L’Era dell’Odio mentre la Tecnologia avanza

Proprio nell’Era in cui gli equilibri sono più precari prende piede l’Odio. Termine che accomuna diversi comportamenti nella comunicazione digitale, tutti in qualche modo segnati dalla mancanza di rispetto e dalla paura. Ma non solo. L’antidoto all’odio? La formazione continua e costante e l’umiltà di imparare attraverso un sano confronto.

Le piattaforme social non sono mai state così difficili da abitare, né scomode o noiose.
E sono diversi i fenomeni che, lentamente, le hanno rese tali.
Provo a citarne solo qualcuno: il copia-incolla di post altrui, l’assenza di veri e propri stimoli grazie a cui riflettere e crescere, la provocazione portata all’estremo, gli “status lamentele” e gli status indirizzati a qualcuno di molto preciso senza nominarlo. Soprattutto, l’aggressività pura, pubblica, senza riserbo che si scarica dietro allo schermo. Una comunicazione, insomma, rimasta – o tornata – bambina.

Prendiamo, dunque, in esame questo fenomeno dell’Odio che inquina e percorre tutta la Comunicazione Digitale.
Sotto al termine “Odio”, è bene dirlo, si affollano molti differenti comportamenti ed emozioni, tra cui, sicuramente, la mera maleducazione [che poi venga chiamata Analfabetismo Digitale è generalmente deviazione linguistica], il lavoro degli haters veri e propri [“lavoro” perché ci passano la giornata nelle loro dolci zone d’odio], ignoranza, tanta ignoranza e inconsapevolezza dell’uso dei social [ancora, stiamo a parlarne?].

Poco importa che cosa odiamo, purché odiamo qualcosa. (Samuel Butler) Condividi il Tweet

Escludo per il momento i veri e propri haters, che in qualche modo potrebbero pure sarcasticamente strapparmi un sorriso, se non altro per l’impegno profuso: si tratta di personaggi preparati riguardo alla loro vittima, pazienti nel trovarla col fianco scoperto, sicuramente capaci di utilizzare al meglio piattaforme e quant’altro.

Mi vorrei concentrare su chi l’odio e il malessere lo crea senza alcuna professionalità.

Ecco, allora, i gruppetti di fantomatici “esperti politici”, i perennemente “contro” le opinioni altrui qualsiasi esse siano, l’infinito numero di ignoranti che parlano perché la bocca funziona, ma fanno fatica a sentire quello che dicono.
Ad essi, puoi dimostrare in buona fede qualsiasi prova a tuo sostegno, ma riceverai un continuo “non hai capito niente” in un’escalation che ruba il tempo al lavoro vero e fa scaturire la noia e il timore del confronto.

Conosciamo bene l’importanza del confronto nella Comunicazione Digitale.
Grazie a condivisioni, menzioni, citazioni possiamo oggi più che mai mantenere il cervello aperto all’interazione con opinioni differenti dalle proprie, con buona pace dei sentimenti e grande vantaggio per l’efficienza neuronale.

Non saprei dire, tuttavia, chi è più pericoloso oggi, proprio oggi in cui non solo la Tecnologia prende piede sempre più intelligentemente nella nostra vita concreta, nelle nostre abitazioni, nelle nostre macchine, ma in cui – come è successo, succede e succederà sempre durante una Rivoluzione – mille sono gli interrogativi da porsi, le paure da affrontare e risolvere con l’ausilio della formazione, dello studio e della lettura, e mille sono le invidie tra chi si è trovato con un vantaggio in mano e se lo tiene per sé.

Si odia perché si ha paura.
Questa è indubbiamente la risposta che vi troverete a dare più spesso di fronte agli attacchi d’odio.
E ne è un eccellente esempio proprio questo moderno contesto lavorativo, in cui i Robot stanno prendendo piede nel lavoro umano. L’angoscia è quella di perdere il posto, di rimanere senza lavoro ad un’età magari non più giovanissima, di non poter immaginare la maggior parte dei lavori del futuro.

Anche i ragazzi che oggi studiano sono messi di fronte a competenze nuove che si suppone siano le migliori per adattarsi al mercato di domani, del quale, tuttavia, non vi è alcuna certezza.
Ogni giorno leggendo giornali e interviste, emerge proprio questo argomento: “Quali sono le competenze necessarie per il lavoro del futuro?”

