuole andare d’istinto a spingerla ❤️❤️
    Sei grande,
    Emanuela

    1. Carissima Emanuela,

      hai ragione. Ho continuato a lavorare, a pubblicare contenuti di valore, letture che facevo e ritenevo utili. Sono sempre stata legata al mio lavoro, senza volerne perdere neppure un pezzetto.
      Per cosa?
      Per sentirmi utile e viva, e ti assicuro che in una malattia cronica che ti ferma la vita e condiziona lo spazio e il tempo intorno a te, poter sentirsi utili e vivi è essenziale. E tanti come te non hanno immaginato assolutamente che io lavoravo col il PC sulla pancia da un letto di ospedale o seduta sulla sedia a rotelle.

      Poi ho avuto voglia di raccontare tutto, per fare forza a chi nel buio c’è ancora e non la riesce a trovare, la luce. Per andare contro alle noiose lamentele ed inutili polemiche del web. Per dare una testimonianza viva e cruda di come si possa reagire e voler rinascere ogni mattina, guardando l’alba.
      Ti ringrazio tanto, so di non esser sola ora. E non ho più paura.

      Grazie delle tue bellissime parole,
      ti abbraccio forte fortissimo

  40. Un grande abbraccio Francesca, e che la tua luce interiore insieme a quella dell’alba risplendano sempre di più per garantire sempre uno sguardo così lucido sulla realtà e poter attingere le energie di cui tu e tutti noi abbiamo bisogno per vivere al meglio la vita che ci è data. Ti stringo forte.

    1. Cara Lorella, un enorme abbraccio a te!

      Se il mio racconto può testimoniare la possibilità di affrontare il dolore, lo spavento, la paura con la forza di amare la luce e cercarla sempre, ne sono molto molto felice.
      Purtroppo la mia malattia è cronica, quindo devo aspettarmi altri momenti di sofferenza pura. Mi ricorderò di guardare l’alba e trarne sempre la forza per sorridere.

      Ti stringo forte anche io!

  41. Cara Francesca, non sapevo niente di tutto ciò e sono rimasta sbigottita. Non so cosa scriverti, so solo che mi sorprendo a pensarti spesso, ogni volta che incrocio il tuo sorriso sui social, ogni volta che leggo qualcosa di tuo. E so che dopo aver letto questo post ti penserò ancora più intensamente. Ti mando un grande abbraccio e ti chiedo scusa per questo commento così povero, ma spero tu capisca quanto è carico di affetto.

    1. Francesca Cara,
      certo che lo sento che è un commento carico di affetto!
      E, anzi, benvenuta su #InLuce!

      Nessuno sapeva della mia situazione, a parte i famigliari e gli amici stretti stretti, cui però ho chiesto sempre di NON venirmi a trovare.
      A pensarci ora, credo avessi proprio bisogno di essere sola a guardare in faccia le mie paure e le mie emozioni. Per poterle affrontare finalmente nel modo migliore.

      Ti abbraccio fortissimo

  42. Ciao, una storia incredibile che trasmette tante emozioni, i pensieri vanno oltre…penso al rumore costante del mare che ti dava sicurezza e alla sedia a rotelle amica/nemica, al tuo compagno sempre presente e all’incertezza sul cosa sarà! Ammiro profondamente le persone come te che hanno trovato l’energia per reagire. Mi chiedo spesso come potrei reagire io in una situazione simile, non lo so. So solo che vorrei trovare quella forza che vedo nelle donne come te, la forza che viene da dentro, quella che ci permette di amare la vita così come viene, nonostante tutto!
    Grazie, continua così.

    1. Grazie infinite Silvia, per esserti fermata a commentare e per le tue parole tanto belle.

      Certo, continuerò così.
      La forza che ho avuto per reagire mi è arrivata dalla volontà di ammettere tutte le mie emozioni, anche le più brutte, e tutte le paure, soprattutto quelle che non ho mai detto.
      Ma se si impara a guardarle in faccia, le proprie emozioni, ci si rende conto che hanno una ricchezza infinita. E bisogno di cure, di attenzioni.
      Ecco, sono partita da lì.
      E dal cercare in ogni alba la luce.