Se la domanda mi venisse posta in maniera diretta, risponderei: le più disparate e le più “umane”.
Tantissime competenze insieme, dal tecnico allo psicologico, dalle Digital alle Soft Skills.
Proprio nell’ottica di trovare un numero maggiore di punti in comune con i lavori del futuro, che ancora devono nascere.
Curiosità. Creatività. Stimoli del Pensiero Laterale. Intelligenza Emotiva per scardinare le regole ferree dell’Ingegneria Digitale e della Tecnologia pura.

Ma chi è che ha davvero paura dei Robot?
Le documentazioni su cui si soffermano i ricercatori, per porre una sponda sufficientemente alta alla paura che sfocia in odio, sono quelle che insistono nell’affermare che la miglior risposta stia nel rapporto uomo-macchina considerato come un rapporto di complementarietà, spostando il focus su processi che valorizzino le potenzialità dell’intelligenza umana.
E’ sufficiente? Assolutamente no. Chi odia i robot ha paura di loro e del loro impatto sul proprio lavoro. E forse le parole di questa risposta non le comprende neppure.
Impossibile o quasi far vincere la certezza che è proprio riposizionando l’uomo al centro della dialettica umano-tecnologico la paura dei Robot svanisce da sé.
Naturalmente, poi, tutte le mille asimmetrie di questa dialettica, quelle che appunto fanno paura, non sono che una parte provvisoria, necessaria e inevitabile per il ritrovamento di un equilibrio. Lo ricordo, viviamo in un’epoca di Rivoluzione.

La gente ti amerà. La gente ti odierà. E niente di tutto ciò avrà a che fare con te. (Abraham-Hicks) Condividi il Tweet

leoni da tastiera

Altro motivo – per quanto simile – di odio è la disinformazione.
Ho da poco finito di lavorare per una campagna pubblicitaria – senza mai dimenticarmi l’#adv – per la tecnologia 5G di un importante cliente. Felice del lavoro, ho studiato il materiale al mio meglio e ho iniziato il compito per cui ero pagata.
Ribaltata.
Sono stata letteralmente ribaltata da chi parlava della pericolosità delle onde elettromagnetiche nel 5G.
Ora, il cliente mi aveva ampiamente fornito materiale scientifico che dimostrava con estrema precisione quanti e quali studi si fossero fatti, proprio per evitare questa paura. Esami di laboratorio, ricerche, risultati convalidati partendo da opposti punti di vista. E così io, tranquilla del mio sapere, ho dato spiegazioni alle dichiarazione sui Social Network che gridavano all’incoscienza, alla malafede, all’indubbia pericolosità. Quale miglior occasione per un confronto pro attivo e un momento di formazione? Nulla.
Vince la paura e il conseguente odio quando non c’è informazione, semplicemente perché informarsi – studiare, chiedere, imparare – è assai più faticoso che offendere.

Basta che un uomo odi un altro perché l’odio vada correndo per l’umanità intera. (Jean-Paul Sartre) Condividi il Tweet

bullismo digitale

Ecco un altro esempio recentissimo nella mia storia professionale.
Il Governo è in crisi, è crisi di Governo.
Altra fondamentale motivazione all’odio è quella della diversità.
Nonostante io abbia sempre espressamente scelto, nella mia attività di scrittura su Web e Social Network, di non parlare mai di politica, la diversità è una trappola che non perdona. Se il Governo è in crisi devi per forza prendere una posizione.
Tirata per i capelli, ho dato una mia pacata versione: ho espresso la mia infelicità nel constatare quotidianamente quanto la politica attuale sia riducibile ad una propaganda politica continua e costante, e come tale impossibilitata ad applicare leggi e a proporne nuove.
“Ma tu non sai chi siamo noi”.
E’ vero, chi siete? Non ho capito neppure se avessero – in quanto gruppetto di improbabili account – una posizione precisa. Ho ribadito che prima di uno scontro, io cerco un confronto. Ingenua me.
Qui non era per nulla importante la posizione politica del gruppo che mi attaccava, quanto la loro coesione nell’attaccarmi. Insultarmi. Farmi veramente venire voglia di dire “Okay, okay avete ragione voi”, ed occuparmi d’altro.
Qui la diversità si associa alla maleducazione, indubbiamente, di chi instilla l’odio.
Soprusi, commenti del tutto fuori luogo perché sono donna e che ne posso sapere, e volontà assidua di manifestarsi “uomini duri” per farsi forza da soli.
Mi hanno lasciato la bocca amara. Molto.
E non per le offese, ma per la constatazione che, in questa Era di politica incerta e di tecnologia intelligente, l’uomo sia piccolino. Piccolo così.
Capace perfino di tagliare le gambe a chi ancora, e nonostante tutto, ha voglia di capire, informarsi, formarsi.
Per amore del futuro, per rispetto degli altri.