      Spero di ritrovarti qui su #InLuce tra i commenti e intanto ti abbraccio forte!

  43. Sembra il primo capitolo di un libro, anzi vorrei che lo diventasse. Daresti tanta energia a chi lo legge. Sì, energia è la prima parola che mi è venuta in mente arrivando all’ultima riga.

    1. Che meraviglia di parole, Michele!
      Mi hai toccato profondamente col tuo commento, perché io scrivo anche libri e racconti.
      E pensare – come tu dici – di arrivare dritta al cuore e alla testa delle persone è la mia gioia.

      L’energia è luce, la luce mi ha salvata. Trasformando le mie emozioni e i miei evidenti limiti in grande crescita personale.
      Oggi, non ho più paura!

      Spero tanto di leggerti ancora tra i commenti di questo mio blog, e che diventi un po’ anche la tua casa.
      Grazie mille e un caro abbraccio!

  44. Leggere tutto d’un fiato la tua storia mi ha dato una grande forza. In questi mesi ho letto, come sempre, i tuoi post, ho scoperto cosa stavi vivendo e ho sentito il bisogno di scriverti e di abbracciarti, anche se solo virtualmente. Dopo aver letto questo post, dopo aver scoperto altri dettagli sono qui a riabbracciarti nuovemente e ad augurarmi di incontrati presto.

    1. Carissima Emmanuela,

      per tutto l’affetto che mi hai mostrato, per il tuo cercarmi, seguirmi, leggermi e trovarmi, per il tuo abbracciarmi e conoscermi veramente, io sono immensamente FELICE.

      E se ho amato il tuo scrivermi in privato nei mesi scorsi, amo ancora di più i tuoi abbracci, che non solo ricambio col medesimo affetto e amore, ma che spero siano solo l’inizio di un grande incontro fuori dal web!

      Grazie, grazie infinite, grazie di cuore.

      E grazie anche per il tuo desiderio di lasciarmi un commento su questo blog su cui spero di ritrovarti ancora, al più presto.
      Di slancio, un grande bacio!

  45. Cara signora:
    Mi scuso per i miei errori di scrittura, non scrivo né parlo in italiano normalmente, anche i miei nonni sono venuti dall’Italia 131 anni fa.
    Ho letto la tua storia, mi ha commosso. Hai fatto bene a non abbassare le braccia e cercare un’altra attività. Non solo hai tenuto la tua mente occupata, ma è stata arricchita con molta conoscenza, ma anche questo atteggiamento ti ha permesso di conoscerti meglio, e quelli che ti abbiamo letto in lontananza: essere stati in grado di contattarti. Con le mie 8 operazioni, 2 di loro colonna vertebrale, ho dovuto per un breve periodo
    guidare su una sedia a rotelle, che non mi avvicina a quello che ti succede, ma mi permette di capire un po’ ciò che ci hai detto; che mi fa applaudire e ammirare. Grazie! Un grande abbraccio. Nestor

    1. Caro Nestor,
      sono veramente felice che tu abbia letto il mio racconto e che tu abbia voluto lasciarmi un commento, e ti ringrazio infinitamente per le tue parole.

      E’ stato solo per sentirmi ancora viva che, una volta in ospedale, ho iniziato a studiare e leggere di nuovo le notizie sul pc, e a lavorare come se nulla fosse. E di fatto, so che tantissimi colleghi leggevano e si confrontavano con il mio lavoro sul web senza affatto immaginarsi dove io fossi e cosa stessi affrontando.

      La strada è ancora in salita, la convalescenza è e sarà ancora dura, ma non importa, perché io ora non ho più paura.
      E perché – se è possibile – amo la vita ancora di più e ancora più di prima so cosa significa trovarsi al buio, cercare disperatamente la luce, e aspettare ogni alba con amore.