22 thoughts on “L’Era dell’Odio mentre la Tecnologia avanza

    1. Carissimo Aldo, grazie infinite 🙂

      Facciamo che riprometto a me stessa di tenere più vivo questo blog nonostante le mie difficoltà di salute?
      E’ sicuramente un buon proposito per il Nuovo Anno!

      Un bacio!

  1. Ho letto attentamente il tuo bel lavoro… è così entusiasmante che volevo non finisse mai! Grazie mille di tutto!

    1. Sai, caro amico, che è proprio questo tuo entusiasmo che mi invoglia a scrivere sempre di più e sempre meglio?

      #Sallo, ecco!
      Perché la tua stima, come quella di tutti i miei lettori, è la mia forza.

      Carissimi saluti 🙂

  2. L’odio assume sembianze di gigante feroce. Ma come accade ne La spada nella roccia di Walt Disney, piú Maga Magó si faceva enorme e terribile, piú Merlino si faceva piccolo, intelligente e furbo: come un virus. Fu così che ebbe la meglio. E sulla paura che innesca odio difensivo, le pratiche suggerite da Francesca Ungaro suonano come un antidoto, un vaccino. Leggere attentamente le istruzioni.

    1. Cara Cristina,
      benvenuta su questo blog!
      Il tuo commento mi fa molto piacere.

      E quanta verità, nel tuo contributo: mi convince che anche all’odio si può rispondere – non necessariamente si deve, ma si può.
      Ho sempre pensato di “lasciar cadere” e che l’aggressività e/o mera maleducazione, poi, si ribaltassero su chi odia. Quindi, nella mia esperienza personale, ho generalmente taciuto.
      Ma no, non sempre è la soluzione migliore, in un tentativo di confronto.
      Alla lotta del “sempre più grande e potente” si può giocare ad essere “sempre più sottilmente intelligenti”.
      Con una leggerezza mentale ed emotiva che riporta la pace.

      Una grandissimo insegnamento, di cui ti ringrazio davvero.
      E la cosa più interessante è, proprio, che stiamo parlando di logica – correggimi se sbaglio – in un mondo di istintive e primordiali emozioni.

      Grazie e grazie ancora.
      Spero di poterti avere ancora (e sempre) presente nei commenti ai miei futuri post!

      Un caro abbraccio

  3. Bene, ben tornata
    . L’argomento è certo, diciamo così, scottante come cosa attuale, prorompente o incombente. in questo campo immagino più che altrove, perché infestato da non esperti che si credono tali solo perché hanno le dita, da cosiddetti informati perché sanno leggere, almeno con gli occhi, e così via. Penso che il rifiuto, categoria preliminare all’odio, nasca in gran parte da ignoranza di qualcosa, a cominciare da sé! Spero che riprenderai le tue riflessioni su questa lavagna

    1. Cara Anna,
      ti ringrazio molto per il “ben tornata”!
      Ben ritrovata, lo dico a te 🙂

      Odio online e Odio offline sono figli della stessa emozione (in termini di “scomoda, negativa emozione”), ma presentano alcune caratteristiche distintive.
      Innanzi tutto e soprattutto, l’odio online ha una permanenza (quasi) eterna e un carattere pubblico che lo potenzia fortemente.
      Ciò significa che, se litigo utilizzando termini di maleducazione pura e violenza, su un Social Media, quell’offesa rimane scritta lì per sempre – a meno che non venga cancellata esclusivamente da chi l’ha scritta – e crea un boato di rabbia che dal vivo generalmente non si sente quasi mai.
      Ecco, invece, sul Web si sente sempre più spesso.
      E questo è molto allarmante, fa male all’informazione, crea un circolo vizioso di paura-difesa-aggressività che poi è quasi impossibile fermare.