      Grazie di cuore a te!
      E ricambio l’abbraccio, con sincero e grande affetto.

  46. Franci, sei un portento! Hai sdoganato così a fondo e intimamente il tuo dolore da farlo sembrare dolce, a volte necessario. Ti ringrazio per questa tua prova di vita che hai voluto condividere. Sei forte e io sono con te. Un grosso grosso abbraccio

    1. Carissima Paola,

      che splendide parole!
      Trasformare il dolore in qualcosa che non fa male, ma fa crescere e, in fondo, è sì dolce e necessario come dici è stato il significato profondo di tutto il mio percorso, di tutta la storia che racconto, e lo è ancora adesso in convalescenza.
      Necessariamente dolce, direi.
      Perché se soffri ma non sei in grado di guardare dritto in faccia le tue emozioni, il dolore rimane sterile sofferenza.
      E proprio per chi vive “sterile sofferenza” ho voluto condividere alla fine la mia storia, perché – nonostante le rotelle della sedia che ancora mi è necessaria – ora io posso dire, affermare con certezza, che mi conosco profondamente.

      Conoscersi è il primo passo per amarsi, accettarsi e volersi bene. Voler crescere, non accontentarsi, non trovare sollievo nelle lamentele. E, alla fine di tutto, dire perfino GRAZIE alla vita che mi ha sbattuta con cattiveria per terra, con fitte a tutte le gambe, ma che mi ha insegnato a trovare la luce.
      Nelle albe di ogni giorno.

      Il tuo grosso grosso abbraccio lo ricambio con sincero e grande affetto!
      Grazie!

  47. “Soli che cercano dove esistere o dove andare trovano lo spazio solo vicino al tuo camminare.
    Seguono la tua esistenza per rubarla al destino e regalarla a chi ti guarda.
    Vivi per essere illuminata non per cercare la luce.”
    Il Giò per la Franci …. Un grosso abbraccio
    PS: ti aspetto in atelier 🙂

    1. Mio caro Giovanni, in atelier? Ma che meraviglia, complimenti! 🙂

      Grazie infinite per queste parole di amore sincero: credimi, tuttavia, che cercare e trovare ogni giorno la luce è molto più umano, affascinante, doloroso, difficile, coraggioso e bello che risplendere di luce propria!

      Ti mando l’abbraccio più affettuoso che c’è!

  48. Grazie Francesca per aver condiviso la tua storia. Lo trovo un grande atto di coraggio e generosità.
    Ci seguiamo su Twitter e non ci siamo ancora conosciute di persona, ma rinnovo quello che ti ho già scritto in altre occasioni. Ti ammiro tantissimo per la tua forza e la tua resilienza <3. Le tue parole sono sempre nutrienti e mi trasmettono delicatezza ed eleganza. Sei un'anima speciale.
    Ti abbraccio forte forte

    1. Carissima Mary,
      è verissimo: ci incrociamo e ci cerchiamo, ci inseguiamo su Twitter senza ancora esserci abbracciate di persona. E spero di cuore che questo possa succedere al più presto.

      Credo che la forza di carattere e la resilienza SENZA delicatezza e amore non valgano molto. Rimangono atti sterili, certo da ammirare, ma non da seguire.
      Forse la delicatezza che – è verissimo!! E’ davvero la parola giusta!! – ho per la vita mi arriva proprio dalla volontà profonda che ho di guardare dritte in faccia le mie emozioni, anche quelle che fanno più paura.
      Accettarle è il primo passo per poter accettare anche i propri limiti, e il desiderio poi di superare questi limiti – sempre con DELICATEZZA e senza strappi – viene poi spontaneo.
      La tua ammirazione mi commuove profondamente, così come la tua capacità di comprendermi.

      GRAZIE infinite.
      A te.
      Un bacio pieno di affetto sincero

  49. Buonasera e Serena Serata, Francesca!! Innanzitutto Bentornata sul Tuo Blog e mi fa molto Piacere che hai Ricominciato ad UtilizzarLo!! Ho Letto Attentamente la Tua Storia, Fatta di Sofferenze e Sacrifici, di Rinunce e di Perplessità a Livello Soprattutto Mentale oltreché Fisico: la Vicinanza e la “Presenza” del Tuo Compagno, l’Amore per la Scrittura e la Lettura, la Tua Forza e Determinazione hanno Consentito di Affrontare al “Meglio” Questo Lungo e Doloroso Calvario!! Ti Auguro Sinceramente e Serenamente che Questo Periodo tenda Sempre ad Essere Migliore dal Punto di Vista Fisico, dal Punto di Vista dell’Autonomia e della Possibilità di Fare Ciò che si Vuole….! Che Dio ti Protegga e non ti Abbandoni, non ti faccia Perdere Speranza e Forza d’Animo!! Tantissimi in Bocca al Lupo!! Ps: posso capire il Tuo Stato D’Animo ed il Tuo Sconforto in Quei Momenti….

    1. Carissimo Alberto,

      ti ringrazio infinitamente per le tue splendide parole!
      E grazie infinitamente di aver letto con tanta partecipazione la mia storia, di averla compresa nel profondo e sentita tua.
      Benedico il mio compagno che è stata davvero una delle pochissime persone a sapere cosa mi stava succedendo e a salvarmi, semplicemente non lasciandomi mai la mano.
      Il “resto” lo ha fatto il coraggio di vincere il dolore senza lamentarsi, di attraversare il buio con la determinazione di cercare la luce, ogni giorno.
      E la luce nella vita c’è sempre, in ogni alba!

      La strada è ancora in salita, ma ora non ho più paura e non ho più bisogno di nascondere la sofferenza!

      #InLuce riapre con questa “luce” le sue porte rimaste chiuse nei mesi di dolore.
      E io spero tanto di ritrovarti anche nei prossimi articoli, qui a commentarmi!
      GRAZIE e UN ABBRACCIO IMMENSO

  50. È successo anche a me. Un mese trascinandomi le gambe e poi il ricovero. Fu mielite infettiva. Guarii e tornai a camminare. Ricordo benissimo quei momenti. In ospedale non sono mai stata così forte. Forza Franci. Io ci sono.

    1. Carissima Daniela,
      sai quanto ti stimo, sai quanto ti seguo e quanto è importante la tua presenza oggi per me.

      Mi dispiace moltissimo che tu abbia dovuto soffrire tanto, e giuro non vorrei aver letto che per un mese hai dovuto anche tu trascinare le gambe con dolore profondo.
      Se sono stata forte in ospedale è stato perché avevo letteralmente bisogno di sentirmi ancora utile, viva, presente nel mio lavoro. E sai benissimo quanto questo sia importante.
      Sono fortunata, perché da psicologa, ho la capacità di affrontare e gestire le mie emozioni più facilmente di altri. E affrontando le emozioni, non rendere “sofferenza sterile e lamentosa” la mia storia triste.

      SO CHE CI SEI, ed è meraviglioso che tu me lo scriva.
      Grazie. Grazie a te. Grazie infinite!

  51. Francesca, mi hai fatta piangere. Perché mentre leggevo ho ricordato il nostro scambio quando insieme dovevamo presentare il libro di Dario… cavolo Francy, io dispiaciuta per non poterti incontrare e tu che già stavi vivendo questa cosa più grande di te, mi hai parlato con delicatezza e con quel distacco da ciò che stavi vivendo che solo ora ne comprendo l’entità.
    La tua storia mi ha ricordato il narrare di Frida… un dolore lucido, raccontato con forza… quella forza alla quale si arriva solo dopo aver sofferto così tanto da perdere i sensi. Ho sempre provato nei tuoi confronti una profonda stima per la persona che sei… per la tua dolcezza, per i modi, per la sensibilità e questo tuo “uscire” così delicato non fa che confermare il mio pensiero.
    Spero che tu abbia voglia di incontrarle le persone adesso perché vorrei proprio uscire da qui e dirti a voce quanto sei grande!!!