      Mi piace molto il concetto di odio generato dall’ignoranza di se stessi!
      Grazie!

      Un abbraccio e alla prossima

  4. Felice di rileggerti. Ottima scelta per l’argomento, dal momento che questo sentimento sembra prevalere ovunque. Sono d’accordo sulla tua analisi: l’odio è un sentimento da pigri che non vogliono capire, o , nel migliore dei casi, che non vogliono distinguere tra pensieri vari, quindi di nuovo da pigri! Ti prego di perseverare

    1. Bentrovata Clementina!

      Non è propriamente un tema “natalizio” quello che ho scelto per riaprire le porte del blog dopo tanto tempo. Ma è sicuramente uno dei più attuali.
      Di cui è bene parlare, per riflettere e far riflettere, e anche per dare fastidio. Almeno un po’.
      Una necessaria dose di fastidio da porre le persone in allerta.
      Perché l’odio non è che una emozione primordiale, e come tutte le emozioni va saputa riconoscere, conoscere e gestire per poterne annientare il potere negativo.
      Per poterne utilizzare l’energia interiore nella crescita e nell’informazione, nello studio e nella formazione concreta, proprio oggi che i Robot gettano ombra sul futuro del nostro lavoro.

      Vero: l’odio è figlio di chi è intellettualmente ed emotivamente pigro. E, aggiungo, ignaro di uccidere il confronto e il rispetto umano.

      Un bacione!

  5. Ciao, ben tornata.
    Oltre ad essere d’accordo con te sulla analisi del, diciamo così, fenomeno, apprezzo molto la scelta dell’argomento in un momento storico in cui l’odio è secondo me particolarmente diffuso: capire diventa sempre più difficile e si fa più presto a odiare, non credi?

    1. Ciao Federico! Ben tornato anche a te 🙂

      Certo che si fa presto ad odiare.
      Basta comunicare [e ogni comportamento è comunicazione!] senza tenere minimamente conto dell’umanità di chi hai di fronte. In questo caso, virtualmente, certo. Ma l’interazione avviene in ogni caso.
      Basta non portare rispetto, basta andare avanti “potentemente” calpestando ogni cosa (persona) si trovi sul proprio cammino.
      Basta non porsi minimamente coscienza delle proprie emozioni più “scomode”, come sono l’invidia, la rabbia, l’aggressività passiva repressa. E semplicemente buttarle sugli altri.

      Momento storico non fu mai più indicato per parlare d’odio?
      Direi, meglio, che ogni periodo storico segnato da una Rivoluzione – in questo caso la Rivoluzione Digitale dell’Intelligenza Artificiale 4.0 – sia particolarmente a rischio di comportamenti d’odio.
      Semplicemente perché, prima di ristabilire uno status quo, si perdono gli equilibri soliti, ovvero quelli che solitamente danno sicurezza.
      E si ha paura.
      Tanta più quanto meno si ha voglia di guardarsi dentro e di formarsi “fuori” (informandosi e studiando).

      E se bastasse fare solo un piccolissimo gesto di umiltà o di gentilezza?
      Credimi che di fronte a umiltà e gentilezza, l’odio altrui si mostra talmente insensato e ridicolo da annientarsi da sé.

      Ti aspetto al prossimo post,
      un bacione!

  6. Cara Francesca,
    Complimenti per questo grande ritorno! Felice che tu abbia deciso di riaprire #InLuce con contenuti così attuali ed importanti. L’odio è il passatempo di tanti. Ignora e continua a diffondere informazioni corrette con la grinta che ti caratterizza.
    Un abbraccio

    1. Carissima Daniela,
      ti ringrazio moltissimo per il “ben-tornato”, e ti ringrazio ancora di più per aver trovato il tempo di lasciare qui un tuo commento!

      #InLuce è nato da quest’ambizioso desiderio: far riflettere e far comprendere, mano nella mano, le dinamiche psicologiche che sottostanno alla comunicazione digitale.
      In quest’era di Rivoluzione Digitale 4.0 – in cui inevitabilmente nascono interrogativi e paure sull’incertezza presente e futura – l’odio diventa ancora di più un comportamento di sfogo.