    1. Carissima Roberta, tesoro, mi dispiace di averti fatto piangere, spero che l’emozione abbia illuminato la tua giornata.

      Sai, in realtà, mi conosci molto bene perché usi una parola che sa descrivermi perfettamente, oggi. La DELICATEZZA.
      A parte questa triste storia, non ho avuto la fortuna di una vita facile e mi sono dovuta confrontare col dolore già da bambina.
      E’ stato il susseguirsi di tante sberle in faccia che mi hanno convinto, ad un certo punto, di dover assolutamente guardare “dritte negli occhi” le emozioni, soprattutto quelle più paurose e brutte. Tutte le mie paure.
      E cercarne un significato che andasse OLTRE il dolore sterile del lamento e della depressione.

      Oggi sono capace, sì, di soffrire con lucidità e forza d’animo, di accogliere i miei limiti e trovare la via per superarli. Senza, tuttavia, rinunciare all’AMORE.
      Amore per il mio compagno, amore per il mio corpo, amore per la vita e perfino per le mie gambe che – purtroppo ancora – non si muovono.
      E l’amore insegna a diventare DOLCI senza essere fragili. Buoni senza essere deboli. Anzi, ancora più forti!

      Grazie immensamente, dunque, per le tue splendide parole e per il tuo commento che è andato dritto al cuore.
      Quando ci incontreremo realmente, dopo un lunghissimo abbraccio, festeggeremo insieme questa forza e questa luce ritrovata!
      Sei un’anima speciale!

    1. E io, carissimo Paolo, non posso che risponderti GRAZIE.

      Grazie per avermi letto, grazie per aver voluto lasciare il tuo commento, grazie per aver compreso e comprendere il mio dolore vissuto con lucidità.
      E’ nell’amore che ho per la vita che non mi sono mai fermata alla “sterile sofferenza” del lamento.
      Ma, anzi, ho voluto capire in profondità le mie stesse emozioni, paure, limiti.
      E cercare con determinazione la via luminosa.
      Quell’alba che ogni giorno dà significato a chi respira.

      Un abbraccio con affetto e tanta, tanto stima!

  52. Cara Francesca, ti ho “conosciuta virtualmente” anni fa e ti seguo sempre con grande stima e ammirazione per la tua bellezza esterna e interna.
    Dai tuoi post su Facebook avevo intuito un malessere ma mai avrei pensato a tutto questo.
    Sei forte, sei così forte che lo trasmetti attraverso uno schermo con le tue parole…
    E sei bellissima, continua a sorridere sempre e a scrivere per te e per noi! ♥️

    1. Cara Carmina, che piacere leggerti qui nei commenti sul blog.
      Questo blog che ho dovuto lasciare tanto a lungo chiuso, perché il dolore era troppo.
      Sai che anche io ho sempre avuto simpatia grande e grande ammirazione per te, per la tua bellezza e per la tua competenza.

      Se oggi sono tanto forte da poter scrivere così di un dolore immenso è perché non ho più paura delle mie emozioni, neppure di quelle più brutte.
      Perché odio la “sofferenza sterile” del lamento, e non smetto mai di cercare di migliorarmi. Proprio per l’amore immenso che ho per la vita.
      Per le albe che ogni giorno ci danno significato e luce.

      Sì, spero di cuore di non fermare di nuovo il blog, di continuare a scrivere, perché amo farlo e perché amo chiunque trovi il tempo di fermarsi a leggermi.

      Un affettuosissimo abbraccio!

  53. Cara  Francesca,

    Spesso mi sono detta, quella ragazza e’ un fenomeno.