      Rimango convinta che se si riuscisse, ognuno di noi, a convogliare l’energia emotiva di questa rabbia in un possibile confronto costruttivo, tutti ma proprio tutti ne trarremmo vantaggi enormi.
      Interiormente, saremmo capaci di crescere e migliorarci per rispetto di se stessi e degli altri, comprendendo che l’umiltà fa più rumore dell’offesa.
      Ed esteriormente, riusciremmo a creare un dialogo capace di confortare qualsiasi paura.

      Spero di rileggerti ancora tra le pagine del mio blog e ti abbraccio forte!

  7. Ciao Francesca, ho letto il tuo blog e ho un po’ di cose che mi piacerebbe chiarire con te. In primis vorrei dire che a volte quello che noi prendiamo per odio non e’ altro che rabbia magari anche repressa oltre che ignoranza e maleducazione e mancanza di apertura mentale. Questo lo rivedo nel tuo post quando parli di politica. Molti ti vengono contro e sputano sentenze per partito preso senza nemmeno ascoltare le nostre idee, ma in fondo lo fanno i politici stessi che non si ascoltano. Seconda cosa, tu mi parli di robot che possono prendere il posto di lavoro a nostro discapito…….e’ cosi’ in effetti e lo si vede in molti negozi supermercati e questo porta l’uomo ad andare contro(odiare) cio’ che sara’ il futuro. Il tuo robot Francesca e’ il pc con il quale hai un rapporto complementare ma se qst in futuro non ti permettesse piu’ di fare cio’ stai facendo ora? sia dal lato linguistico che remunerativo? Non avresti paura anche tu? Ora capisci il perche’ del mio messaggio di oggi?. Un abbraccione

    1. Ciao Matteo,
      grazie di aver trovato il desiderio e il tempo di fermarti con me a riflettere e a trovare chiarimenti.
      Cercherò di essere chiara 🙂

      Riguardo al primo tuo interrogativo, che l’odio sia figlio di ignoranza (non-conoscenza e disinformazione) e figlio di maleducazione…sono completamente d’accordo!
      Penso che l’odio sia un mix letale, composto da rabbia repressa e dall’arroganza di voler dire comunque e sempre la propria opinione.
      Opinione – come tu scrivi – che diventa sentenza e, in un attimo, l’offesa è servita su un piatto d’argento.

      Per rispondere, invece, al tuo secondo interrogativo, ti dico che se il mio computer smettesse di “collaborare” io non potrei scrivere, condividere, lavorare e guadagnare. Certamente.
      Rimane un’ipotesi piuttosto improbabile, nel mio specifico caso, perché la direzione della Trasformazione Digitale va piuttosto nel verso di darmi un computer ancora più performante e una connessione immensamente più veloce ed estesa.
      Ma se, insomma, … certo che avrei Paura! Tantissima paura.
      Non andrei però ad offendere le compagnie di telecomunicazioni o il Governo vomitando rabbia repressa.
      Come scrivo, da brava bimba cercherei di informarmi il più possibile e di imparare nuove competenze per poter rimanere attiva anche in questa Rivoluzione 4.0 che stiamo vivendo.

      Nulla di scontato.
      Credo che tu sia d’accordo con me nell’affermare che ci vuole impegno e ci vuole anche umiltà. L’ultima per non cadere nella vile maleducazione, il primo per cercare nel confronto con gli altri un conforto e una soluzione alla paura.

      Ricambio di slancio l’abbraccione, caro amico, e ti aspetto nei commenti al prossimo mio post!
      Smack

  8. Cara Francy pensieri che condivido… penso che l’essere contro o l’essere pro, non siano più in molti casi il punto d’arrivo di una riflessione ma anzi siano il punto di inizio con cui poi relazionarsi con gli altri, forti di una posizione, una a caso, purché utile x poter urlare la propria posizione, quella giusta… come sai meglio di me il digitale ci abitua a non pensare.. tra un prodotto su Amazon e poterlo avere basta un click, un secondo.. l’odio è uno dei frutti marci del semplicismo, di questa velocità. Perché perdere tempo a conoscere, capire, confrontare? Clicca qui c’è una bella opinione già pronta da poter comprare..

    1. Cara Fedra,
      ti ringrazio tantissimo di aver trovato il tempo di scrivere questo commento, particolarmente prezioso,

      Si comprano le opinioni con un click, sì, esattamente come si inizia a parlare già offendendo, come a doversi difendere da un nemico che c’è sempre.
      E il nemico si fa.
      E’ l’esempio calzante della causalità circolare, propria di ogni comunicazione interpersonale.
      Ovvero: chi ha iniziato ad aggredire? O forse: chi ha iniziato a fraintendere?
      In ogni caso, lo sfogo d’odio fa sentire potenti, più forti, vincenti.
      A prescindere dall’ambito di conoscenze (politica, tecnologia, etc).

      Bruttissimo segnale, in ogni caso. Comprensibile – forse! – come ho cercato di fare analizzando l’epoca di Rivoluzione Tecnologica 4.0 e di Trasformazione Digitale.
      Concepire l’odio come risposta alla paura, tuttavia, significa porre i primi mattoni per una cultura del disimpegno, dell’autoaffermazione, della mancanza di un confronto tra le persone.

      Ti abbraccio forte!

  9. Brava Franci, ritornata più forte e guerriera che mai!Le tue osservazioni e i giudizi espressi sono condivisibili e molto chiari. Io ,da ex professoressa di italiano, comunque non completamente digiuna del Web, mi soffermo sul significato della parola odio e sui suoi molti sinonimi: avversione, ostilità disprezzo, inimicizia, rancore, animosità, astio, acredine, livore, antipatia e altri ancora. Mi pare evidente che, quasi sempre, l’oggetto dell’odio sia una persona, il suo aspetto fisico, il suo atteggiamento/comportamento: ecco perché è piuttosto facile e banale la risposta (sempre personale e spesso gratuita) che si sputa nel commento e si sottolinea con un emoticon. Sì, hai ragione: la paura, il depauperamento linguistico, l’ignoranza diffusa, l’ assenza di autocritica, ironia e la voglia incontenibile di blaterare trovano facile accesso nelle numerose discariche digitali!
    Ma noi continueremo a leggere, pensare e avere opinioni personali, spero…

  10. Bentornata Francesca! In una recente intervista su RAI3 di Gramellini a Liliana Segre, la grande Donna ha così concluso: Lo scudo e la difesa nei confronti dell’odio hanno una sola parola:AMORE.

    1. Grazie Maria Cristina,
      grazie di essere tornata anche tu sulle pagine di questo blog.

      Grazie di questo tuo commento tanto diretto e puro.
      Sì, perché se all’improvviso tutti ci “ammalassimo di gentilezza, di gioia reciproca, di cortesia e di amore”, tutte queste sovrastrutture d’odio che inquinano il Web e la vita reale crollerebbero in un attimo.
      Un istante soltanto e si dileguerebbero.
      Non avendo più, finalmente, motivo di esistere!

      Un caro abbraccio!

  11. Carissima Cristina,
    ti ringrazio moltissimo: sì, sono tornata (diciamo) “agguerrita”.
    O, forse, agguerriti bisogna esserlo quando si vanno ad analizzare le cause di un fenomeno tanto dannoso quanto dilagante.
    Perdiamo amici [pseudo amici], finiamo le nostre giornate di lavoro sul Web con un senso di amarezza e frustrazione, perché – comunque sia – l’odio porta sempre all’INCOMPRENSIONE. E purtroppo, in questo mondo che ci rende leoni dietro una tastiera mentre siamo piccoli – piccoli così -, le incomprensioni è poi quasi impossibile sanarle.

    Ho cercato di considerare ambiti decisamente diversi tra loro: quello degli status zeppi di lamentele, ma soprattutto quelli pieni di rancore violentemente espresso a precise persone [status che sono pubblici, che tutti leggono e commentano senza capire neppure il motivo dell’odio ma espandendo a loro volta quell’odio], la reale paura di tantissimi lavoratori, soprattutto i meno giovani, che vedono l’Intelligenza Artificiale dei Robot lentamente sottrarre loro il lavoro, e anche l’aggressione politica che arriva a farsi propaganda da sé.
    Un panorama triste, arido, senza possibilità di confronto, di crescita attraverso un dialogo aperto e libero, costruttivo.
    E il panorama è ancora più triste, sapendo in realtà che le soluzioni per frenare il dilagare dell’odio stanno nell’impegnarsi ad imparare nuove forme di lavoro, nuove competenze, studiare, formarsi.
    Forse, una buona volta smetterla e fare pace con se stessi!

    A presto, carissima, e un abbraccio tenero e dolce 🙂

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