    Ogni suo twitt offre dei contenuti interessanti, un puto di vista originale, un’analisi autentica, mai un ritwitt superficiale…

    Sono andata spesso sulla tua foto sorridente a testa alta perche’ avevo voglia di conoscerti. Mi trovavo agli eventi che twittavi e speravo di vederti, di conoscerti.

    Un giorno lessi un tuo twitt dove dicevi che per malatia dovrai sospendere il blog…

    Avrei voluto aiutarti, avrei voluto…mi resi conto della distanza del mondo virtuale, le basterano le parole per sentirsi meglio mi chiedevo…

    Grazie per la tua sincerita’ e per i tuoi colori

    Sei un’inspiarazione. 

    Sei una storia di coraggio e di determinazione che racconterò ai miei figli.

    Ti abbraccio forte.

  54. Carissima Olga,
    che parole splendide!
    Non so come ringraziarti per tutti i complimenti bellissimi che mi scrivi.

    Mi dispiace molto di non averti mai incontrata negli eventi e conosciuta di persona. Succederà, sicuramente, quando riuscirò di nuovo ad uscire di casa senza la sedia a rotelle.
    La strada è ancora lunga e in salita. Ma io non ho più paura perché ho imparato dove trovare la luce.

    Non ho avuto, purtroppo, la fortuna di avere una vita facile e mi sono dovuta confrontare col dolore già da bambina. Eppure – è vero – sono sempre stata una persona sorridente e molto dolce.
    Un po’ come se tutto il dolore non potesse davvero toccarmi dentro, non potesse vincermi.
    L’ho chiamata incoscienza, fino alla mia età adulta.

    Ora ho cambiato “nome” al mio sorriso e lo chiamo direttamente Francesca.
    Perché ho col tempo imparato a guardare direttamente in faccia tutte le emozioni, anche le più brutte e le più paurose.
    E così ho affrontato anche tutti gli incubi, vivendoli profondamente ma non fermandomi mai a renderli “sofferenza sterile” come lo è il lamento.
    Superare le paure perché si impara a capirne le origini, lascia spazio alla dolcezza.
    Alla FORZA DELLA DOLCEZZA.
    A cui io credo moltissimo.

    Eccomi, quindi. A non nascondermi mai davvero e a mettere la faccia di fronte alla vita con coraggio e quella dolcezza forte che è AMORE.

    Ti ringrazio ancora tanto tanto
    e ti abbraccio con un grande affetto sincero.

  55. Cara Franci, mi sono presa tutto il tempo per leggere la tua storia. Sono rimasta ferma, in silenzio, mentre i miei occhi scorrevano sulla pagina digitale del mio smartphone senza perdere il filo un solo istante.

    Avevo capito che qualcosa ti aveva messo alla prova, ma questa prova è un K2 da scalare senza l’attrezzatura giusta.

    E tu hai saputo trovare la forza, l’energia nella bellezza di chi ti sta accanto e delle albe che ti hanno accompagnato.

    Ancora di più hai dato un senso a quel tempo fisso, statico, infinito. Ha cominciato a studiare per capire, regalandoci pagine di saggezza e di meraviglia.

    Grazie Francesca per questa tua testimonianza. Grazie per la profondità che ci hai aperto.
    Grazie alla speranza che ci hai donato.
    Grazie.

    1. Cara, carissima Barbara,
      perdonami il grande ritardo nella risposta. Sono qui, ora.

      Sono io a ringraziare te, sai, per avermi letta, per esserti voluta fermare a capirmi.

      Dopo tanta sofferenza non sono più riuscita a NON DARE UN SENSO all’incubo che ho passato e che ancora non finisce.
      Ed è così che ho imparato, con le lacrime – Sì – ma con grande lucidità, a guardare in faccia anche le emozioni più brutte, quelle che fanno scendere le lacrime senza che tu lo voglia.
      Quelle che aspettano ogni alba con la speranza, quelle che hanno accettato la mia disabilità.

      E credo anche che più si studia, più si capisce di dover studiare molto di più. Si capisce la profondità del con-dividere, del capire e donare.

      Grazie ancora per il tuo commento,
      spero tanto che tornerai sulle pagine di questo blog a scrivere.
      Intanto, ti stringo tanto perché mi hai commossa!

      1. Grazie a te, cara Franci, anche per questa bellissima risposta.
        Ti stringo forte. E chissà che tutto l’amore che leggo in queste righe non possa cominciare a cambiare il mondo!

        1. Carissima Barbara,
          ecco, forse è per questo che non riesco a concepire la CATTIVERIA.
          Davvero è una delle pochissime cose che non voglio accettare!

          Cercherò di scrivere al più presto un nuovo post parlando del perché ODIO e CATTIVERIA sono oggi le risposte più frequenti che leggiamo e scriviamo, vediamo cosa salta fuori 😀

          Ricambio il tuo abbraccio con slancio e affetto grande! <3

  56. Cara Francesca, ho letto la tua storia solo stasera. Ero fuori per lavoro e non ho aperto TW per due giorni. Hai dimostrato ancora una volta che le sfide si vincono, e non importa se su due piedi o quattro ruote. Sei davvero una persona speciale! Molto belle le parole con cui hai parlato del tuo compagno, penso sia un… sostegno fondamentale in tutti i sensi. Sono felice che #InLuce abbia riaperto i battenti per far rispendere il sole che hai dentro! 😘

    1. Carissima Isa,
      perdonami per il grandissimo ritardo nella risposta.

      Grazie infinite per essere qui, sulle pagine di #InLuce, a lasciarmi il tuo commento.

      Sai, NON l’ho realmente mai vissuta come una SFIDA. L’ho sempre vissuta come fosse tutto ciò che avevo. Era – ed è ancora – l’unica mia realtà.
      Però sì, mi sono trascinata sulle braccia per arrivare a vedere il sole che nasce, l’alba di ogni giornata. Cercavo la BELLEZZA: credo che solo la bellezza possa salvarti dalla disperazione.
      E naturalmente l’amore, quello di un compagno che vive con te ogni tua debolezza e combatte al tuo fianco.

      Magari non scriverò frequentemente, ma SI’: #InLuce si è riaperto al sole.
      Un abbraccio stretto!

  57. Ecco cara Francesca da oggi ci sarai anche tu nei miei pensieri.
    Un filo sottile ed invisibile lega le persone che provano e comprendono il dolore proprio e di chi amano.
    Ho sentito la tua sofferenza, la tua paura, il tuo amore immenso per la vita, la tua profonda sensibilità e la delicatezza dei tuoi sentimenti che fanno vibrare l’aria attorno a te fino ad arrivare a tutti noi.
    Spero che questa onda potente di emozione ed energia ti avvolga quando ti sembra di sentire silenzio attorno. Un caldo abbraccio

    1. Cinzia carissima, GRAZIE!
      Delle tue meravigliose parole che mi commuovono e del tempo che mi hai dedicato.

      Sofferenza, dolore, paura sono emozioni come l’amore, la sensibilità e la delicatezza – come tu scrivi -. E io ho imparato a vivere ogni mio singolo giorno affrontando e guardando in faccia OGNI EMOZIONE, anche quelle che ti fanno cadere le lacrime.
      Il mio animo è diventato DELICATO più di quanto lo fosse sempre stato. E nonostante io oggi non riesca ancora a camminare, ringrazio la vita e ringrazio tanto il silenzio.
      Perfino la solitudine.
      Perché – è verissimo – sono energia potente!

      Scusami tanto per il grande ritardo con cui ti rispondo.
      Spero di leggerti ancora sulle pagine di questo mio blog, che ora rimane aperto, anche se sicuramente non scriverò spesso.
      Ricambio di slancio il caldo abbraccio e ti tengo anche io nei miei pensieri <3

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